venerdì 10 febbraio 2017

The Wall 1/6 (racconto)

Al momento sto ancora sbrogliando la sessione di esami invernale, che mi sta impegnando decisamente più del previsto. Non so se sia stata anche la vostra impressione, ma gennaio è sembrato durare un'eternità... quasi un anno intero compresso nel formato .rar di un mese.

Ho scritto il racconto in questione un anno fa, a febbraio/marzo 2016 e come promesso ve lo propongo dopo i risultati del concorso. Premessa che senza volervi dare bias positivi o negativi, titolo e tematica (il muro, le barriere, i confini bla bla) erano richiesti dal concorso e non mi interessavano granché, almeno non come vengono solitamente affrontati dai due opposti schieramenti Si/No.

The Wall 1/6



Ernst Jung ammirò dalla finestrella di casa il sole tramontare sulle Alpi. L'astro colorava di rosso il minuscolo villaggio austriaco. Dalla finestra arrivava il profumo dei mazzolini di fiori in onore del matrimonio del figlio dell'Imperatore. In lontananza un'auto a pannelli solari si abbeverava agli ultimi raggi di sole, guidando verso Vienna.

- Ecco, l'acqua calda è pronta. E non dire che ti tratto male, nonno! –

- Certo non sono così vecchio, Erika. – Sorrise Ernst, immergendo i piedi grinzosi nel catino bollente. Sentiva con sollievo il cuoio irrigidito dagli stivali di fanteria ammorbidirsi fino a distendersi. Si rilassò.

- Com'era oggi sul Muro? –

- Non dovresti chiamarlo così, nipotina. Il nome corretto è U-C-I-N-A. Si tratta di tecnologia che non siamo più in grado di comprendere, cerchiamo almeno di darle il nome giusto.... –

- Unità Contenimento Invasori Non Autorizzati. Lo so. Alla fine però è un muro, no? –

Ernst scrollò le spalle, sospirando. Estrasse dall'uniforme la pipa, ne caricò il fornelletto e ci strofinò sopra un fiammifero.

- Non un muro, mia cara, il muro. L'unico bastione contro i fantasmi, come ben sai. L'unica cosa a proteggerci dagli orrori della wasteland. –

Ernst soffiò una prima boccata dalla pipa, assorto. La ragazza si spostò a dare una mescolata alla minestra.

- Guarda che la conosco quella faccia! Non vedi l'ora di propinarmi una bella lezione di storia, ammettilo! –

Ernst trattenne un sogghigno.

- Non sbagli. Rimango pur sempre un professore, anche se arruolato. Ti resta dentro, la mania di insegnare, nonostante gli anni. Ma puoi evitare la lezione se mi passi Il Corriere da Vienna... –

- Non c'è. Furfanteria italiana ha sabotato il treno postale presso Lubiana. Ci rimane solo Il Telegrafo della Sera. –

- Pietà! Quel giornaletto pieno di sudici gossip sulla famiglia dell'Imperatore! –

- Ehi, è importante sapere se la sposa del nostro futuro Imperatore è una ragazza sana. Mormorano che con i fianchi stretti che si ritrova, partorire sarà un tormento. Cosa intendi per gossip? E' un piatto? Qualcosa che si mangia? –

Ernst picchiettò la pipa per riaccendere la fiamma, guardando la nipotina trasportare una pentola due volte più grande di lei.

- E' importante sapere cosa fa chi ci governa, non com'è fatto. Tanto rimarrà sempre l'Imperatore fino alla caduta del Muro, cioè non prima che le stelle si spengano. E comunque, no: il gossip non è un cibo, è una parola inglese sinonimo di pettegolezzo, ficcanasare negli affari altrui ecc ecc Parole in uso prima della costruzione del Muro. –

- Dovresti stare attento alle parole che usi. Il farmacista, giù in piazza, è stato arrestato due giorni fa. Una delazione ha svelato ai gendarmi che leggeva romanzi dei primi del ventunesimo secolo. Lo manderanno in esilio a Budapest, per questo. –

- Sono parole, niente di più. Quale male possono fare? Ad ogni modo, sono contento l'abbiano arrestato. I primi due decenni del duemila erano anni barbari, senza cultura. Non c'è un singolo prodotto di quel periodo che non sia merda. Tutto da buttare. –

- Nonno! –

- “Merda”. Che c'è? Dimentico sempre quanto siate puritani, voi giovani. –

- Come va con i compagni di pattuglia? –

- Il solito. Lucas passa il suo tempo a sparacchiare col mauser agli uccelli, come un borghese a una battuta di caccia. Il nuovo arrivato, Tommaso... che dire? Sebbene sia italiano, è molto diligente. Passa il suo tempo con gli occhi incollati alle lenti del binocolo, a sorvegliare la wasteland al di là del Muro. Mi preoccupa in effetti. A lungo andare, guardare quei poveri bastardi dei fantasmi ti fa andare fuori di testa. Non è uno spettacolo per chi vuole dormire tranquillo. –

Ernst raschiò via la cenere dalla pipa spenta e la riempì di nuovo. Erika gliela accese con una strizzata d'occhio. Ernst si riassestò sulla sedia e prese a fumare grandi anelli bianchi verso il soffitto, bofonchiando.

- Sai, noi che abbiamo visto il mondo prima del Muro stiamo diventando rari. Mi sento strano. Per gente come te, nipote, non è mai esistito altro mondo possibile. –

- Ovvio. Cos'altro vuoi che ci sia, nonno? Esiste solo il Muro. –

- Ma c'è un mondo lì fuori. Cioè, c'era. Prima che osassimo fare quanto abbiamo fatto. –

- Era l'unico modo per sopravvivere, nonno. Inutile rimuginarci. –

- L'unica via per sopravvivere col nostro stile di vita, vorrai dire. Con il lusso e la cultura con cui avevamo sempre vissuto. Mi chiedo tuttavia se ne sia valsa davvero la pena... –

- Non si chiede lo scontrino a un negoziante morto. –

- Sarà pure morto, ma il suo fantasma rimane. Assieme a tanti altri, laggiù al Muro. In attesa di mostrarci l'inconscio che abbiamo seppellito. –

- Ma il Muro non cadrà mai, no? E' il Muro. –

Ernst ridacchiò, senza allegria. Spense la pipa e chiuse la finestra, rabbrividendo per un'improvvisa folata di vento.

- Il tempo corrode anche la fortezza più potente. Tutto muore, in un modo o nell'altro. Persino il Muro. E allora sono solo i fantasmi a restare. –

Nessun commento: