lunedì 17 aprile 2017

The Iron Crows di Durgin e The Drowned Earth: nani fantasy e giungle tropicali


Rispetto agli anni precedenti, cominciano a trapelare i limiti di una piattaforma come Kickstarter – o meglio, i limiti del crowdfunding stesso. Risulta sempre più evidente a chi frequenta il settore, come sia necessario investire in anticipo sulla campagna, contraddicendo quello che dovrebbe essere lo scopo primario di Kickstarter: ottenere, per l'appunto, fondi con cui investire.
Teoricamente non dovresti andare su Kickstarter se già disponi dei fondi necessari per lanciare il tuo progetto; in tal caso è ovvio che risulterai avvantaggiato rispetto a coloro che stanno appena cercando di finanziare la somma iniziale.
Almeno nell'ambito che meglio conosco e di cui scrivo, cioè i tabletop games, Kickstarter sta diventando un luogo per dare risalto a un progetto, per evidenziarlo al grande pubblico: un gioco magari già affermato, già costruito e avviato da tempo, sfrutta una mini-campagna Kickstarter ottenere nuovi giocatori, per rivitalizzarsi, per espandere la propria gamma. Kickstarter come pubblicità del proprio prodotto, anziché come piattaforma per crearlo in primo luogo, quel prodotto. Ovviamente, sono il primo che finanzia progetti Kickstarter che reputo vantaggiosi, anche al di là di quanto effettivamente l'azienda avesse bisogno di usare una campagna crowdfunding. Non voglio pertanto fare il moralista. Semplicemente, si prende atto che il mercato è affollato e concorrenziale – com'è bene che sia – e che Kickstarter sta diventando un luogo dove ottenere una comoda vetrina di fronte a un palco di potenziali clienti. E durante questo 2017 sta diventando evidente, in particolare con i colossi come la Cool Mini or Not, come molte aziende stiano diventando astute, sempre più “truccando” obiettivi sbloccati e bonus in modo da mungere quanti più proventi possibili dai giocatori.
Semplici tattiche come presentare in ritardo gli stretch goals in modo da poterli ritoccare in accordo al flusso di finanziamenti, ritardandoli fino a garantirsi il massimo profitto. Ad eccezione di quella follia di Kingdom Death, le ultime “grosse” campagne si sono tutte caratterizzate per essersi “trattenute”, evitando l'inondazione di bonus gratuiti e di esclusive “forti” solitamente presenti. Di fronte a ciò reputo che tra qualche anno le campagne Kickstarter più vantaggiose saranno quelle delle nuove compagnie, non le “tradizionali” che sanno già ormai come manovrare i propri greggi di backers.

E' perciò con una certa soddisfazione che vi segnalo due diverse campagne Kickstarter, entrambe finalizzate a finanziare un gioco di miniature a schermaglie con pochi soldati dalle due parti (5/10 miniature per fazione) con altezza 28/32mm e una scala 1 miniatura 1 soldato nella vita reale.

Il primo, che mira a finanziare un vasto range di miniature di nani, è il Kickstarter The Iron Crows of Kazhuk Izril and other dwarf miniatures, della ditta Durgin Paint Forge.



Il livello di approfondimento, di dettaglio di questi nani in resina è semplicemente straordinario. Ogni singolo modello è dolorosamente, incontrovertibilmente, accuratamente creato per riflettere una singola, personalissima visione: sono nani con un loro carattere, un loro background, una loro storia. La piega dei vestiti, l'imballaggio degli zaini, le impugnature delle asce, le punte delle barbe, le pietre delle basette... non c'è minuto particolare che per quanto piccolo, per quanto insignificante non sia curato con ore e ore di ricerca e collaborazione tra Durgin, il titolare, gli artisti e i modellisti con cui ha collaborato. Contemplando alcuni bozzetti e riguardando poi la miniatura completa si viene colti dalla vertigine di fronte a tanta meticolosità.
E' maniacale, è stupendo, è incredibile.

"This is how I dwarf"
Considerando che la fortuna non (!) arride agli audaci, il Kickstarter di Durgin è stato seriamente ostacolato da una serie di campagne crowdfunding sui nani assai simili; nessuna di queste però arrivava a toccare nemmeno l'unghia del mignolo di questi “Iron Crows”. Patetici tapperonzoli con una barba degna dei peli di un'ascella rachitica, globi di resina informe dove non si distinguono gambe o ginocchia, pezzi di metallo vagamente sagomati a sembrare “nani” in armatura pesante. (n)ani che mi sorprende e addolora qualcuno abbia osato sostenere.

I nani di Iron Crows al contrario sono anatomicamente corretti, equilibrati e classici: alla visione tradizionale del nano old school si affianca una spruzzata di orientalismo giappo-mongolo e una robusta influenza da quella scuola d'arte (perchè tale era, non un'azienda) che fu la Rackam francese di Confrontation.

