venerdì 21 aprile 2017

Lo sventradraghi, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


L'aeronave dei nani “Lo Spirito di Grungni” sta volando verso Kislev, quando un attonito Felix avvista dal cannocchiale un'orda caotica, che marcia incessante verso le terre degli uomini. Gotrek, Snorri e i nani reduci da Karak Dum lo confermano: si tratta di un esercito come non se ne vedeva dai tempi di Magnus il Pio. 

Nel frattempo, la glaciale Ulrika e il mago Max Schreiber scoprono che Thanquol ha teso loro un agguato, ansioso di impossessarsi del dirigibile quando ritornerà alla torre per rifornirsi: una piccola armata del Clan Moulder attacca infatti il maniero kislevita, catturando la donna e il mago e attendendo coltello alla mano di pugnalare alla schiena i nani all'oscuro della trappola. 

Quando Thanquol prova a interrogare Ulrika, la donna gli tira un calcio e l'urlo di dolore dello skaven viene frainteso dai suoi luogotenenti in attesa come un ordine di attacco (!). Fallito l'effetto sorpresa, segue una sanguinosa battaglia che impegna i primi capitoli, dove il veggente grigio per poco non abbatte l'aeronave, Ulrika libera il padre e Gotrek &Felix tentano per l'ennesima volta di eliminare la loro nemesi, salvo vederla poi fuggire con un incantesimo ad hoc. 

Sconfitto e con la coda tra le gambe (letteralmente), Thanquol rincontra Lurk, nel frattempo divenuto una mostruosità intelligente e feroce, un (quasi) rattogre ingozzatosi di warpietra. Il duo si fa lentamente strada verso l'unico accesso al mondo sotterraneo skaven, il Pozzo Infernale del Clan Moulder... 

La notizia dell'orda del Caos in marcia spinge il padre di Ulrika a mandarla come messaggera a Kislev sull'aeronave, assieme a Felix e agli sventratori. 
E' qui che il romanzo devia decisamente dal tracciato che ci si poteva aspettare: una tempesta elettrica, forse caotica, travolge l'aeronave. Alla bonaccia, i motori fuori uso, tra montagne non segnate sulla carta, la nave volante è assalita nientemeno che da un drago mostruoso, la schiena costellata di maledetta warpietra. Durante lo scontro sulla cupola dello zeppellin nanico, Felix scopre che la spada ottenuta in Trollslayer è una spada magica, un ammazzadraghi. Il mostro viene respinto a stento solo col sacrificio da veri kamikaze dei girocotteri: con sputo&spago, Lo Spirito di Grungni approda a stento a Karak Kadrin, la rocca degli Sventratori. 
Si tratta di una città nanica, dove la gran parte degli aspiranti sventratori si tinge la testa di arancio e giura di cercare la morte diventando slayer a tutti gli effetti. 
Con grande sconforto di Felix, Gotrek, così come Malakai e Snorri, giurano di uccidere il drago... o morire nel tentativo. Dragonslayer, per l'appunto.

Ero fermamente convinto che Dragonslayer concludesse un ciclo della saga di Gotrek&Felix, per cui sono rimasto piuttosto sorpreso quando mi sono accorto che questo quarto romanzo non concludeva un bel niente, anzi, proseguiva sulla scia di Daemonslayer, con una trama se possibile ancora più sgangherata. Se questa fosse una saga cinematografica, lo definiremmo tranquillamente uno spin off. Questo non toglie che, come con lo scorso Star Wars, gli spin off siano spesso più interessanti della storia principale...

Vedete, anch'io mi diletto a provare a scrivere narrativa. Come tutti ormai in Italia, con il romanzo nel cass(on)etto e le diverse ambizioni da scribacchino dilettante. A differenza dei tronfi palloni gonfiati qui in Italia, William scriveva e scrive per vendere e per lavoro: non per ricamare bei versi letti da cinque lettori in tutta la penisola. Credo gli vada dunque perdonato se – come penso – abbia scritto Dragonslayer senza alcuna scaletta di eventi. E' talmente evidente: la battaglia di Thanquol, il ritorno dell'aeronave, la riunione con Ulrika... tutto sembra presagire una trama tranquilla, una direzione precisa, l'inevitabile scontro con il Caos. E invece, dal nulla, una tempesta violenta, danni ai motori, montagne sconosciute e un drago! Sembra quasi un tiro di dado su una tabella di incontri casuali. Sono sinceramente convinto che King scriva a braccio, senza programmare alcunché: qui infatti la concatenazione di scontri e combattimenti è persino più casuale del solito. 

