lunedì 27 giugno 2016

Providence 04: White Apes, di Alan Moore. Annotazioni, analisi e traduzioni.


Quarta e ultima storia di Providence, White Apes prende a modello l'orrore di Dunwich, andando a sollecitare con la delicatezza di un coltello arroventato il tema della purezza razziale e della degenerazione biologica da sempre fondamentali in Lovecraft.
Nel numero precedente, basato sull'Ombra di Innsmouth, Moore giocava con argomenti pesanti come campi di prigionia e Olocaust(i)o, mentre nei primi due, grazie al racconto Aria fredda e Orrore a Red Hook, trattava il razzismo e l'immigrazione. La posta pertanto è al continuo rialzo, gli argomenti trattati salgono sempre più d'importanza, andando a sollecitare riflessioni su argomenti “innominabili”.
In tal senso, il secondo volume della Panini Comics, in teoria disponibile da luglio, dovrebbe offrire un po' di respiro, perché raccogliendo i numeri di Providence dall'05 allo 08 si occupa di argomenti più onirici, nel campo di Kadath e compagnia bella.
Ciò non toglie, che avendo dato un'occhiata alla versione inglese, il lettore offeso dalle tematiche “impegnative” continuerà a restare offeso: sia nel gioco disinvolto che Moore fa di Lovecraft stesso e delle sue opere, sia nel suo uso delle scene di sesso, disegnate in modo da dar “fastidio” al lettore.
Se la tra-duzione e l'intro-duzione si manterranno ai livelli di questo primo numero, la Panini avrà svolto un gran bel lavoro. A questo proposito, rimango ancora dubbioso sulla scelta di una traduzione intermittente, che alterna una resa dei dialoghi in dialetto assai sofisticata a una rinuncia di alcuni termini di geografia e storia. Trovo ad esempio irritante che non siano stati tradotti i titoli dei capitoli – White Apes? Yellow Sign? Sul serio? - come d'altronde i vari libri di occultismo di cui pure esiste la versione italica. L'idea di sfruttare l'esotismo del titolo per far colpo non mi sembra simpatico verso il lettore. Tuttavia, nell'insieme posso comprendere che un lavoro come quello di Providence è nel contempo l'incubo e il sogno di ogni traduttore esperto.

Come sempre, il riferimento fondamentale da cui traggo ogni traduzione è Facts in the Case of Alan Moore's Providence, collettivo anglosassone di esperti il cui acume non cessa di stupirmi.
Ho aggiunto tuttavia qualcosa di mio, sopratutto da Providence 02 in poi: è divertente constatare, man mano che scrivo l'articolo, come anche gli annotatori si stanchino, lasciando passare intuizioni per me ovvie.
Le citazioni dai testi di Lovecraft sono invece tratte dalla solita edizione economica Newton&Compton, dalla copertina biancheggiante. Rivedendo i titoli di alcuni racconti rimango sempre stupito dalla sciatteria di certe scelte stilistiche dell'epoca. Certo, il Solitario di Providence è un autore difficile da trattare, ma tra le traduzioni del secondo dopoguerra e il recente trattamento “modernizzante” di Altieri mi pare che non ci sia ancora stato un lavoro da vero filologo dietro.
E nessuno più di uno storico o un filologo saprebbe rendere una scrittura bizantina (!) come quella di Lovecraft.

Non appena uscirà il secondo volume (Providence 05-08) continuerò con le annotazioni.
Come sempre, non esitate a segnalare errori, incongruenze o curiosità.  



White Apes 

La copertina raffigura la fattoria Wheatley in Athol, Massachusetts, basata sulla fattoria Whateley a Dunwich, come descrive Lovecraft nell'Orrore di Dunwich.

Pagina 1

Vignette 1-4

Le vignette di questa prima pagina sono realizzate usando solamente rossi e gialli, come se fossimo in prima persona nella prospettiva di un soldato col visore termico – tracciamo i contorni delle figure sulla base del loro calore. Alcuni animali cacciano in questo modo, ma questo genere di prospettiva è di solito associato nel cinema con l'alieno di Predator.
Assieme alle vignette illeggibili, comunica al lettore che il punto di vista non è umano, ma alieno.

La pagina segue gli eventi che succedono da pagina 23 in poi, ma dal punto di vista del figlio di Leticia Wheatley, il mostro invisibile che passa sotto il nome di John Divine.

Le 4 vignette sono a telecamera fissa, tecnica ricorrente in Providence, usata originariamente in Watchmen.

I bordi delle vignette sono linee dritte e squadrate, contrapposte alle linee frammentate e irregolari che rappresentano la “normalità” nel volume.

Vignetta 3

Compare Leticia “Letty” Wheatley, l'involontaria madre del mostro.

Leggiamo un dialogo fuori campo del barbiere di Black, cui arriveremo voltata pagina.

“Dicono che l'incesto inizia là dove finiscono le strade asfaltate. L'avete mai sentita?”
Tema ricorrente in molte storie di Lovecraft, si veda La paura in agguato e l'Orrore di Dunwich.

“I contadini hanno un'idea diversa del tempo, col fatto che poltriscono tutto il giorno.”
Una riflessione identica compare nel Neonomicon, sul diverso concetto di temporalità espresso da Brears e Sax. Nonostante il barbiere stia esponendo stereotipi e pregiudizi razzisti, potrebbe esserci un granello di verità in quel che dice.

Vediamo da pagina 3 che il barbiere ha un orologio rovesciato, in modo che chi guarda lo specchio possa leggerne l'ora.

“Non vedono le cose come noi e non si comportano secondo decenza.”
Un'altra osservazione sgradevole, ma corretta: nel caso di Black, i cultisti finora incontrati non sembrano avere rispetto per le norme sociali, apparendo molto promiscui.

Pagina 2

Vignetta 1

Black ha richiesto barba&capelli in un negozio di Athol, Massachusetts.
Il titolo letto dalla finestra corrisponde infatti a “Barber's Est, 1898”.
Sappiamo dal Commonplace Book la data, il 4 agosto 1919.

Il barbiere tiene in mano una candela, con la quale sta tagliando le punte dei capelli di Black. E' il vecchio metodo, alla bruciatura. Un modo desueto persino negli anni '20, il che trasmette quanto la cittadina di Athol sia arretrata. Se persino per un barbiere rimasto così indietro i Wheatley sembrano primitivi, vorrà davvero dire molto...

Il titolo - White Apes - era tranquillamente traducibile in italiano come Scimmie bianche.
Il riferimento è alle vicende di Arthur Jermyn e della sua famiglia, narrate da Lovecraft nell'omonimo racconto. 
Lovecraft, coerentemente con quanto si credeva “scienza” all'epoca, riteneva che la razza bianca fosse l'apice del percorso evolutivo, in linea con gli studi di eugenetica e un darwinismo va da se rozzo e generalista. Anziché evolversi da un antenato simile alla scimmia, si credeva che l'uomo si fosse evoluto direttamente dall'animale “scimmia”, dalle sue diverse razze.
Ne conseguiva, per queste pseudoscienze, che alcune “razze” umane, come i cinesi e gli africani, fossero più vicini alle scimmie per il loro colore della pelle e per le loro caratteristiche fisiche, di conseguenza maggiormente propense a regredire bruscamente allo stadio “scimmiesco”.
L'uomo bianco, specie se anglosassone, borghese e protestante, rappresentava invece lo stadio dell'eccellenza della cultura occidentale (vittoriana, in tal senso).
Residui di questo genere di mentalità permangono nel linguaggio di alcuni razzisti – non “negro”, ma “brutto scimmione”, orangutan, ecc ecc – ma negli anni '20 questo genere di scoperte era ancora nuovo e la sua diffusione nella popolazione normale (il primo congresso dell'eugenetica risale al 1913, ad esempio). Lovecraft, nel bene o nel male, cercava di tenersi al passo con quant'erano le scoperte scientifiche dell'epoca, tra cui le discendenze di sangue, la genetica e la purezza razziale giocavano un ruolo non da poco. Si veda in tal senso l'influenza degli studi di psichiatria sul razzismo e l'antisemitismo moderno. Erano, all'epoca, parte integrante della scienza. 
Lovecraft, da buon inglese, sviluppa la fobia per i meticci e gli incroci multietnici sia nelle Vicende di Arthur Jermyn, che La paura in agguato e l'essere nella caverna

“non sono meglio dei negri.”
I pregiudizi razziali negli anni '20 avevano raggiunto l'apoteosi, in concomitanza con le leggi sull'immigrazione e una forte influenza da oltreoceano, dall'Europa. Affermazioni del genere erano comunemente accettate. Nel Mein Kampf, Hitler loda apertamente le leggi anti-immigrazione statunitensi, additandole come modello (in chiave antisemita).

La bottiglia in mezzo è dopobarba Bay Rum.

Pagina 3

Vignetta 1

Black conferma al lettore che è ad Athol (il modello reale per la Dunwich di Lovecraft) cercando la famiglia Wheatley (l'equivalente di Moore per la famiglia Whateley).

Vignetta 2

Stregone Wheatley è l'equivalente per Lovecraft del mago Whateley.

L'orologio allo specchio è un orologio da barbiere, coi numeri invertiti in modo che il cliente possa sapere l'ora anche guardandolo dallo specchio. Una strizzata d'occhio visiva al concetto di tempo di cui discorreva il barbiere a pagina 1? Per i contadini il tempo funziona all'inverso, come per l'orologio del barbiere?

“Alloggio ad Athol da una settimana al Pequoig qua sul corso...”
Si riferisce all'Hotel Pequoig, sulla Main Street, ad Athol, ora una casa di riposo.
Black nomina l'hotel nel suo Commonplace Book.

Vignetta 3

Cass Meadows è un luogo a nord di Athol, fertile e adatta alle fattorie già da prima che arrivassero i coloni. E' ora un parco protetto.

Garland è Garland Wheatley, già nominato nel numero precedente di Providence.

Vignetta 4

Definire Wheatley uno “sciamano” sembra suggerire che sia un uomo di medicina (nell'originale inglese è infatti “Medicine Man”).

Il palo colorato è un simbolo antico per un negozio da barbiere.

Il barbiere nel Medioevo e nell'età moderna era il medico dei poveri, il macellaio e chirurgo del villaggio. Il medico universitario non toccava il sangue, sarebbe stato considerato umiliante.
Anche lo sciamano, nelle società primitive, era in realtà un medico.
Ecco una possibile interpretazione: il barbiere/medico come simbolo della scienza contrapposto allo sciamano/medico come simbolo dell'occulto e della superstizione.

Pagina 4

Vignetta 1

L'edificio a quattro piani al centro è l'hotel Pequoig.

Nonostante sia il 1919 non ci sono automobili, solo carrozze e cavalli. Athol appare come una città isolata dal tempo.


Vignetta 2

Come sempre, i flashback sono color seppia.

Laroy Starrett è Laroy S. Starrett, fondatore della L. S. Starrett Company, ad Athol. Ancora una volta, personaggi storicamente esistiti.

Dopo il giro in bus dello scorso numero, Black sembra piuttosto stanco (nota le palpebre abbassate).

Vignetta 3

Il ponte principale di Athol sopra il fiume Millers.

Vignetta 4

Un altro flashback. Come in tutte le biblioteche, si parla sotto voce, sia per non disturbare i lettori che per la natura scabrosa di quanto si sta discutendo.

“Sono arrivati dopo, da Salem.”
Un riferimento alla fuga di chi accusato di stregoneria a Salem nel '600.
Se ne parla nell'Orrore di Dunwich:
La vecchia nobiltà, rappresentata da due o tre famiglie di possidenti terrieri trasferitesi qui nel 1692 provenienti da Salem, si è mantenuta in qualche modo al di sopra del livello generale di decadenza, ma alcuni rami sono caduti tanto in basso, e si sono confusi a tal punto con la sordida plebaglia, che ormai soltanto il loro nome testimonia la nobile origine che questa gente ha disonorato.
Pagina 5

Vignetta 1

Un altro flashback.

“Con il tempo le linee di sangue possono degenerare... dal punto di vista intellettuale, morale... persino fisico.”
La bibliotecaria può sembrare una vecchia razzista e bigotta (forse lo è?) ma prima della scoperta del dna era questo il livello generale di conoscenza, non tanto tra gli analfabeti quanto tra gli acculturati che non fossero scienziati seri.

“tra quelle colline con le cime rotonde.”
Un riferimento alle colline e alle montagne descritte ne L'Orrore di Dunwich.
Il nastro sottile del Miskatonic superiore somiglia stranamente a un serpente che si torce ai piedi delle colline tondeggianti da cui nasce.
Vignetta 2

Probabilmente il cimitero che nomina il barbiere nelle istruzioni per arrivare alla residenza di Wheatley. Oggi è il cimitero di Mount Pleasant sulla North Orange Road.

Vignetta 3

“Io penso che il passato entri nel midollo di un luogo e forse anche dei suoi abitanti.”
Riflette l'attaccamento di Lovecraft con il suo passato, in particolare in riferimento a Providence.

Vignetta 4

L'Orrore di Dunwich si apre con la seguente descrizione:
Il viaggiatore che nel Massachusetts centro-settentrionale imbocchi il bivio sbagliato al raccordo del Picco d'Aylesbury, appena oltre Dean's Corners, si ritrova ben presto in una regione strana e solitaria.
Il che corrisponde perfettamente al paesaggio disegnato in questa vignetta, al “raccordo”.


Pagina 6

Vignetta 1

Riconosciamo la casa di Wheatley dalla copertina di Providence 4, oltre che dal nome Wheatley sulla casella postale.

