venerdì 21 aprile 2017

Lo sventradraghi, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


L'aeronave dei nani “Lo Spirito di Grungni” sta volando verso Kislev, quando un attonito Felix avvista dal cannocchiale un'orda caotica, che marcia incessante verso le terre degli uomini. Gotrek, Snorri e i nani reduci da Karak Dum lo confermano: si tratta di un esercito come non se ne vedeva dai tempi di Magnus il Pio. 

Nel frattempo, la glaciale Ulrika e il mago Max Schreiber scoprono che Thanquol ha teso loro un agguato, ansioso di impossessarsi del dirigibile quando ritornerà alla torre per rifornirsi: una piccola armata del Clan Moulder attacca infatti il maniero kislevita, catturando la donna e il mago e attendendo coltello alla mano di pugnalare alla schiena i nani all'oscuro della trappola. 

Quando Thanquol prova a interrogare Ulrika, la donna gli tira un calcio e l'urlo di dolore dello skaven viene frainteso dai suoi luogotenenti in attesa come un ordine di attacco (!). Fallito l'effetto sorpresa, segue una sanguinosa battaglia che impegna i primi capitoli, dove il veggente grigio per poco non abbatte l'aeronave, Ulrika libera il padre e Gotrek &Felix tentano per l'ennesima volta di eliminare la loro nemesi, salvo vederla poi fuggire con un incantesimo ad hoc. 

Sconfitto e con la coda tra le gambe (letteralmente), Thanquol rincontra Lurk, nel frattempo divenuto una mostruosità intelligente e feroce, un (quasi) rattogre ingozzatosi di warpietra. Il duo si fa lentamente strada verso l'unico accesso al mondo sotterraneo skaven, il Pozzo Infernale del Clan Moulder... 

La notizia dell'orda del Caos in marcia spinge il padre di Ulrika a mandarla come messaggera a Kislev sull'aeronave, assieme a Felix e agli sventratori. 
E' qui che il romanzo devia decisamente dal tracciato che ci si poteva aspettare: una tempesta elettrica, forse caotica, travolge l'aeronave. Alla bonaccia, i motori fuori uso, tra montagne non segnate sulla carta, la nave volante è assalita nientemeno che da un drago mostruoso, la schiena costellata di maledetta warpietra. Durante lo scontro sulla cupola dello zeppellin nanico, Felix scopre che la spada ottenuta in Trollslayer è una spada magica, un ammazzadraghi. Il mostro viene respinto a stento solo col sacrificio da veri kamikaze dei girocotteri: con sputo&spago, Lo Spirito di Grungni approda a stento a Karak Kadrin, la rocca degli Sventratori. 
Si tratta di una città nanica, dove la gran parte degli aspiranti sventratori si tinge la testa di arancio e giura di cercare la morte diventando slayer a tutti gli effetti. 
Con grande sconforto di Felix, Gotrek, così come Malakai e Snorri, giurano di uccidere il drago... o morire nel tentativo. Dragonslayer, per l'appunto.

Ero fermamente convinto che Dragonslayer concludesse un ciclo della saga di Gotrek&Felix, per cui sono rimasto piuttosto sorpreso quando mi sono accorto che questo quarto romanzo non concludeva un bel niente, anzi, proseguiva sulla scia di Daemonslayer, con una trama se possibile ancora più sgangherata. Se questa fosse una saga cinematografica, lo definiremmo tranquillamente uno spin off. Questo non toglie che, come con lo scorso Star Wars, gli spin off siano spesso più interessanti della storia principale...