E lo vogliamo dire che siamo stufi, nauseati, di vedere persino quelle poche miniature di nani femmina che riusciamo a trovare sessualizzate come se fossero freaks di un circo nerd?
La Durgin Forge è la prima ditta che offra finalmente una serie di miniature di nane credibili e gradevoli, che non ricordino una pin up mostruosa scolpita da un demente. 
La nana avventuriera è tra i più bei bozzetti fantasy che abbia visto negli ultimi anni, un autentico classico fantasy.


La guaritrice di Tallya, un nano femmina su capra (+2D6 colpi d'impatto contro Sgarbi), è un altro modello d'incredibile raffinatezza: la posa degli zoccoli sulla pietra, come se fosse in discesa, il cappellaccio funghesco, le punte segmentate del corpetto. Sia il viso che il generale aspetto rimandano a un fantasy che pensavo seppellito purtroppo per sempre, a quel genere favolistico di folletti, gnomi e piccole creature tra i boschi, come possiamo trovare tra i cd prog anni '70 o nei dipinti di Rodney Matthews.

Con una spesa superiore ai 35 euro si sbloccano le seguenti miniature bonus:
  • basette sceniche (4 basette, 32mm)
  • corvi imperiali (3 corvi, 32mm, per portare il malaugurio al vostro avversario)
  • Accessori scenici (un baule decorato, un pupazzo e una statuina, delle pietre runiche, 32mm)
  • Un bulldog veterano di troppi combattimenti (una miniatura di bulldog, 32mm)
  • Un totem dei nani (cinque pezzi, con due bracieri componibili come con i lego, 32mm)
  • L'aiutante e la torretta (due piccoli automi dei nani, il primo che porta la birra ai combattenti, il secondo armato di due armi da fuoco, 32mm)
Non è poco, se considerate che la maggior parte dei Kickstarter di nicchia, come questo, donano se è tanto una miniature o due, facendo costare persino le basette. Questi bonus si accordano particolarmente bene se scegliete il “Veteran Bundle” (65 euro) che include tutti i nani “combattenti” della gamma.

Salendo al “Golden Bundle” (170 euro) ritroviamo, oltre a tutti i nani sbloccati dalla campagna, come miniature bonus degli stretch goals:
  • Il nano femmina fabbro (una miniatura con martello e roccia, 32mm)
  • Il gran maestro Godric (una miniatura di un nano affarista con un sigaro! 32mm)
  • Il nano femmina inventore (una miniatura vagamente steampunk, eppure intelligente! Quale miracolo... 32mm)
  • Il Gran Maestro Yro (la miniatura di un nano guerriero buddista corazzato da capo a piedi, il carisma fatto persona, 32mm)
  • La nana avventuriera (la miniatura del nano con lo zaino più grosso che abbia mai visto, 32mm)

Le miei uniche perplessità relative alla campagna, al di fuori del prezzo davvero eccessivo (pur comprendendo che una piccola attività come la Durgin Forge non può fare altrimenti), sono relative all'inclusione dell'Erdraz, che per quanto si preannunci un bellissimo modello, lo trovo “slegato” dal tema “nanico”. Non avrebbe avuto più senso qualcosa di grosso per i nani, come una macchina da guerra o un alleato (un ogre, ad esempio), invece che un altro drago?
Temevo anche che l'umorismo di Durgin suonasse “bizzarro” alle orecchie anglosassoni, ma dai commenti sembrano divertirsi ed è una boccata d'aria seguire una campagna che non assomigli a una riunione aziendale.

Con la settimana che resta, verranno sbloccati credo almeno altri due personaggi, spero ancora di più, anche se l'evento “Salute” in Inghilterra inevitabilmente ruberà molti sostenitori. Io non sono tra i backers, principalmente, perché l'ente presso cui lavoro non ci sta pagando da cinque mesi (!), ma volevo nel mio piccolo dare la massima visibilità a questo progetto. Dopo anni che invoco un kickstarter di un gioco di miniature italiano che non sia ridicolo o una truffa, è un bel sollievo finalmente poter dare pubblicità a una campagna così bella.

Il secondo progetto, che mira a finanziare una gamma di miniature e un set di regole, è il Kickstarter The Drowned Earth Miniatures Game, di James Baldwin.



La raccolta fondi vuole produrre due set di miniature, cinque ciascuno, per un gioco di schermaglie basato su scenari narrativi, con un forte accento sugli aspetti da rpg e sulle peculiarità dell'ambientazione della giungla, con possibilità di interagire a fondo con gli elementi scenici. Le miniature sono multi componenti di metallo, il che permette di tagliare notevolmente i costi.

