lunedì 22 maggio 2017

A ogni genere il suo sentimento, a ogni epoca il suo fantasy


Ci si lamenta spesso come online si diano per scontate troppe cose, si presumano troppi indizi, ci si abbandoni troppo volentieri a confidenze e scambi basati sulla sola fiducia.

Non giudicare un uomo dalla sua pipa,
giudicalo dal suo tabacco
Indubbiamente, nel mio campo, se si leggono alcuni blogger per anni, articolo dopo articolo, specie tra i siti giornalieri, ci si può illudere di conoscere una persona. 
Forse è anche più facile che dal vero; tra un'immagine profilo e un articolo, tra una riflessione e una dichiarata affiliazione a un hobby, una politica, una religione, diventa possibile fraintenderne il carattere, arrogarsi il diritto di giudicare. 
Devo però ammettere, che sarà forse che non ho grandi contatti online, ma non ho riscontrato quest'arroganza tra i lettori e i colleghi blogger, almeno quei pochi che ho conosciuto. Ad esempio ho qualche contatto che commenta e che conosco da anni che raramente inquisiscono dentro questioni personali, preferendo mantenere il discorso sui reciproci interessi, pure molto seri.


Al contrario, andrebbe osservato che ci sono tante, tantissime persone che conosci di viso, che sei costretto a salutare per ragioni di elementare educazione, ma che tu non conosci e che loro non ti conoscono. 
Mi sto riferendo sopratutto ai vicini di casa/appartamento, ma rimane una riflessione aperta anche ad altri campi: conoscenze sul bus, vicini della casa dell'amico, genitori dell'amico ecc ecc
Quando forzatamente sono poi costretto a una conversazione, rimango sempre sorpreso dell'arroganza degli stessi; vi potrà sorprendere, ma se vedete una persona ogni giorno, non vuol dire che la conosciate o che sappiate chi è e cosa fa. 
Guardare una persona non equivale a conoscerla; vederladal vivo” non significa nulla. Ho visto lo stesso controllore sullo stesso treno per trenta giorni, ma questo non mi ha rivelato nulla sul suo carattere, sulla sua famiglia. Sopratutto non mi permetterei mai di dirgli cosa deve fare o come deve comportarsi. E' solo una persona che “vedi”; non vuol dire niente. 
Questo contorto preambolo per arrivare a dire che qualche settimana fa mi sono ritrovato in ascensore con una persona di mia conoscenza; devo ammetterlo, più la conversazione procedeva, più mi sorprendevo dell'estrema, ottusa arroganza che mi veniva esibita dinanzi. Sull'unico indizio della mia età, la sgradevole vecchia – perchè tale era – procedeva a criticare a tutto spiano, al punto che sono rimasto allibito, le mani che mi prudevano. Ovviamente, di fronte all'ennesimo esempio della pensionata che ha raggiunto la pensione solo perché era nel punto giusto al momento giusto e che occupa un appartamento vuoto tanto quanto le sue idee, non vale la pena arrabbiarsi. 
Il suo stesso comportamento era per me una condanna sufficiente. Non resta, in casi del genere, che comportarsi cortesemente, cercando di chiudere ogni contatto il prima possibile. Inutile reagire, si avvalorerebbero solo la tesi di partenza. Che incredibile arroganza, però!

Rientrato a casa, mi sono messo davanti al Pc e ho calpestato la tastiera producendo una decina di pagine di un racconto distopico. Roba hardcore, nello stile di Alan D Altieri.
Al che, mi ha colpito il nesso... La rabbia non mi aveva spinto a scrivere un articolo, non mi aveva spinto a scrivere una riflessione, una storia fantasy, un frammento mainstream. No, la rabbia mi aveva spinto a scrivere una distopia. L'ho trovato interessante: la rabbia mi aveva stimolato a scrivere di fantascienza pessimista, distopica. Tanto più che proprio qualche giorno prima riflettevo come il genere sia ormai controproducente sotto così tanti aspetti: la distopia Young Adult è un ossimoro offensivo verso le vittime reali delle dittature; come avvertimento la distopia non funziona perchè propone sempre una soluzione semplicistica; come critica del presente di solito si risolve in una generica e irrealizzabile imitazione della Nord Corea, che come stato è un “fossile”, un'eccezione.

Il mio "fantasy" (dalla rivista art nouveau Jugend, 1896)
L'associazione di un sentimento a un genere specifico non dovrebbe sorprendere. 
Ad esempio, fino agli '40 dell'Ottocento, il romanzo come forma narrativa predominante in Italia era il romanzo storico, alla Ivanhoe. La soluzione rispondeva a criteri di praticità – superare la censura della Restaurazione – offrendo nel contempo quel divertimento apprezzato sia da chi aveva combattuto per/contro Napoleone, sia dai figli che scalpitavano per combattere ancora, mentre sul versante “nazionale” permetteva di concepire l'unificazione senza realizzarla effettivamente. 
In altre parole, il romanzo storico offriva una soddisfazione a quel peculiare meccanismo psicologico per cui si desidera qualcosa nel contempo senza volerla davvero. 
I moti del '30 e il fallimento del '48 porteranno alla ribalta il romanzo contemporaneo, ma a interessarci davvero è il romanzo che prende forma dopo l'unificazione. E' infatti impressionante constatare come gli ideali del Risorgimento crollino all'improvviso, scompaiano come niente: c'è un tentativo di unificazione linguistica con a capo il toscano, ma la disillusione è forte, fortissima, almeno per come la presenta Tellini nella sua saggistica. Come va di moda tra i culturalisti oggigiorno, si potrebbe rimproverare ai romanzieri la colpa di aver fomentato un clima pessimista con le proprie opere; per chi invece ricerca una prospettiva razionale e scientifica, diventano evidenti le magagne immense di un sistema accentrato con l'unica guida della Casa Savoia, paralizzato da letali conflitti di potere e afflitto da un analfabetismo imbarazzante, a cui difficilmente potevano far fronte i libelli e i romanzetti toscani, densi di sentimentalismo e amor di patria.
E' dunque chiaro come la narrativa disperata del periodo fosse un riflesso, un prodotto delle ansie economiche, tra crack in Borsa, fallimenti della Banca Italiana e una corruzione crescente. Per ogni De Amicis abbiamo un Verga, o per lo meno un autore Scapigliato pronto a prendersi in giro, a ricercare il brutto, il grottesco, lo psicologismo rivolto all'interiorità disinteressata alle visioni eroiche del Risorgimento.