Con l'aeronave sotto attacco, King ha modo di restringere il raggio d'azione dei suoi personaggi a un territorio ristretto, alle valli e alle stazioni di rifornimento che circondano la città di Karak Kadrin. 
Proseguendo quell'indagine iniziata con Daemonslayer, King descrive con abbondanza di dettagli la vita della società dei nani. Credo sia uno dei pochi romanzi fantasy dove si descrive un nano “pastore”, o dei nani bambini: 
Felix felt proud to be there. The cheers of the crowds still rang in his ears. He could recall dwarf children running into the street to touch the hem of his cloak so that they could tell their descendants they had done so. Until they had pushed their way through the massed cheering throng, Felix had no idea of the scale of their deed or what it really meant to the dwarf people. His association with Gotrek, characterised as it was mostly by outlawry and failure, had in no way prepared him for this. It was like being a king.
(...) 
Copses of pine trees darkened the mountain sides. Smoke rose from where dwarf charcoal burners were at work. Here and there along higher trails herds of goats and sheep were watched over by dwarf shepherds. It was a wonder to Felix to see members of the Elder Race engaged in such mundane professions. He always thought of them as Slayers and engineers and diggers of tunnels. To him, as to most men, dwarfs were miners, dwellers in deep tunnels, makers of fine weapons. It was hard now, despite the evidence of his own eyes, to dispel that image. Still, he supposed like everyone else, the Elder Race had to eat, and there certainly were dwarf brewers, butchers and bakers. He had seen evidence of this with his own eyes back in Karak Kadrin.
King è particolarmente bravo a tratteggiare l'economia di queste piccole comunità, così come le folle di paesani nelle piazze, i viandanti lungo la strada, i briganti, i fragili equilibri economici e razziali tra nani e umani. Nell'ultimo quarto del romanzo possiamo leggere la seguente distruzione di questi villaggi e di questa vita “civile” a opera del drago, così come le conseguenze sulla composizione sociale e politica di chi vive alle Montagne ai Confini del Mondo: ad esempio la distruzione dei campi obbliga una parte degli umani a formare un esercito di briganti, mentre un'altra parte si mette ad adorare il drago come se fosse una divinità. Com'è naturale, i draghi portano disordine e con il disordine vengono gli orchi e i loro cuginetti, i goblin delle tenebre. Non aspettatevi nulla di eccezionale, ma è rinfrescante leggere un romanzo fantasy vagamente realistico. Qualcosa del genere sarebbe impensabile in quel cumulo di letame fumante che è il romanzo sui Fyreslayers di Age of Sigmar, dove persino Gotrek sembrerebbe un personaggio neorealista, tanto sono rigidi, stereotipati, stupidi i personaggi. 


Un eguale discorso vale per i comprimari, che sebbene rozzi e tagliati con l'accetta (no pun intended) si fanno ricordare, sono simpatici, hanno ognuno una loro voce. A unirsi alla scalcagnata compagnia di eroi a caccia del drago troviamo infatti un nano sventratore donnaiolo, ossessionato dal sesso, con cui King osa battute che farebbero arrossire uno scaricatore di porto: 
“Snorri thinks this will be a good fight,” said Snorri Nosebiter, and hefting his weapons set off after them. “I wonder if there are any sheep around here. I could use a little relaxation,” Bjorni said, then shrugged and strode downslope. Grimme went with him. This left only the humans, Steg and Ulli standing at the hilltop.
Malakai Makaisson macchietta è, macchietta rimane; un nano steampunk che acquista un certo carisma da eroe tormentato – devo uccidere il drago! - ma che nella realtà resta un inventore pazzo
Senza dimenticare Snorri, compare poi un nano sventratore ladro, ex fabbricante di chiavi, e persino un nanoteenager”, con tatuaggi e atteggiamenti da bodybuilder (Born to die o Born to be bad?):
As he headed downhill, he noticed that a young dwarf of unusual appearance was looking at him. The dwarf was garbed in furs, and his head was covered in a pinkish fuzz that made it look as if it had recently been shaved. He had an axe slung over one shoulder. Noticing Felix was watching him, he began to move forward and fell into step beside him. “You are Felix Jaeger!” The dwarf’s voice was even lower than usual for a dwarf’s and boomed out loudly. As Felix looked he saw that on the dwarf’s arms were an intricate series of tattoos, depicting huge, bleeding monsters. An inscription in dwarf runes ran under them. Seeing that Felix had noticed them, the dwarf flexed his arms proudly causing the muscle to ripple and the tattoo to expandBorn to Die!“Yes. Very impressive,” said Felix. He lengthened his stride, and soon the dwarf was almost running to keep pace.
Caratteri esagerati, ma quantomeno dei “caratteri”: è più di quanto si trovi in tanto fantasy classico con elfi e nani. Quantomeno King si allontana dall'archetipo tradizionale. 