Sono rimasto affascinato dall'ambientazione della “Terra Sommersa”. In un futuro lontano una qualche catastrofe ha distrutto la civilizzazione: il mondo è un'estesa giungla tropicale, un pentolone bollente di paludi, everglandes, foreste sommerse, isolette e giungle annegate nel verde. Ovunque emergono i relitti abbandonati della passata grandezza: scheletri di grattacieli come dinosauri spiaggiati, antichi bunker postatomici sigillati, supermercati invasi dalle erbacce. L'umanità si è modificata e evoluta in nuove razze e nuove specie che hanno poco in comune con l'attuale homo sapiens; e accanto agli “umani” altri animali hanno percorso il rapido sentiero dell'evoluzione. Gorilla camminano al fianco di umani con poteri telecinetici, lottando contro uomini lucertola e altre creature ancora più bizzarre. Nel frattempo creature stranamente simili a dinosauri infestano questo clima tropicale così simile al caro, vecchio Pleistocene...

The Drowned Earth mi ricorda uno dei setting di un romanzo - francamente un po' noioso - di Ballard, il mondo sommerso (The Drowned World, 1962):
Il mondo sommerso s'apre con le convenzioni di un'opera di fantascienza tradizionale, dato che la catastrofe a causa dell'apocalisse è spiegata scientificamente: le radiazioni solari hanno portato allo scioglimento delle calotte polari (si noti che all'epoca dell'uscita del romanzo ancora non si parlava di riscaldamento globale), sommergendo le città dell'Europa e dell'America settentrionale con splendide e ossessionanti lagune tropicali.


Sono sempre alla ricerca di un settingalternativo” alla valanga di cloni di Warcraft (per il fantasy) e di Warhammer 40k (per la fantascienza). E' stato dimostrato da tempo che un set di regole efficaci e un setting coraggioso vendono molto di più che imitare pedissequamente i fratelli maggiori. Kingdom Death non ha assolutamente nulla in comune con i giochi che si vendono in negozio o con il mainstream di space marine e sigmariti, eppure su Kickstarter ha venduto come non mai, in un periodo, quale il 2012, quando la piattaforma non era nemmeno così conosciuta. Bisogna abbandonare l'idea di vendere dei proxy e cominciare a elaborare idee coraggiose, audaci, innovative. Fidelizzare una clientela che sa che troverà solo presso la tua attività quel tipo di miniature e quel tipo di regole, è l'assicurazione migliore per garantire un futuro al proprio gioco.
Ma no, mi raccomando. Proponiamo l'ennesimo setting di fantascienza medievale con tizi in armatura potenziata e insettoni giganti. Sarà un successo, proprio.

La prima fazione di The Drowned Earth sono gli “Artifacters”, una sorta di Indiana Jones/archeologi dilettanti, che esplorano la giungla alla ricerca di tesori delle ere passate.
La seconda fazione sono i Firm, gang e pirati dell'underground della giungla. Al meglio, mercenari prezzolati. Al peggio, coloro che rubano il tesoro appena scoperto dagli Artifacters.
La terza fazione è la Militia, un gruppo stavolta (quasi) completamente umano di vigilantes e poliziotti, che mantengono l'ordine e vigilano sulle malefatte dei Firm e quegli scavezzacollo degli Artifacters. Hanno un look militaristico che adoro: sembrano che qualcuno abbia voluto dare una tinta “fantasy” al gruppo di militari macho di Predator. Cioè, guardate Forek! Con quel taglio di capelli sembra Sly Marbo, o Kurt Russell da Stargate!
La quarta (e per il momento) ultima fazione sono i Bondsmen, una tribù che fa dell'assassinio a pagamento il proprio mestiere. Vaghe influenze selvagge combinate con lo stile “barbaro” tipico dei postapocalittici. Come con le bande precedenti, il modello del gorilla all'attacco è straordinario.

La cosa che apprezzo di più è come ogni fazione sia composta da un gruppo multirazziale di umani, mutanti e gorilla: mentre di solito in questo genere di idee abbiamo gruppi omogenei, qui si è scelto di diversificare in base alla “professione” della “banda”. Alcune pose sono forzate, chiaramente alla ricerca di un dinamismo superfluo, ma l'insieme è gradevole.


Probabilmente finirà nel cestone dei giochi di schermaglie conosciuti da dieci persone in tutto il mondo, così com'è successo con ¾ dei giochi su Kickstarter. Ad ogni modo lo seguirò con interesse sperando che riesca a creare una community, com'è successo con qualche caso fortunato (Guildball!).

Fonti:
Durgin Paint Forge (sito e negozio)
Durgin Paint Forge (pagina Facebook)

The Drowned Earth Miniatures Game (pagina Kickstarter)
The Drowned Earth (pagina Facebook)


2 commenti:

Marco Grande Arbitro ha detto...

La miseria, sono miniature stupende!
Quasi quasi gli do un'occhiata al crowfounding

Coscienza ha detto...

@Marco Grande Arbitro

Entrambe le campagne di crowdfunding sono terminate, ma ci si può aggregare sui social e vedere se permettono di aggiungersi al pledge manager, come fanno un po' tutti, ormai...