Il mio "fantasy" (dalla rivista art nouveau Jugend, 1902)
Tutta questa pappardella, per spiegarvi come sono convinto che a ogni periodo storico, a ogni decennio corrisponda un dato genere predominante, che risulta la concretizzazione delle ansie e della struttura economica del momento. In tal senso, ritengo di poter dire con sufficiente sicurezza che la fantascienza distopica, anziché preavvertire una futura distopia, sia semplicemente la conseguenza del Crack economico del 2007 e da quel momento in poi sia stata associata per circa un decennio (2007-2017) al progressivo furore di una popolazione che si riteneva a buon ragione ingannata.
Motivazioni economiche, la “pancia”, che hanno suscitato una rabbia che sua volta si è tradotta, in un clima ancora relativamente benestante, ma velocemente eroso, in una narrativa fantascientifica a carattere distopico. Il carattere di buon attivista della distopia andava d'amore e d'accordo con la gran parte dei movimenti e dei gruppi dei successivi cinque anni, da Occupy Wall Street a Podemos.
Allo stesso modo, però, dei tanti Divergent e Hunger Games, la protesta è rimasta circostanziata, spegnendosi e risolvendosi in dibattiti sterili, dove l'ossessione per una “rivoluzione dalla rete” ha presto perso ogni contatto con la Realtà, quella con la “R” maiuscola. 
Probabilmente l'elezione di Trump è stato il canto del cigno di questo modo di pensare: migliaia su migliaia di giornalisti e blogger e attivisti intenti a fare campagna dalle proprie pagine blog, facebook, twitter... dimenticando che i sostenitori del loro nemico, Drumpf, molto semplicemente non leggevano Internet e certo non leggevano i post da loro etichettati “liberali”. La prigione della Rete ha rivelato per l'ultima volta (spero), che senza un aggancio al mondo reale non produce cambiamenti. Perchè l'Agente Smith possa incarnarsi, deve passare dalla Matrice al mondo di carne e ossa, il mondo dove a una caduta corrisponde una gamba rotta. 
La fantascienza distopica in tal senso ha dato la stura alla rabbia di quegli anni, senza tuttavia preventivarne il pericolo o fornirne una minima alternativa.

Il mio "fantasy" (dalla rivista art nouveau Jugend, 1896)
In questi mesi, al di fuori della mia arrabbiatura, pensavo a un altro genere invece trascurato, ovvero il Fantasy. Non l'Urban Fantasy, o il Weird, o la fantascienza alla Star Wars, cioè fantasy con le spade laser: no, proprio il Fantasy inteso come un mondo parallelo al nostro, straordinario e terribile. Non per forza una landa medievale, però, sì, qualcosa di classico.
High Fantasy, insomma. Bene contro Male, nei limiti del kitsch.

Il lavoro sul mio saggio del Signore degli Anelli infatti mi ha rivelato una prospettiva che già sospettavo: Tolkien attingeva in profondità alle terre dove viveva. Non all'Inghilterra come nazione e nemmeno a Oxford come mondo universitario: ma alla regione dov'era nato, alle terre e ai pochi acri a lui circostanti. E' su quei ruderi celtici, su quelle montagne erose dal tempo, su quelle lande fangose dagli strani toponimi che ha estratto l'oro prezioso della sua narrativa. Gli studi, la filologia gli hanno fornito gli strumenti indispensabili per comprendere quel mondo, per dargli forma, per forgiarlo in un'arma narrativa formidabile. Senza la documentazione, partorisci un aborto. Senza uno stile di scrittura studiato e rielaborato e rivolto al lettore, non allo stronzo arrogante dentro di te, non ottieni niente di degno. 
Non c'è, almeno per me, alcun dubbio che la geografia e la bellezza del Signore degli Anelli derivino dalla comunità locale, dalla terra dove il professore abitava, da cui ha distillato gli ingredienti che più amava – lo si vede negli hobbit, ovviamente, ma anche negli uomini di Brea, o negli elfi di Granburrone.

Qui si pone il passaggio interessante: proprio perchè legato a un ambiente quasi “di famiglia”, suo e unicamente suo, non possiamo imitare Tolkien imitando il suo genere di fantasy. E' un'operazione che non ha senso: come provare sentimenti per l'infanzia di uno sconosciuto, per i ricordi a lui cari. 
Il lettore può farlo, perché s'immedesima negli hobbit; lo scrittore non può, perché non ha il “vissuto” che aveva Tolkien, perché non ha il background inglese e piccolo borghese su cui ha costruito il suo mondo.
Sarebbe un'opera da parassita, come cercare di fingere di essere qualcun'altro. Il risultato è grottesco, non ultimo perché manca, accanto a questo elemento quasi biografico, la componente di duro lavoro di scrittura e ricerca. 