Vedete, anch'io mi diletto a provare a scrivere narrativa. Come tutti ormai in Italia, con il romanzo nel cass(on)etto e le diverse ambizioni da scribacchino dilettante. A differenza dei tronfi palloni gonfiati qui in Italia, William scriveva e scrive per vendere e per lavoro: non per ricamare bei versi letti da cinque lettori in tutta la penisola. Credo gli vada dunque perdonato se – come penso – abbia scritto Dragonslayer senza alcuna scaletta di eventi. E' talmente evidente: la battaglia di Thanquol, il ritorno dell'aeronave, la riunione con Ulrika... tutto sembra presagire una trama tranquilla, una direzione precisa, l'inevitabile scontro con il Caos. E invece, dal nulla, una tempesta violenta, danni ai motori, montagne sconosciute e un drago! Sembra quasi un tiro di dado su una tabella di incontri casuali. Sono sinceramente convinto che King scriva a braccio, senza programmare alcunché: qui infatti la concatenazione di scontri e combattimenti è persino più casuale del solito. 

Con l'aeronave sotto attacco, King ha modo di restringere il raggio d'azione dei suoi personaggi a un territorio ristretto, alle valli e alle stazioni di rifornimento che circondano la città di Karak Kadrin. 
Proseguendo quell'indagine iniziata con Daemonslayer, King descrive con abbondanza di dettagli la vita della società dei nani. Credo sia uno dei pochi romanzi fantasy dove si descrive un nano “pastore”, o dei nani bambini: 
Felix felt proud to be there. The cheers of the crowds still rang in his ears. He could recall dwarf children running into the street to touch the hem of his cloak so that they could tell their descendants they had done so. Until they had pushed their way through the massed cheering throng, Felix had no idea of the scale of their deed or what it really meant to the dwarf people. His association with Gotrek, characterised as it was mostly by outlawry and failure, had in no way prepared him for this. It was like being a king.
(...) 
Copses of pine trees darkened the mountain sides. Smoke rose from where dwarf charcoal burners were at work. Here and there along higher trails herds of goats and sheep were watched over by dwarf shepherds. It was a wonder to Felix to see members of the Elder Race engaged in such mundane professions. He always thought of them as Slayers and engineers and diggers of tunnels. To him, as to most men, dwarfs were miners, dwellers in deep tunnels, makers of fine weapons. It was hard now, despite the evidence of his own eyes, to dispel that image. Still, he supposed like everyone else, the Elder Race had to eat, and there certainly were dwarf brewers, butchers and bakers. He had seen evidence of this with his own eyes back in Karak Kadrin.
King è particolarmente bravo a tratteggiare l'economia di queste piccole comunità, così come le folle di paesani nelle piazze, i viandanti lungo la strada, i briganti, i fragili equilibri economici e razziali tra nani e umani. Nell'ultimo quarto del romanzo possiamo leggere la seguente distruzione di questi villaggi e di questa vita “civile” a opera del drago, così come le conseguenze sulla composizione sociale e politica di chi vive alle Montagne ai Confini del Mondo: ad esempio la distruzione dei campi obbliga una parte degli umani a formare un esercito di briganti, mentre un'altra parte si mette ad adorare il drago come se fosse una divinità. Com'è naturale, i draghi portano disordine e con il disordine vengono gli orchi e i loro cuginetti, i goblin delle tenebre. Non aspettatevi nulla di eccezionale, ma è rinfrescante leggere un romanzo fantasy vagamente realistico. Qualcosa del genere sarebbe impensabile in quel cumulo di letame fumante che è il romanzo sui Fyreslayers di Age of Sigmar, dove persino Gotrek sembrerebbe un personaggio neorealista, tanto sono rigidi, stereotipati, stupidi i personaggi. 


Un eguale discorso vale per i comprimari, che sebbene rozzi e tagliati con l'accetta (no pun intended) si fanno ricordare, sono simpatici, hanno ognuno una loro voce. A unirsi alla scalcagnata compagnia di eroi a caccia del drago troviamo infatti un nano sventratore donnaiolo, ossessionato dal sesso, con cui King osa battute che farebbero arrossire uno scaricatore di porto: 
“Snorri thinks this will be a good fight,” said Snorri Nosebiter, and hefting his weapons set off after them. “I wonder if there are any sheep around here. I could use a little relaxation,” Bjorni said, then shrugged and strode downslope. Grimme went with him. This left only the humans, Steg and Ulli standing at the hilltop.
Malakai Makaisson macchietta è, macchietta rimane; un nano steampunk che acquista un certo carisma da eroe tormentato – devo uccidere il drago! - ma che nella realtà resta un inventore pazzo
Senza dimenticare Snorri, compare poi un nano sventratore ladro, ex fabbricante di chiavi, e persino un nanoteenager”, con tatuaggi e atteggiamenti da bodybuilder (Born to die o Born to be bad?):
As he headed downhill, he noticed that a young dwarf of unusual appearance was looking at him. The dwarf was garbed in furs, and his head was covered in a pinkish fuzz that made it look as if it had recently been shaved. He had an axe slung over one shoulder. Noticing Felix was watching him, he began to move forward and fell into step beside him. “You are Felix Jaeger!” The dwarf’s voice was even lower than usual for a dwarf’s and boomed out loudly. As Felix looked he saw that on the dwarf’s arms were an intricate series of tattoos, depicting huge, bleeding monsters. An inscription in dwarf runes ran under them. Seeing that Felix had noticed them, the dwarf flexed his arms proudly causing the muscle to ripple and the tattoo to expandBorn to Die!“Yes. Very impressive,” said Felix. He lengthened his stride, and soon the dwarf was almost running to keep pace.
Caratteri esagerati, ma quantomeno dei “caratteri”: è più di quanto si trovi in tanto fantasy classico con elfi e nani. Quantomeno King si allontana dall'archetipo tradizionale. 

Rispetto alla tripletta di romanzi precedente, qui King alterna il punto di vista di Felix a quello di Ulrika, così come di Max, Thanquol (che fa storia a sé, ormai), Lurk e un paio di personaggi secondari. Si ha quantomeno il buon gusto di cambiare Pov all'interno della stessa scena, senza saltare troppo da un personaggio all'altro: non ci si perde mai nella narrazione. Probabilmente l'uso migliore di questo salto di Pov è all'entrata della tana del drago, quando King esamina cosa passa per la testa di ogni singolo personaggio, aumentando la tensione prima dello scontro. 
In altri casi, è semplicemente confusionario

La storia d'amore tra Ulrika e Felix vede alti e bassi: ancora una volta, rispetto al fantasy classico, siamo nel verosimile. I due litigano, non si comprendono, c'è una forte distanza culturale, bene sottolineata da King che è sempre attento a dimostrare come Felix sia l'unico “letterato” in una massa di analfabeti medievali. 
Ho apprezzato in particolare come Ulrika sia troppo “diretta” per Felix, che dal suo canto imbarazza la guerriera con versi di poesie e dotti riferimenti teatrali che imbarazzano e confondono la guerriera del nord. A eccezione tuttavia di questi felici momenti – e dell'alcolismo cronico di Felix – resta una romance poco credibile, orrendamente adolescenziale

King approfondisce in particolare il carattere di Max e Felix, lavorando a fondo sul mago e il guerriero. Max diventa un personaggio tutto tondo, una buona persona che cerca di fare del suo meglio, mentre Felix è ormai lontano da quell'effeminato studente che aveva stretto alleanza con Gotrek solo per salvarsi la pellaccia. 

E Gotrek? Sorprende come una saga famosa per il suo eroe racconti nel contempo così poco su di lui. Non sappiamo praticamente nulla. E' tetro, è sarcastico, è indomito. Ma non entriamo mai nella sua testa, non vediamo mai cosa pensa, cosa rimugina, cosa rimpiange. Gotrek è una monade, è un enigma che non sembra volersi aprire, una sorta di macchina affettamostri che non pone domande al lettore. Gotrek resta lì, a fianco di Felix, alla continua ricerca di cose da uccidere. E' come le montagne su cui camminano i nostri protagonisti, sai che è lì e rimarrà lì fino alla fine del romanzo. E' per molti versi l'unico “archetipo” della serie, eroe mitologico in tal senso. 