Rispetto alla tripletta di romanzi precedente, qui King alterna il punto di vista di Felix a quello di Ulrika, così come di Max, Thanquol (che fa storia a sé, ormai), Lurk e un paio di personaggi secondari. Si ha quantomeno il buon gusto di cambiare Pov all'interno della stessa scena, senza saltare troppo da un personaggio all'altro: non ci si perde mai nella narrazione. Probabilmente l'uso migliore di questo salto di Pov è all'entrata della tana del drago, quando King esamina cosa passa per la testa di ogni singolo personaggio, aumentando la tensione prima dello scontro. 
In altri casi, è semplicemente confusionario

La storia d'amore tra Ulrika e Felix vede alti e bassi: ancora una volta, rispetto al fantasy classico, siamo nel verosimile. I due litigano, non si comprendono, c'è una forte distanza culturale, bene sottolineata da King che è sempre attento a dimostrare come Felix sia l'unico “letterato” in una massa di analfabeti medievali. 
Ho apprezzato in particolare come Ulrika sia troppo “diretta” per Felix, che dal suo canto imbarazza la guerriera con versi di poesie e dotti riferimenti teatrali che imbarazzano e confondono la guerriera del nord. A eccezione tuttavia di questi felici momenti – e dell'alcolismo cronico di Felix – resta una romance poco credibile, orrendamente adolescenziale

King approfondisce in particolare il carattere di Max e Felix, lavorando a fondo sul mago e il guerriero. Max diventa un personaggio tutto tondo, una buona persona che cerca di fare del suo meglio, mentre Felix è ormai lontano da quell'effeminato studente che aveva stretto alleanza con Gotrek solo per salvarsi la pellaccia. 

E Gotrek? Sorprende come una saga famosa per il suo eroe racconti nel contempo così poco su di lui. Non sappiamo praticamente nulla. E' tetro, è sarcastico, è indomito. Ma non entriamo mai nella sua testa, non vediamo mai cosa pensa, cosa rimugina, cosa rimpiange. Gotrek è una monade, è un enigma che non sembra volersi aprire, una sorta di macchina affettamostri che non pone domande al lettore. Gotrek resta lì, a fianco di Felix, alla continua ricerca di cose da uccidere. E' come le montagne su cui camminano i nostri protagonisti, sai che è lì e rimarrà lì fino alla fine del romanzo. E' per molti versi l'unico “archetipo” della serie, eroe mitologico in tal senso. 


Per chi desideri leggere la saga in inglese, ho letto questo Sventradraghi nella versione originale e non l'ho trovato affatto difficile: è un inglese medio-basso, breve, con molto mostrato, metodicamente testo a descrivere l'azione dei protagonisti. 
Thanquol e gli skaven in generale appaiono più disgustosi che nella versione tradotta (censurata?): 
Thanquol shivered. All his divinatory skills told him that this was a near impossibility. He had read his own droppings having eaten only of fermented warpstone-spiced curd for thirteen whole hours, suffering the most dreadful flatulence as he proved his devotion to the Horned Rat in this approved manner. The sanctified excreta had assured him that his plan could not fail and that he would encounter the dwarfs here. Of course, as with all prophesies, there was a certain margin of error that had to be taken into account, but nevertheless Thanquol felt that his vast experience in scrying had stood him in good stead.
Va anche segnalato che la parlata di Malakai è incomprensibile – un finto tedesco maccheronico. Ovviamente, ahimè, compaiono avverbi, così come descrizioni completamente inutili e astratte:
Ulrika (…) Her hair was short and ash blonde, her face broad and oddly beautiful. Her hands played with the hilt of her sword.
Oddly beautiful? Cosa vuol dire, nel concreto? Che orrenda descrizione. 

In generale, tuttavia, non lasciatevi intimidire, è una lettura facile, sotto molti versi migliore rispetto alla traduzione italiana. Non capisco per altro perchè la Mondadori scelse di tradurre fino a Sventradraghi trascurando il resto: la saga qui non si conclude affatto, siamo ancora una volta di fronte a un gigantesco cliff hanger, andava per forza tradotto anche Beastslayer. 
Valli a capire, solo con la saga di Horus Heresy e un paio di pubblicità ad hoc presso i negozi Games Workshop avrebbero fatto i milioni, ma no, figuriamoci, diamoci la zappa sui piedi traducendo solo la metà della metà delle saghe già tradotte (!), dando invece spazio a quella merda dei tie-in videoludici...


Il drago, infine, è una creatura formidabile, un mostro fantasy posto all'incrocio tra lo Smaug de Lo Hobbit, ovvero un drago parlante, forbito, intelligente e un drago come rettile, come nel Regno del Fuoco. In questo caso, Skjalandir è un drago torturato dal Caos, che dorme sul suo bel mucchio di oro e gemme, ma che ricorda più un gigantesco mutante corrotto. King adopera ad esempio il lessico per gli incendi o per i lanciafiamme quando si tratta di descrivere il drago che sputa fuoco, accennando ad esempio all'odore chimico e al gas in combustione della bestia. L'uccisione stessa del drago è curiosamente secondaria alla vicenda, una scusa per aumentare il climax. Non è il mostro che vuoi uccidere che conta, è il viaggio che fai per arrivarci. 
Rimane una bestia intelligente, ma lontana dall'high fantasy di D&d perchè aliena a ogni pensiero umano. Ah, dimenticavo: Malakai in questo romanzo inventa il bazooka
Felix saw that Malakai was stuffing something into the metal tube he carried once more. (...) he finished the operation and swung the cylinder into position on his shoulder. The dragon stretched its neck towards him, and as it did so, Malakai pulled some sort of trigger on the front of the tube. Sparks flew from the back of the tube and another projectile flashed forth and sped straight (…) It reminded Felix of the fireworks he had seen unleashed at Altdorf to celebrate the Emperor’s birthday. No firework had ever exploded with quite such violence though.
Not bad, sarebbe servito a Thorin Scudodiquercia... 

Fonti: 
Sangue di Drago, di William King (edizione Hobby&Work) 

mercoledì 19 aprile 2017

The Shadow Planet: una conclusione al sangue


Lo scorso mese mi sono arrivate le copie digitali del terzo e del quart'ultimo episodio della miniserie horror “The Shadow Planet”, un fumetto della casa Radium, sostenuta un anno fa (come passa veloce il tempo!) via Indiegogo

Sono rimasto sorpreso di quanto bene funzionino i perk solo digitali sulle piattaforme di crowdfunding. In precedenza avevo sempre pensato che se si sceglie di sostenere una campagna di raccolta fondi, tanto vale scegliere di sostenerla fino in fondo, abbrancando le esclusive e i prodotti “fisici”. In questo caso per motivi pecuniari avevo scelto di ricevere semplicemente i diversi numeri online, ma l'esperienza non ne ha risentito: anzi, non sono finito a dover pagare le spese di spedizione più del prodotto stesso, com'era successo con più di un fumetto “kickstartato” (non è tuttavia il caso della Radium, ovviamente, essendo italiana e pertanto in loco). Forse l'idea di dare una mano a progetti come giochi di ruolo&simili semplicemente acquistando soltanto il pdf non è una cattiva idea, specie considerando come siano opere (fumetti, romanzi, giochi ecc ecc) che difficilmente approdano poi agli store tradizionali. 

The Hideous Secret!” prosegue il deragliamento narrativo dei precedenti episodi, lentamente separando ed eliminando i diversi protagonisti: la comandante Jenna Scott è sotto il tiro di pistola della sua (ex) luogotenente Nikke Larsson, mentre John Vargo, alla disperata ricerca di spiegazioni per gli avvenimenti su Gliese 667, si appresta a esplorare il sottosuolo dell'inospitale pianeta. 