Per questo motivo, nei mesi scorsi, pensavo a scrivere un Fantasy. E mentre mettevo le mani sulla tastiera continuavo a pensare come non potevo, sebbene cercassi, attingere a quel background celtico-medievale-rurale di Tolkien. Io non sono nato in campagna, non ho mai scorrazzato tra i boschi, sono una persona urbana, a suo agio nell'architettura di una solida città vittoriana, meglio art nouveau, al più modernista: i moti dell'animo di chi ama i fioruncoli e i panorami idilliaci non mi appartengono. Ho pertanto iniziato un lavoro di scandaglio interiore. Ho lentamente, dolorosamente cercato di individuare cosa amo – a livello sociale, di identità e comunità – del mondo in cui vivo. E a sua volta quale mitologia e quale leggende e quali studi filologici posso svolgerci. L'idea sarebbe di trovare per primi gli elementi positivi, stavolta; per primi gli elementi quali valori e immagini su cui poi costruire il mio mondo fantasy. Un mondo pertanto triestino, in un certo senso; bibliotecario, in un altro; burocratico e urbano in un altro ancora. Questi sono infatti gli ambienti in cui mi muovo. Da queste basi indagare quanto più approfonditamente per scovare localmente e solo localmente, gli elementi di leggenda, i mattoni lego “mitemi” con cui costruire le fondamenta di cosa voglio scrivere.

Il mio "fantasy" (dalla rivista Jugend, da cui Jugendstil, del 1902)
Perchè questo sforzo, al di là del fatto che scrivere è l'unica cosa di cui sono capace e che ironicamente è tra le abilità più inutili e superflue oggigiorno?
Ci si ricollega al discorso della distopia e alla rabbia dell'esordio. A livello infatti nazionale e personale, ritengo che la rabbia stia cedendo il passo alla semplice tristezza. Disperazione, in alcuni casi. Ma tristezza, per lo più. La gente, lo vedo in strada, lo sento in giro, è semplicemente distrutta. Al di là dei pensionati che affollano i bus e le Poste e di chi sa che il suo posto e il suo futuro sono al sicuro, mi sembra che la gran parte della popolazione sia ormai affranta, con la calma traumatizzata del reduce. C'è un limite attraverso cui puoi pompare violenza e minacce e a livello politico, sia sulla scena nazionale che internazionale, credo sia stato raggiunto. In quest'ambiente, ipotizzo che il Fantasy come genere classico tornerà a essere letto in gran numero. Non solo Young Adult, non solo ennesime contaminazioni con altri generi, ma Fantasy con la F maiuscola, Fantasy puro.

Quando la Compagnia dell'Anello uscì in sala, non erano passati che pochi mesi dall'attentato del'11 settembre 2001. Sarebbe bastato che fosse uscito a ottobre, a novembre e una popolazione ancora “stordita”, l'avrebbe ignorato e Peter Jackson si sarebbe ritrovato a spasso. Ma La Compagnia uscì a dicembre... quando le genti erano ormai tristi, ma erano uscite dallo shock. E fu un successo, perché il Fantasy è un genere che da speranza quando si è abbattuti, è un genere che nella sua forma più pura risolleva dalla disperazione.
Quando Tolkien, a sua volta, scrisse Il Signore degli Anelli, era nella Terra Desolata degli anni '40 del Novecento, dentro quell'inferno di sangue e shrapnel della Seconda Guerra Mondiale, dove solo flebili Irradiazioni come quella di Junger o dello stesso Tolkien brillavano come fragili fiammelle nel buio più cieco. Tempi tristi, tempi in cui scrivere Fantasy.

La situazione in cui ci troviamo, tranne che per pochi privilegiati, è ugualmente cupa: ritengo che per ragioni geo-politiche ci aspetti un'apocalisse, l'equivalente del ventunesimo secolo della Grande Guerra. Per questa ragione, penso che sia di nuovo scoccata l'ora per il Fantasy e per i grandi romanzi, con cui a tenere a bada l'orrore che ci aspetta.  

venerdì 19 maggio 2017

Lo sventravampiri, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Arek Daemonclaw ucciso, l'orda del Caos dispersa al vento: Sventravampiri si apre con la città di  Praag trasformata in una Stalingrado medievale, un cumulo di macerie, catapecchie e civili che bruciano spazzatura per riscaldarsi nella neve dell'inverno kislevita. 

Felix Jaeger, con i podromi di una febbre in arrivo, sta tossendo tra le strade di Praag, quando scopre il cadavere di una prostituta, sorvegliato dalla guardia cittadina: nonostante i bifolchi siano convinti che la donna sia stata uccisa da un demone, il cadavere, completamente dissanguato, presenta due chiari fori in corrispondenza del collo. Impensierito, Felix si dirige verso la locanda dove Gotrek è intento alla sua seconda attività preferita dopo il combattimento: ubriacarsi

Nel frattempo, Adolphus Krieger sta bevendo un bicchiere di vino in una sudicia osteria, quando un nobiluomo e i suoi sgherri cominciano a prenderlo in giro. Una battuta attira una provocazione, una provocazione una rissa nel vicolo: presto Adolphus svela due canini da vampiro e con velocità soprannaturale sgonfia i stupidi sacchi di sangue che lo minacciavano. Il conte vampiro, giunto a Praag dopo la battaglia, è alla ricerca di un amuleto in possesso di un ricco antiquario del luogo. L'Occhio di Khemri è un artefatto magico, che se correttamente attivato potenzia oltre misura le capacità magiche del suo utilizzatore, rendendogli possibile il dominio non solo sui vivi e sui morti, ma persino sugli altri vampiri. Uno dei tanti, pericolosi, gingilli di Nagash... 
Adolphus purtroppo sta incontrando difficoltà a controllarsi nella città degli umani, sempre più preda della sete rossa: la prostituta incontrata da Felix è una delle tante vittime di Adolphus, che come i maghi umani, sente la magia grezza del Caos contaminare la città. 

lunedì 15 maggio 2017

La Maria Teresa di Paolo Mieli, a 300 anni dalla nascita


Lo scorso sabato si è svolta la conferenza “Ritratto di Maria Teresa d'Austria”, una veloce lectio del professore Paolo Mieli presso la Stazione Marittima. Quest'anno infatti ricorre il 300' dalla nascita dell'Imperatrice, un'occasione concorde con lo speciale legame degli Asburgo con Trieste

Dopo aver constatato con soddisfazione che io e miei colleghi della sezione giovani di Italia Nostra avevamo drasticamente abbassato l'età media in sala, saldamente sui settanta/ottant'anni, la conferenza è partita senza tanti preamboli, anche se la “puntualità austroungarica” rimarcata dall'introduzione era in flagrante contraddizione con il quarto d'ora di effettivo ritardo. Oh, well...