Per chi desideri leggere la saga in inglese, ho letto questo Sventradraghi nella versione originale e non l'ho trovato affatto difficile: è un inglese medio-basso, breve, con molto mostrato, metodicamente testo a descrivere l'azione dei protagonisti. 
Thanquol e gli skaven in generale appaiono più disgustosi che nella versione tradotta (censurata?): 
Thanquol shivered. All his divinatory skills told him that this was a near impossibility. He had read his own droppings having eaten only of fermented warpstone-spiced curd for thirteen whole hours, suffering the most dreadful flatulence as he proved his devotion to the Horned Rat in this approved manner. The sanctified excreta had assured him that his plan could not fail and that he would encounter the dwarfs here. Of course, as with all prophesies, there was a certain margin of error that had to be taken into account, but nevertheless Thanquol felt that his vast experience in scrying had stood him in good stead.
Va anche segnalato che la parlata di Malakai è incomprensibile – un finto tedesco maccheronico. Ovviamente, ahimè, compaiono avverbi, così come descrizioni completamente inutili e astratte:
Ulrika (…) Her hair was short and ash blonde, her face broad and oddly beautiful. Her hands played with the hilt of her sword.
Oddly beautiful? Cosa vuol dire, nel concreto? Che orrenda descrizione. 

In generale, tuttavia, non lasciatevi intimidire, è una lettura facile, sotto molti versi migliore rispetto alla traduzione italiana. Non capisco per altro perchè la Mondadori scelse di tradurre fino a Sventradraghi trascurando il resto: la saga qui non si conclude affatto, siamo ancora una volta di fronte a un gigantesco cliff hanger, andava per forza tradotto anche Beastslayer. 
Valli a capire, solo con la saga di Horus Heresy e un paio di pubblicità ad hoc presso i negozi Games Workshop avrebbero fatto i milioni, ma no, figuriamoci, diamoci la zappa sui piedi traducendo solo la metà della metà delle saghe già tradotte (!), dando invece spazio a quella merda dei tie-in videoludici...


Il drago, infine, è una creatura formidabile, un mostro fantasy posto all'incrocio tra lo Smaug de Lo Hobbit, ovvero un drago parlante, forbito, intelligente e un drago come rettile, come nel Regno del Fuoco. In questo caso, Skjalandir è un drago torturato dal Caos, che dorme sul suo bel mucchio di oro e gemme, ma che ricorda più un gigantesco mutante corrotto. King adopera ad esempio il lessico per gli incendi o per i lanciafiamme quando si tratta di descrivere il drago che sputa fuoco, accennando ad esempio all'odore chimico e al gas in combustione della bestia. L'uccisione stessa del drago è curiosamente secondaria alla vicenda, una scusa per aumentare il climax. Non è il mostro che vuoi uccidere che conta, è il viaggio che fai per arrivarci. 
Rimane una bestia intelligente, ma lontana dall'high fantasy di D&d perchè aliena a ogni pensiero umano. Ah, dimenticavo: Malakai in questo romanzo inventa il bazooka
Felix saw that Malakai was stuffing something into the metal tube he carried once more. (...) he finished the operation and swung the cylinder into position on his shoulder. The dragon stretched its neck towards him, and as it did so, Malakai pulled some sort of trigger on the front of the tube. Sparks flew from the back of the tube and another projectile flashed forth and sped straight (…) It reminded Felix of the fireworks he had seen unleashed at Altdorf to celebrate the Emperor’s birthday. No firework had ever exploded with quite such violence though.
Not bad, sarebbe servito a Thorin Scudodiquercia... 

Fonti: 
Sangue di Drago, di William King (edizione Hobby&Work) 

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