Il pianeta sotterraneo permette a Pagliarani e D'Amico di proseguire quell'ispirazione moebiusiana che caratterizzava il secondo episodio: giganteschi funghi, influenze fantasmatiche, megalitiche costruzioni di grandi blocchi di pietra, sapiente alternanza di colori freddi (blu, verde, viola) al calore della tuta di Vargo e delle fiammate della pistola.  
La vignetta precedente, in particolare, starebbe benissimo nella serie “Providence”, illustrata da Jacen Burrows, coincidenza che almeno per quanto mi riguarda è un gran bel complimento.  
E' difficile non guardare la “creaturain volo senza pensare ai nightgaunts di Lovecraft. 

lunedì 17 aprile 2017

The Iron Crows di Durgin e The Drowned Earth: nani fantasy e giungle tropicali


Rispetto agli anni precedenti, cominciano a trapelare i limiti di una piattaforma come Kickstarter – o meglio, i limiti del crowdfunding stesso. Risulta sempre più evidente a chi frequenta il settore, come sia necessario investire in anticipo sulla campagna, contraddicendo quello che dovrebbe essere lo scopo primario di Kickstarter: ottenere, per l'appunto, fondi con cui investire.
Teoricamente non dovresti andare su Kickstarter se già disponi dei fondi necessari per lanciare il tuo progetto; in tal caso è ovvio che risulterai avvantaggiato rispetto a coloro che stanno appena cercando di finanziare la somma iniziale.
Almeno nell'ambito che meglio conosco e di cui scrivo, cioè i tabletop games, Kickstarter sta diventando un luogo per dare risalto a un progetto, per evidenziarlo al grande pubblico: un gioco magari già affermato, già costruito e avviato da tempo, sfrutta una mini-campagna Kickstarter ottenere nuovi giocatori, per rivitalizzarsi, per espandere la propria gamma. Kickstarter come pubblicità del proprio prodotto, anziché come piattaforma per crearlo in primo luogo, quel prodotto. Ovviamente, sono il primo che finanzia progetti Kickstarter che reputo vantaggiosi, anche al di là di quanto effettivamente l'azienda avesse bisogno di usare una campagna crowdfunding. Non voglio pertanto fare il moralista. Semplicemente, si prende atto che il mercato è affollato e concorrenziale – com'è bene che sia – e che Kickstarter sta diventando un luogo dove ottenere una comoda vetrina di fronte a un palco di potenziali clienti. E durante questo 2017 sta diventando evidente, in particolare con i colossi come la Cool Mini or Not, come molte aziende stiano diventando astute, sempre più “truccando” obiettivi sbloccati e bonus in modo da mungere quanti più proventi possibili dai giocatori.
Semplici tattiche come presentare in ritardo gli stretch goals in modo da poterli ritoccare in accordo al flusso di finanziamenti, ritardandoli fino a garantirsi il massimo profitto. Ad eccezione di quella follia di Kingdom Death, le ultime “grosse” campagne si sono tutte caratterizzate per essersi “trattenute”, evitando l'inondazione di bonus gratuiti e di esclusive “forti” solitamente presenti. Di fronte a ciò reputo che tra qualche anno le campagne Kickstarter più vantaggiose saranno quelle delle nuove compagnie, non le “tradizionali” che sanno già ormai come manovrare i propri greggi di backers.

E' perciò con una certa soddisfazione che vi segnalo due diverse campagne Kickstarter, entrambe finalizzate a finanziare un gioco di miniature a schermaglie con pochi soldati dalle due parti (5/10 miniature per fazione) con altezza 28/32mm e una scala 1 miniatura 1 soldato nella vita reale.

venerdì 14 aprile 2017

Lo sventrademoni, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Con Sventrademoni William King prosegue sulle già solide fondamenta gettate con Sventraskaven, proponendo una vera e propria espansione al secondo romanzo, una versione 2.5 che recupera protagonisti e antagonisti gettandoli in tutt'altra ambientazione. Una sorta di prosegu(it)o

Come sempre succede con le avventure di King, ha tutto inizia in una locanda dove nel corso di una rissa Gotrek incontra un suo vecchio amico, Snorri Mordinaso. I due, dopo aver svuotato il locale di ogni goccia di birra, scoprono che una spedizione di nani sta per partire a giorni, diretta in uno dei luoghi forse più pericolosi del Vecchio Mondo: la Desolazione del Caos. Con grande sconforto di Felix, Gotrek accetta prontamente. 