La conferenza, della durata di circa un'ora, un'ora e mezza se consideriamo il tempo di due domande spunte, è risultata piuttosto altalenante


venerdì 12 maggio 2017

"City of Secrets", di Nick Horth (Age of Sigmar)


Situata sulla Costa delle Zanne nel Reame delle Bestie (Ghur), Excelsis è una megalopoli fantasy-rinascimentale, costruita attorno alla sacra reliquia del Mondo-che-Era, la Lancia di Mallus
Città mercantile, snodo importante per le flotte dei duardin, della Gilda e della mafia elfica, Excelsis è un confuso aggregato di cattedrali e palazzi, stamberghe e tuguri, viuzze e ghetti. 
Una città cosmopolita rispetto alle invenzioni medievali di Warhammer Fantasy, ma piagata dalle sue stesse dimensioni: per un reame basato sul “più forte” quale Ghur, niente di meglio che una giungla urbana dove il tagliagole non è un crimine, è una professione. 

Armand Callis è un onesto caporale della milizia della Gilda, l'equivalente fantasy di un poliziotto ai primi anni di servizio, quando non ha ancora compreso che tutti in America in Age of Sigmar sono corrotti e che se non è Tzeench a prenderti, è la Cia l'Ordine di Azyr, i cacciatori di streghe. 
Visto che il suo superiore è troppo ubriaco per il giro di pattuglia, la responsabilità passa ad Armand, che conduce i suoi soldati a pattugliare le Vene, l'area più malfamata, pericolosa e corrotta di Excelsis: un sobborgo che il suo superiore era ben contento di evitare, con l'aiuto anche di una bustarella (o due). Nelle Vene, scorre il sangue: Armand scopre un traffico illecito di “glimmerings”, frammenti della Lancia di Mallus che conferiscono visioni del futuro, premonizioni altamente quotate. Questa sostanza profetica è usata dalla città come valuta pregiata, ma è controllata, come si può immaginare, con grande attenzione. Durante il combattimento, Armand si rovescia per errore addosso i “glimmerings”, ricevendo una visione del futuro di Excelsis. 
Senza far spoiler, non è una visione molto allegra... 

lunedì 8 maggio 2017

Xpo Ferens. All'arrembaggio degli oceani Weird di Alessandro Forlani


XV secolo, al largo dei mari di sua maestà di Spagna. Cristoforo Colombo e suo fratello, Bartolomeo, sono di ritorno da una navigazione tanto difficile quanto infruttuosa. La notte non porta consiglio, ma l'attacco di pirati saraceni: la nave affonda, i marinai vengono trucidati e la coppia prigioniera è presentata al capitano, un arabo rinsecchito e tatuato, lo sguardo folle: è Abdul Alhazred, autore del lovecraftiano Necronomicon

Cristoforo e Bartolomeo sfuggono – a stento – naufragando sulle spiagge di un'isola sconosciuta, non segnata sulle carte. Qui le distanze si contorcono e mutano, il tempo non segue le leggi naturali: l'isola nasconde infatti un vascello alieno, una caravella che oggi definiremmo astronave. A bordo, un attonito Cristoforo vi scopre i portolani ingialliti per navigare al di là dell'oceano, verso una Tierra all'intersezione tra i mondi, un non-luogo di cosmica intensità. 
Pasticciando con i comandi, i due vengono teletrasportati in Spagna e per poco non vengono accoppati dall'Inquisizione: è solo l'intervento provvidenziale di Abdul a salvarli, offrendo loro come condizione di fuga proprio la navigazione verso quei lidi maledetti al di là dell'Atlantico che i due hanno appena scoperto. E' l'inizio di un allucinante viaggio per mare... 

Le ambientazioni tra '400 e '500 sono ancora poco sfruttate. Le imprese marittime dei portoghesi nel '400 meritano una storia a sé, tanto sono avventurose e sanguinose: non a caso nel XV secolo la “letteratura di naufragi” diventava un vero e proprio genere a sé stante, a significare l'estrema pericolosità dei viaggi dell'epoca. La scoperta dell'America, le avventure dei conquistadores, i perigli del mare aperto, le fantasticherie mostruose di dotti e profani dell'epoca: è ancora, gioco di parole inevitabile, terra inesplorata. Hic sunt dracones

venerdì 5 maggio 2017

Lo sventrabestie, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


In seguito alla parentesi di Sventradraghi, Gotrek&Felix tornano finalmente a Praag, ormai assediata dalle orde del Caos: una gigantesca armata di guerrieri e uominibestia (tanti uominibestia!) si prepara ad assaltare le mura in un massiccio tritacarne. Il condottiero di Tzeench, Arek, sa bene di non poter aspettare: mancano ormai pochi mesi all'inverno e senza viveri e senza riparo, l'orda rischia facilmente di disgregarsi. I russi kisleviti hanno infatti fatto terra bruciata di ogni raccolto. 