La missione è diretta alla roccaforte perduta di Karag Dum, un tempo un'orgogliosa cittadella nanica conquistata dai lacchè degli dei oscuri molti secoli prima. Gotrek e Snorri avevano entrambi tentato di raggiungere la fortezza a bordo di vagoni corazzati, ma assediati dalle forze del Caos la spedizione si era risolta in un fallimento. 
Presso una miniera abbandonata, tuttavia, Gotrek e Felix scoprono una nuova arma rivoluzionaria, capace di cambiare le carte in tavola: i nani, in gran segreto e contro le regole della Gilda degli Ingegneri, hanno costruito un dirigibile, una vera e propria nave volante. E' lo Spirito di Grungni, guidata dal capitano-inventore folle Malakai Makaisson, un nano fattosi sventratore per progetti d'ingegneria... non esattamente in regola con le norme antinfortunistiche dei nani. Si può dire così.

venerdì 7 aprile 2017

Lo sventraskaven, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Ho sempre trovato interessante il termine “sventratore”, perchè l'originale inglese, “slayer” poteva essere tradotto in molti modi, ben lontani da quello “sventrare” che si è affermato nel tempo tra i giocatori di Warhammer. Anni fa, quando ancora esisteva Warhammer Fantasy, il team di traduttori italiano doveva accuratamente bilanciare tra l'accuratezza della traduzione e la sua effettiva utilità: è inutile tradurre alla lettera e sommergere il giocatore di omonimi che rendono le battaglie un incontro tra avvocati e linguisti.

Con Age of Sigmar vedendo come ogni singolo termine sia inglese e la traduzione abbia la stessa legnosità di Google traduttore, devono essersi affidati a uno studente retribuito con un tozzo di pane e un po' di colla per metallo da sniffare per consolarsi. Ho sfogliato un paio di Battletome (Perchè non tradurli come Libri dell'esercito, semplicemente?) e il livello di sofisticatezza è praticamente inesistente: c'è un proliferare di campioni, condottieri e “grandi guerrieri” che rendono il tutto indigeribile. Se volete invece scoprire la raffinatezza e l'indecisione che motivò la scelta dietro il termine sventratore, ci viene in soccorso il White Dwarf 66, del giugno 2004, ai tempi di Tempesta del Caos (rubrica “Brancolando nella Tempesta”, di Luca Amadori):
Prima di tutto colgo l'occasione per scrivere una spiegazione riguardo alla traduzione di Slayer con Sventratore che non ho mai avuto occasione di illustrare. Sia ben chiaro fin da subito che il termine Sventratore non mi è mai piaciuto e che non mi piacerà mai.
Quando affrontammo il libro dei Nani per la
nuova edizione vedevo già scorrazzare allegri Ammazzatroll, Ammazzagiganti, Ammazzaskaven, Ammazzadraghi e Ammazzademoni in un turbine di creste e barbe arancio e asce affilate. Ah che bello! Sì... ma avremmo avuto i Nani Ammazzatori? I Nani Uccisori (quindi Ucciditroll ecc.) o i Nani Assassini? Oh no... non c'era via d'uscita. Sventratori erano e Sventratori sembrava che volessero rimanere. Sigh!
Che tremenda sconfitta.

Se il termine Sventratore è a mio parere ancora troppo “basso”, rimane una soluzione soddisfacente. E' questo genere di sottigliezze che distingue un universo fantasy pur sempre basato su un gruppo di soldatini e dei dadi da tirare in compagnia da un hobby con una sua dignità.

venerdì 31 marzo 2017

Lo sventratroll, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Ci sono romanzi che affrontati a mente fredda si liquiderebbero come emerite idiozie, operette ingenue che al più intrattengono. La storia è convenzionale, i personaggi sono cliché appena abbozzati, i colpi di scena non li avverti nemmeno, sono una carezza intuibile da pagina uno. Sono romanzi che razionalmente verrebbe da demolire pezzo per pezzo. Eppure, alcune rarissime volte, sono talmente divertenti, talmente carismatici, talmente pieni di azione caciarona, che perdoni loro ogni difetto. Certo, questa non dev'essere una scusa per violare ogni regola della narrativa, eppure, ripeto, ogni tanto il miracolo avviene... 

La saga di Gotrek e Felix di William King non appartiene certo alla categoria delle opere qui sopra, non è certo tanto pessima: bisogna però riconoscere che accumula di stereotipo in stereotipo, procedendo alcune volte con tanta rozzezza da far sembrare scribacchini come Terry Brooks il Dante del fantasy. Mentre autori come Dan Abnett, pur popolando metà della Black Library, sono diventati scrittori al cento per cento, autori che meriterebbero molta più attenzione dai “letterati”, dall'altro William King tra gli anni '80 e '90 confezionava storie scritte molto alla buona, dove il materiale di base si sente parecchio. Non siamo ai livelli di un tie-in, di una trasposizione diretta, com'è ad esempio per la narrativa di Shirley tratta dai videogiochi, ma ci si avvicina pericolosamente. 
Eppure... quant'è divertente la saga di Gotrek?

venerdì 17 marzo 2017

Eroica! Recensione dello Sword&Sorcery all'italiana (Watson Edizioni)


La necessità di costruire un'ambientazione credibile, o in alcuni casi, di modificarne una già esistente per adattarla alle necessità di un plot, rende il fantasy un genere che molto più di tanti altri si accompagna bene agli studi storici. Non a caso molti scrittori fantasy sono o si improvvisano storici e accanto a una lunga tradizione americana di insegnanti di letteratura inglese che sono anche scrittori – nel caso di Stephen King sia come autori che come protagonisti nelle storie – abbiamo tanti scrittori fantasy che sono anche esperti di storia. Oltre all'esempio eclatante di Harry Turtledove, anche il padre (padrone per alcuni) J. R. R. Tolkien era un abile filologo i cui popoli non sono che una trasposizione fedele delle saghe norrene. Mi riferisco ovviamente a Rohan, a tutti gli effetti un tranquillo plagio, come osserva Tom Shippey.

Sarebbe però tanto più interessante osservare come la storia stessa degli autori li influenzi e come le loro opere non siano che un riflesso del periodo storico che vivono ( o credono di vivere).

venerdì 17 febbraio 2017

The Wall 6/6 (racconto)

... e siamo arrivati al finale, come sempre pareri&commenti sono i benvenuti ^^


The Wall 6/6 

mercoledì 15 febbraio 2017

The Wall 4/6 (racconto)


Come vi sembra, finora? A rileggerlo a un anno di distanza trovo che ci sia un certo conflitto tra le idee e i riferimenti (anche linguistici) che volevo inserire e la storia vera e propria. I due non sembrano fondersi come dovrebbero, ma forse è solo un'impressione mia.
The Wall 4/6

martedì 14 febbraio 2017

The Wall 3/6 (racconto)


Continua la svolta action/horror per uscire dalla monotonia dei dialoghi precedenti...


The Wall 3/6

lunedì 13 febbraio 2017

The Wall 2/6 (racconto)

(spazio lasciato libero perchè possiate inserire la vostra battuta liberale sui tempi odierni; io dopo il fuoco di fila degli ultimi mesi di improvvisati esperti di geopolitica mondiale su Facebook mi astengo)


The Wall 2/6 

venerdì 10 febbraio 2017

The Wall 1/6 (racconto)

Al momento sto ancora sbrogliando la sessione di esami invernale, che mi sta impegnando decisamente più del previsto. Non so se sia stata anche la vostra impressione, ma gennaio è sembrato durare un'eternità... quasi un anno intero compresso nel formato .rar di un mese.

Ho scritto il racconto in questione un anno fa, a febbraio/marzo 2016 e come promesso ve lo propongo dopo i risultati del concorso. Premessa che senza volervi dare bias positivi o negativi, titolo e tematica (il muro, le barriere, i confini bla bla) erano richiesti dal concorso e non mi interessavano granché, almeno non come vengono solitamente affrontati dai due opposti schieramenti Si/No.

The Wall 1/6


lunedì 9 gennaio 2017

Caitilìn R. Kiernan sulla fantascienza: "Sono troppo impegnata col meraviglioso."


Qualcuno si ricorda delle citazioni, prima del web? 
Cioè – meglio – prima che si diffondessero i social
Non sono sicuro fossero così diffuse. Certo, si sottolineavano i testi, magari si annotavano le espressioni più interessanti, come non poteva mai mancare lo studente di classico che citava il detto latino per dimostrare una sua (inesistente) superiorità. Non c'era però quella mania di citare e strafare che ora si ritrova nelle bacheche di un amico su due. Tutti citano tutto, e non c'è nulla di male nel farlo. Capita spesso che quanto si voglia esprimere sia già stato detto con termini e argomentazione di gran lunga migliore; tanto vale prendere la scorciatoia e citarlo direttamente. 

Detto ciò, anche nell'arte della citazione esistono diversi gradi. C'è chi cita banalità, chi cita oscure frasi criptiche, chi condivide citazioni altrui, chi condivide citazioni inesistenti – Einstein e Pertini, un classico. Le citazioni andrebbero affiancate agli aforismi, alle barzellette e alla saggezza popolare: tutte presenti in larghe quantità sui social, a dimostrare che si trattano di luoghi “popolari”, un po' come la piazza di mercato di una cittadina medievale. Volerle considerare luogo letterario, o elevato, o segno di chissà quale decadenza della civiltà è assurdo. 