Intrappolato a Pozzo Infernale, Thanquol conquista nel frattempo la fiducia dei suoi carcerieri del clan Moulder reprimendo una rivolta alla Spartaco guidata dall'ex Lurk, ora un intelligente rattogre ingozzatosi di warpietra. Con un piccolo esercito alle sue spalle, Thanquol può ora investigare gli strani affari degli umani-umani e impicciarsi negli intrighi di Arek e Praag. 

Disperato per aver dovuto abbandonare il maniero di famiglia all'avanzata del Caos, Ivan Straghov continua a compiere operazioni di guerriglia alle spalle dell'esercito, assaltando i rifornimenti, eliminando i ritardatari, fino a quando non riesce a mettersi in contatto con la zarina di Kislev, Katarin, che sta radunando per proprio conto un esercito per soccorrere la città assediata.
E' una trama secondaria, ma Ivan e i suoi “lancieri” alla polacca torneranno a giocare un ruolo fondamentale nel romanzo successivo, Sventravampiri

venerdì 21 aprile 2017

Lo sventradraghi, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


L'aeronave dei nani “Lo Spirito di Grungni” sta volando verso Kislev, quando un attonito Felix avvista dal cannocchiale un'orda caotica, che marcia incessante verso le terre degli uomini. Gotrek, Snorri e i nani reduci da Karak Dum lo confermano: si tratta di un esercito come non se ne vedeva dai tempi di Magnus il Pio. 

Nel frattempo, la glaciale Ulrika e il mago Max Schreiber scoprono che Thanquol ha teso loro un agguato, ansioso di impossessarsi del dirigibile quando ritornerà alla torre per rifornirsi: una piccola armata del Clan Moulder attacca infatti il maniero kislevita, catturando la donna e il mago e attendendo coltello alla mano di pugnalare alla schiena i nani all'oscuro della trappola. 

Quando Thanquol prova a interrogare Ulrika, la donna gli tira un calcio e l'urlo di dolore dello skaven viene frainteso dai suoi luogotenenti in attesa come un ordine di attacco (!). Fallito l'effetto sorpresa, segue una sanguinosa battaglia che impegna i primi capitoli, dove il veggente grigio per poco non abbatte l'aeronave, Ulrika libera il padre e Gotrek &Felix tentano per l'ennesima volta di eliminare la loro nemesi, salvo vederla poi fuggire con un incantesimo ad hoc. 

Sconfitto e con la coda tra le gambe (letteralmente), Thanquol rincontra Lurk, nel frattempo divenuto una mostruosità intelligente e feroce, un (quasi) rattogre ingozzatosi di warpietra. Il duo si fa lentamente strada verso l'unico accesso al mondo sotterraneo skaven, il Pozzo Infernale del Clan Moulder... 

mercoledì 19 aprile 2017

The Shadow Planet: una conclusione al sangue


Lo scorso mese mi sono arrivate le copie digitali del terzo e del quart'ultimo episodio della miniserie horror “The Shadow Planet”, un fumetto della casa Radium, sostenuta un anno fa (come passa veloce il tempo!) via Indiegogo

Sono rimasto sorpreso di quanto bene funzionino i perk solo digitali sulle piattaforme di crowdfunding. In precedenza avevo sempre pensato che se si sceglie di sostenere una campagna di raccolta fondi, tanto vale scegliere di sostenerla fino in fondo, abbrancando le esclusive e i prodotti “fisici”. In questo caso per motivi pecuniari avevo scelto di ricevere semplicemente i diversi numeri online, ma l'esperienza non ne ha risentito: anzi, non sono finito a dover pagare le spese di spedizione più del prodotto stesso, com'era successo con più di un fumetto “kickstartato” (non è tuttavia il caso della Radium, ovviamente, essendo italiana e pertanto in loco). Forse l'idea di dare una mano a progetti come giochi di ruolo&simili semplicemente acquistando soltanto il pdf non è una cattiva idea, specie considerando come siano opere (fumetti, romanzi, giochi ecc ecc) che difficilmente approdano poi agli store tradizionali. 

The Hideous Secret!” prosegue il deragliamento narrativo dei precedenti episodi, lentamente separando ed eliminando i diversi protagonisti: la comandante Jenna Scott è sotto il tiro di pistola della sua (ex) luogotenente Nikke Larsson, mentre John Vargo, alla disperata ricerca di spiegazioni per gli avvenimenti su Gliese 667, si appresta a esplorare il sottosuolo dell'inospitale pianeta. 


Il pianeta sotterraneo permette a Pagliarani e D'Amico di proseguire quell'ispirazione moebiusiana che caratterizzava il secondo episodio: giganteschi funghi, influenze fantasmatiche, megalitiche costruzioni di grandi blocchi di pietra, sapiente alternanza di colori freddi (blu, verde, viola) al calore della tuta di Vargo e delle fiammate della pistola.  
La vignetta precedente, in particolare, starebbe benissimo nella serie “Providence”, illustrata da Jacen Burrows, coincidenza che almeno per quanto mi riguarda è un gran bel complimento.  
E' difficile non guardare la “creaturain volo senza pensare ai nightgaunts di Lovecraft. 

lunedì 17 aprile 2017

The Iron Crows di Durgin e The Drowned Earth: nani fantasy e giungle tropicali


Rispetto agli anni precedenti, cominciano a trapelare i limiti di una piattaforma come Kickstarter – o meglio, i limiti del crowdfunding stesso. Risulta sempre più evidente a chi frequenta il settore, come sia necessario investire in anticipo sulla campagna, contraddicendo quello che dovrebbe essere lo scopo primario di Kickstarter: ottenere, per l'appunto, fondi con cui investire.
Teoricamente non dovresti andare su Kickstarter se già disponi dei fondi necessari per lanciare il tuo progetto; in tal caso è ovvio che risulterai avvantaggiato rispetto a coloro che stanno appena cercando di finanziare la somma iniziale.
Almeno nell'ambito che meglio conosco e di cui scrivo, cioè i tabletop games, Kickstarter sta diventando un luogo per dare risalto a un progetto, per evidenziarlo al grande pubblico: un gioco magari già affermato, già costruito e avviato da tempo, sfrutta una mini-campagna Kickstarter ottenere nuovi giocatori, per rivitalizzarsi, per espandere la propria gamma. Kickstarter come pubblicità del proprio prodotto, anziché come piattaforma per crearlo in primo luogo, quel prodotto. Ovviamente, sono il primo che finanzia progetti Kickstarter che reputo vantaggiosi, anche al di là di quanto effettivamente l'azienda avesse bisogno di usare una campagna crowdfunding. Non voglio pertanto fare il moralista. Semplicemente, si prende atto che il mercato è affollato e concorrenziale – com'è bene che sia – e che Kickstarter sta diventando un luogo dove ottenere una comoda vetrina di fronte a un palco di potenziali clienti. E durante questo 2017 sta diventando evidente, in particolare con i colossi come la Cool Mini or Not, come molte aziende stiano diventando astute, sempre più “truccando” obiettivi sbloccati e bonus in modo da mungere quanti più proventi possibili dai giocatori.
Semplici tattiche come presentare in ritardo gli stretch goals in modo da poterli ritoccare in accordo al flusso di finanziamenti, ritardandoli fino a garantirsi il massimo profitto. Ad eccezione di quella follia di Kingdom Death, le ultime “grosse” campagne si sono tutte caratterizzate per essersi “trattenute”, evitando l'inondazione di bonus gratuiti e di esclusive “forti” solitamente presenti. Di fronte a ciò reputo che tra qualche anno le campagne Kickstarter più vantaggiose saranno quelle delle nuove compagnie, non le “tradizionali” che sanno già ormai come manovrare i propri greggi di backers.

E' perciò con una certa soddisfazione che vi segnalo due diverse campagne Kickstarter, entrambe finalizzate a finanziare un gioco di miniature a schermaglie con pochi soldati dalle due parti (5/10 miniature per fazione) con altezza 28/32mm e una scala 1 miniatura 1 soldato nella vita reale.

venerdì 14 aprile 2017

Lo sventrademoni, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Con Sventrademoni William King prosegue sulle già solide fondamenta gettate con Sventraskaven, proponendo una vera e propria espansione al secondo romanzo, una versione 2.5 che recupera protagonisti e antagonisti gettandoli in tutt'altra ambientazione. Una sorta di prosegu(it)o

Come sempre succede con le avventure di King, ha tutto inizia in una locanda dove nel corso di una rissa Gotrek incontra un suo vecchio amico, Snorri Mordinaso. I due, dopo aver svuotato il locale di ogni goccia di birra, scoprono che una spedizione di nani sta per partire a giorni, diretta in uno dei luoghi forse più pericolosi del Vecchio Mondo: la Desolazione del Caos. Con grande sconforto di Felix, Gotrek accetta prontamente. 

La missione è diretta alla roccaforte perduta di Karag Dum, un tempo un'orgogliosa cittadella nanica conquistata dai lacchè degli dei oscuri molti secoli prima. Gotrek e Snorri avevano entrambi tentato di raggiungere la fortezza a bordo di vagoni corazzati, ma assediati dalle forze del Caos la spedizione si era risolta in un fallimento. 
Presso una miniera abbandonata, tuttavia, Gotrek e Felix scoprono una nuova arma rivoluzionaria, capace di cambiare le carte in tavola: i nani, in gran segreto e contro le regole della Gilda degli Ingegneri, hanno costruito un dirigibile, una vera e propria nave volante. E' lo Spirito di Grungni, guidata dal capitano-inventore folle Malakai Makaisson, un nano fattosi sventratore per progetti d'ingegneria... non esattamente in regola con le norme antinfortunistiche dei nani. Si può dire così.

venerdì 7 aprile 2017

Lo sventraskaven, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Ho sempre trovato interessante il termine “sventratore”, perchè l'originale inglese, “slayer” poteva essere tradotto in molti modi, ben lontani da quello “sventrare” che si è affermato nel tempo tra i giocatori di Warhammer. Anni fa, quando ancora esisteva Warhammer Fantasy, il team di traduttori italiano doveva accuratamente bilanciare tra l'accuratezza della traduzione e la sua effettiva utilità: è inutile tradurre alla lettera e sommergere il giocatore di omonimi che rendono le battaglie un incontro tra avvocati e linguisti.

Con Age of Sigmar vedendo come ogni singolo termine sia inglese e la traduzione abbia la stessa legnosità di Google traduttore, devono essersi affidati a uno studente retribuito con un tozzo di pane e un po' di colla per metallo da sniffare per consolarsi. Ho sfogliato un paio di Battletome (Perchè non tradurli come Libri dell'esercito, semplicemente?) e il livello di sofisticatezza è praticamente inesistente: c'è un proliferare di campioni, condottieri e “grandi guerrieri” che rendono il tutto indigeribile. Se volete invece scoprire la raffinatezza e l'indecisione che motivò la scelta dietro il termine sventratore, ci viene in soccorso il White Dwarf 66, del giugno 2004, ai tempi di Tempesta del Caos (rubrica “Brancolando nella Tempesta”, di Luca Amadori):
Prima di tutto colgo l'occasione per scrivere una spiegazione riguardo alla traduzione di Slayer con Sventratore che non ho mai avuto occasione di illustrare. Sia ben chiaro fin da subito che il termine Sventratore non mi è mai piaciuto e che non mi piacerà mai.
Quando affrontammo il libro dei Nani per la
nuova edizione vedevo già scorrazzare allegri Ammazzatroll, Ammazzagiganti, Ammazzaskaven, Ammazzadraghi e Ammazzademoni in un turbine di creste e barbe arancio e asce affilate. Ah che bello! Sì... ma avremmo avuto i Nani Ammazzatori? I Nani Uccisori (quindi Ucciditroll ecc.) o i Nani Assassini? Oh no... non c'era via d'uscita. Sventratori erano e Sventratori sembrava che volessero rimanere. Sigh!
Che tremenda sconfitta.

Se il termine Sventratore è a mio parere ancora troppo “basso”, rimane una soluzione soddisfacente. E' questo genere di sottigliezze che distingue un universo fantasy pur sempre basato su un gruppo di soldatini e dei dadi da tirare in compagnia da un hobby con una sua dignità.

venerdì 31 marzo 2017

Lo sventratroll, di William King - rileggendo la saga di Gotrek&Felix


Ci sono romanzi che affrontati a mente fredda si liquiderebbero come emerite idiozie, operette ingenue che al più intrattengono. La storia è convenzionale, i personaggi sono cliché appena abbozzati, i colpi di scena non li avverti nemmeno, sono una carezza intuibile da pagina uno. Sono romanzi che razionalmente verrebbe da demolire pezzo per pezzo. Eppure, alcune rarissime volte, sono talmente divertenti, talmente carismatici, talmente pieni di azione caciarona, che perdoni loro ogni difetto. Certo, questa non dev'essere una scusa per violare ogni regola della narrativa, eppure, ripeto, ogni tanto il miracolo avviene... 

La saga di Gotrek e Felix di William King non appartiene certo alla categoria delle opere qui sopra, non è certo tanto pessima: bisogna però riconoscere che accumula di stereotipo in stereotipo, procedendo alcune volte con tanta rozzezza da far sembrare scribacchini come Terry Brooks il Dante del fantasy. Mentre autori come Dan Abnett, pur popolando metà della Black Library, sono diventati scrittori al cento per cento, autori che meriterebbero molta più attenzione dai “letterati”, dall'altro William King tra gli anni '80 e '90 confezionava storie scritte molto alla buona, dove il materiale di base si sente parecchio. Non siamo ai livelli di un tie-in, di una trasposizione diretta, com'è ad esempio per la narrativa di Shirley tratta dai videogiochi, ma ci si avvicina pericolosamente. 
Eppure... quant'è divertente la saga di Gotrek?

venerdì 17 marzo 2017

Eroica! Recensione dello Sword&Sorcery all'italiana (Watson Edizioni)


La necessità di costruire un'ambientazione credibile, o in alcuni casi, di modificarne una già esistente per adattarla alle necessità di un plot, rende il fantasy un genere che molto più di tanti altri si accompagna bene agli studi storici. Non a caso molti scrittori fantasy sono o si improvvisano storici e accanto a una lunga tradizione americana di insegnanti di letteratura inglese che sono anche scrittori – nel caso di Stephen King sia come autori che come protagonisti nelle storie – abbiamo tanti scrittori fantasy che sono anche esperti di storia. Oltre all'esempio eclatante di Harry Turtledove, anche il padre (padrone per alcuni) J. R. R. Tolkien era un abile filologo i cui popoli non sono che una trasposizione fedele delle saghe norrene. Mi riferisco ovviamente a Rohan, a tutti gli effetti un tranquillo plagio, come osserva Tom Shippey.

Sarebbe però tanto più interessante osservare come la storia stessa degli autori li influenzi e come le loro opere non siano che un riflesso del periodo storico che vivono ( o credono di vivere).

venerdì 17 febbraio 2017

The Wall 6/6 (racconto)

... e siamo arrivati al finale, come sempre pareri&commenti sono i benvenuti ^^


The Wall 6/6 

mercoledì 15 febbraio 2017

The Wall 4/6 (racconto)


Come vi sembra, finora? A rileggerlo a un anno di distanza trovo che ci sia un certo conflitto tra le idee e i riferimenti (anche linguistici) che volevo inserire e la storia vera e propria. I due non sembrano fondersi come dovrebbero, ma forse è solo un'impressione mia.
The Wall 4/6

martedì 14 febbraio 2017

The Wall 3/6 (racconto)


Continua la svolta action/horror per uscire dalla monotonia dei dialoghi precedenti...


The Wall 3/6

lunedì 13 febbraio 2017

The Wall 2/6 (racconto)

(spazio lasciato libero perchè possiate inserire la vostra battuta liberale sui tempi odierni; io dopo il fuoco di fila degli ultimi mesi di improvvisati esperti di geopolitica mondiale su Facebook mi astengo)


The Wall 2/6 

venerdì 10 febbraio 2017

The Wall 1/6 (racconto)

Al momento sto ancora sbrogliando la sessione di esami invernale, che mi sta impegnando decisamente più del previsto. Non so se sia stata anche la vostra impressione, ma gennaio è sembrato durare un'eternità... quasi un anno intero compresso nel formato .rar di un mese.

Ho scritto il racconto in questione un anno fa, a febbraio/marzo 2016 e come promesso ve lo propongo dopo i risultati del concorso. Premessa che senza volervi dare bias positivi o negativi, titolo e tematica (il muro, le barriere, i confini bla bla) erano richiesti dal concorso e non mi interessavano granché, almeno non come vengono solitamente affrontati dai due opposti schieramenti Si/No.

The Wall 1/6


lunedì 9 gennaio 2017

Caitilìn R. Kiernan sulla fantascienza: "Sono troppo impegnata col meraviglioso."


Qualcuno si ricorda delle citazioni, prima del web? 
Cioè – meglio – prima che si diffondessero i social
Non sono sicuro fossero così diffuse. Certo, si sottolineavano i testi, magari si annotavano le espressioni più interessanti, come non poteva mai mancare lo studente di classico che citava il detto latino per dimostrare una sua (inesistente) superiorità. Non c'era però quella mania di citare e strafare che ora si ritrova nelle bacheche di un amico su due. Tutti citano tutto, e non c'è nulla di male nel farlo. Capita spesso che quanto si voglia esprimere sia già stato detto con termini e argomentazione di gran lunga migliore; tanto vale prendere la scorciatoia e citarlo direttamente. 

Detto ciò, anche nell'arte della citazione esistono diversi gradi. C'è chi cita banalità, chi cita oscure frasi criptiche, chi condivide citazioni altrui, chi condivide citazioni inesistenti – Einstein e Pertini, un classico. Le citazioni andrebbero affiancate agli aforismi, alle barzellette e alla saggezza popolare: tutte presenti in larghe quantità sui social, a dimostrare che si trattano di luoghi “popolari”, un po' come la piazza di mercato di una cittadina medievale. Volerle considerare luogo letterario, o elevato, o segno di chissà quale decadenza della civiltà è assurdo. 

Ultimamente, facendo alcune ricerche su Caitlin Kiernan, ho trovato una bella intervista sul Nightmare Magazine, dove l'autrice, pubblicizzando il suo nuovo romanzo, Blood Oranges, coglie l'occasione per lanciare violente frecciatine verso i colleghi e i lettori di genere. 

E' deprimente quanti autori, compresa la Kiernan, che scrive con uno pseudonimo, si siano dati allo Young Adult per portare a casa la pagnotta. Senza dubbio è una nicchia che vende e che non è la fine del mondo, perchè molti Youg Adult sono anche decenti, roba godibile senza dover perdere neuroni. Se lo Young Adult vende così tanto, vuol dire anche che viene letto così tanto: un segnale incoraggiante! Piaccia o no, lo Young Adult è qui per restare. 

Tuttavia, è incredibile che autori affermati dagli anni '90, con un lungo curriculum alle spalle e con un fedele gruppo di lettori, debbano comunque ricorrere a pubblicare contenuti annacquati, per ragazzi, solo per tirare avanti. 
Eppure, non doveva la Rete dare più libertà agli scrittori? 
Non doveva permettere contenuti audaci, forme innovative, narrazioni anti-convenzionali? 
Non dovevano gli ebook “liberare” dalla necessità di piacere a tutti, permettendo di trovare i “proprilettori? Non doveva Amazon e l'autopubblicazione... Mi fermo per pietà. 
Ovviamente è successo l'esatto opposto e oggigiorno se si guardano le classifiche degli ebook primeggiano i titoli più banali: se la copertina o il titolo ricordano un film o una serie tv di successo, la gente lo compra. Se già si capisce qual'è l'argomento, la storia, il finale, la gente lo compra. Bisogna avere coraggio per leggere qualcosa di diverso, vederselo imporre sugli scaffali, venire un minimo “spinto”: attualmente, per come funzionano le statistiche e gli algoritmi, ognuno vuole restare nella sua stupida nicchia. Il fantasy con il fantasy, lo Young Adult con lo Young Adult. 

venerdì 6 gennaio 2017

Il sapore d'assenzio della New Orleans di Poppy Z. Brite


Schizzo di Giampaolo Frizzi
La Independent Legions sta pubblicando un'interessante serie di libri, sia ebook che cartacei.

Il 2017 sarà infatti l'anno in cui Clive Barker torna sui nostri scaffali, dopo letteralmente un decennio di assenza: The Scarlet Gospels (con protagonista Pinhead!) e Mr. B. Gone (horror meta narrativo). Sono paradossalmente curioso più di leggere il secondo che il primo, anche se si tratta di una breve storia con la media di una stelletta e mezzo su Goodreads. 

Di recente, dopo aver apprezzato largamente Alyssa Wong, che è stata anche tanto gentile da retwittarmi, ho provato altre due uscite della casa, Danze Eretiche Volume 1 e Il Cimitero dei Vivi, raccolta di Poppy Z. Brite

Danze Eretiche riunisce tre racconti, rispettivamente “Un buon Posto Segreto”, di Richard Laymon, “Risvegli” di Poppy Z. Brite e “Carousel Raiser” di Paolo Di Orazio. 

martedì 3 gennaio 2017

La ragazza che sapeva troppo/The girl with all the gifts, di Mike Carey


La ragazza che sapeva troppo è un esempio perfetto di un libro ben scritto, ma uscito nel peggior momento e con il peggior marketing possibile.

Quando si verifica una moda culturale, un trend, se volete, assistiamo alla classica curva sinusoide: all'inizio le opere sono poche, ma buone, magari con un paio di classici di riferimento e un paio di nuovi romanzi/film a guidare il revival. Seguono le prime imitazioni, un'apertura mainstream, magari il passaggio dalla carta alla celluloide, con una nuova ondata cinefila. In un periodo del genere, basta che compaia la parola chiave nel testo e ci si auto-garantisce vendite superiori a quanto lo scrittore meriterebbe: un anno fa bastava citare l'aggettivo “lovecraftiano”, per garantirsi un retweet, una condivisione, una pubblicità entusiasta. Il Solitario di Providence raccoglieva entusiasmi. All'alba di questo 2017, la popolarità di H. P. accusa stanchezza, anche se un'opera come Providence gli garantisce fiato sufficiente per correre ancora qualche anno. Inizia la discesa lungo la curva; le recensioni diventano cattive, i critici si dichiarano “stufi”, la qualità scende per colpa di ultimi arrivati che cercano rapidamente di farsi una fama.