Ultimamente, facendo alcune ricerche su Caitlin Kiernan, ho trovato una bella intervista sul Nightmare Magazine, dove l'autrice, pubblicizzando il suo nuovo romanzo, Blood Oranges, coglie l'occasione per lanciare violente frecciatine verso i colleghi e i lettori di genere. 

E' deprimente quanti autori, compresa la Kiernan, che scrive con uno pseudonimo, si siano dati allo Young Adult per portare a casa la pagnotta. Senza dubbio è una nicchia che vende e che non è la fine del mondo, perchè molti Youg Adult sono anche decenti, roba godibile senza dover perdere neuroni. Se lo Young Adult vende così tanto, vuol dire anche che viene letto così tanto: un segnale incoraggiante! Piaccia o no, lo Young Adult è qui per restare. 

Tuttavia, è incredibile che autori affermati dagli anni '90, con un lungo curriculum alle spalle e con un fedele gruppo di lettori, debbano comunque ricorrere a pubblicare contenuti annacquati, per ragazzi, solo per tirare avanti. 
Eppure, non doveva la Rete dare più libertà agli scrittori? 
Non doveva permettere contenuti audaci, forme innovative, narrazioni anti-convenzionali? 
Non dovevano gli ebook “liberare” dalla necessità di piacere a tutti, permettendo di trovare i “proprilettori? Non doveva Amazon e l'autopubblicazione... Mi fermo per pietà. 
Ovviamente è successo l'esatto opposto e oggigiorno se si guardano le classifiche degli ebook primeggiano i titoli più banali: se la copertina o il titolo ricordano un film o una serie tv di successo, la gente lo compra. Se già si capisce qual'è l'argomento, la storia, il finale, la gente lo compra. Bisogna avere coraggio per leggere qualcosa di diverso, vederselo imporre sugli scaffali, venire un minimo “spinto”: attualmente, per come funzionano le statistiche e gli algoritmi, ognuno vuole restare nella sua stupida nicchia. Il fantasy con il fantasy, lo Young Adult con lo Young Adult. 

venerdì 6 gennaio 2017

Il sapore d'assenzio della New Orleans di Poppy Z. Brite


Schizzo di Giampaolo Frizzi
La Independent Legions sta pubblicando un'interessante serie di libri, sia ebook che cartacei.

Il 2017 sarà infatti l'anno in cui Clive Barker torna sui nostri scaffali, dopo letteralmente un decennio di assenza: The Scarlet Gospels (con protagonista Pinhead!) e Mr. B. Gone (horror meta narrativo). Sono paradossalmente curioso più di leggere il secondo che il primo, anche se si tratta di una breve storia con la media di una stelletta e mezzo su Goodreads. 

Di recente, dopo aver apprezzato largamente Alyssa Wong, che è stata anche tanto gentile da retwittarmi, ho provato altre due uscite della casa, Danze Eretiche Volume 1 e Il Cimitero dei Vivi, raccolta di Poppy Z. Brite

Danze Eretiche riunisce tre racconti, rispettivamente “Un buon Posto Segreto”, di Richard Laymon, “Risvegli” di Poppy Z. Brite e “Carousel Raiser” di Paolo Di Orazio. 

martedì 3 gennaio 2017

La ragazza che sapeva troppo/The girl with all the gifts, di Mike Carey


La ragazza che sapeva troppo è un esempio perfetto di un libro ben scritto, ma uscito nel peggior momento e con il peggior marketing possibile.

Quando si verifica una moda culturale, un trend, se volete, assistiamo alla classica curva sinusoide: all'inizio le opere sono poche, ma buone, magari con un paio di classici di riferimento e un paio di nuovi romanzi/film a guidare il revival. Seguono le prime imitazioni, un'apertura mainstream, magari il passaggio dalla carta alla celluloide, con una nuova ondata cinefila. In un periodo del genere, basta che compaia la parola chiave nel testo e ci si auto-garantisce vendite superiori a quanto lo scrittore meriterebbe: un anno fa bastava citare l'aggettivo “lovecraftiano”, per garantirsi un retweet, una condivisione, una pubblicità entusiasta. Il Solitario di Providence raccoglieva entusiasmi. All'alba di questo 2017, la popolarità di H. P. accusa stanchezza, anche se un'opera come Providence gli garantisce fiato sufficiente per correre ancora qualche anno. Inizia la discesa lungo la curva; le recensioni diventano cattive, i critici si dichiarano “stufi”, la qualità scende per colpa di ultimi arrivati che cercano rapidamente di farsi una fama.