La ruggine, il campo incolto, le chiocciole e le lumache sulla palizzata sottolineano come il luogo sia in parte abbandonato.

A sinistra di Black c'è una sputacchiera di rame per il tabacco da masticare.

Vignetta 2

Il macchinario che si vede a sinistra del gomito di Black è un vecchio modello di lavatrice.



Pagina 7

Vignetta 1

Un barile di acqua piovana sotto la grondaia rugginosa nell'angolo a sinistra è probabilmente l'unica fonte di acqua fresca per la famiglia Whateleys, considerando che non vi sono pozzi o fiumi nei dintorni.

La porta a destra alla stalla è chiusa e sbarrata con un catenaccio, come descrive l'Orrore di Dunwich:
In realtà il vecchio aveva cominciato i lavori alla nascita di Wilbur, quando aveva improvvisamente riparato una baracca e l'aveva fornita di una nuova e robusta serratura.
Vignetta 2

La stalla è chiaramente visibile nella copertina alternativa del quarto numero di Providence.

Pozze di sangue sono visibili di fronte alle porte.


Vignetta 4

Prima comparsa di Garland Wheatley.
Wheatley è l'equivalente di Providence per il vecchio stregone Whateley dall'Orrore di Dunwich.

Il modo con cui Whateleys impugna il forcone ricorda il quadro di Grant Wood, Gotico Americano.
E' anche tipico delle rappresentazioni del diavolo.
I tre rebbi del forcone sono un riferimento alle tre colonne dell'albero della vita.

Dal punto di vista della composizione della scena, Moore e Burrows usano il forcone in tanti modi diversi - qui sembra inforcare, catturare Black.

Pagina 8

Vignetta 1

Wheatley indossa amuleti e simboli magici che rappresentano la sua militanza in diverse sette e congreghe. Le più appaiono positive: abbiamo il compasso della massoneria, la scimitarra degli Shriners (sub divisione della Massoneria), la spilla degli Elks, i triangoli dei cavalieri di Pythias,  la spilla con l'aquila a due teste della massoneria del 33esimo livello, etc.

Le tre dita sollevate di Black si contrappongono simbolicamente ai tre rebbi del forcone di Wheatley.

Vignetta 2

Tobit Boggs... Zeke Hillman

Riferimenti agli eventi successi in Providence 3.

Vignetta 3

Garland è in pantofole e veste da camera, il che suggerisce come sia appena uscito di casa.

Vignetta 4

Il libro di Hali è il Kitab, o il libro della Stella Sapiente, l'equivalente del Necronomicon per Lovecraft. Il libro è per la prima volta nominato a pagina 15 di The Yellow Sign, ma viene grandemente approfondito dal secondo numero di Providence, The Hook, in particolare nel pamphlet di Suydam.

1912 è l'anno in cui nasce Wilbur Whateleys, a maggio, stando all'Orrore di Dunwich.

Pagina 9

Wheatley spiega il perché della rottura con l'Ordine della Stella Sapiente, com'era già accennato in A Lurking Fear (Providence 3).

Vignetta 1

La società e il “gruppo chiamato la Stella Sapiente” sono la stessa associazione dedita allo studio del Kitab, già nominati nei numeri precedenti. Si veda ancora una volta il pamphlet di Suydam.

Si menziona per la prima volta il Collegio di Sant'Anselmo a Manchester, l'equivalente di Providence per la Miskatonic University ad Arkham. Manchester non è la città inglese, ma il suo doppio americano nel New Hampshire. In effetti c'è addirittura nella cittadina realmente esistente un collegio di Sant'Anselmo!
A quanto pare Manchester sarà l'equivalente di Arkham e Il Collegio l'equivalente del Miskatonic.
In origine Lovecraft aveva basato la “finta” Arkham sull'esistente Salem, ma Moore già nel Neonomicon aveva scelto di associare Salem con Innsmouth.

1890 è l'anno in cui nasce Lovecraft.

Nell'Orrore di Dunwich, il gemello mostruoso di Wilbur Whateley si nutre di bestiame in grande quantità. Le vacche appaiono malate come nella storia di Lovecraft:
Eppure, pareva che la sgangherata stalla dei Whateley fosse sempre semivuota. Ci fu un periodo in cui la gente, spinta dalla curiosità, andava a nascondersi nei paraggi contando i capi che pascolavano precariamente sull'erto pendio della collina dove era abbarbicata la fattoria, e nessuno riuscì mai a vedere più di dieci o dodici anemici animali. Evidentemente qualche influsso nocivo, il cimurro provocato dal pascolo malsano o forse i funghi e i legni infetti della stalla, erano la causa di un'alta mortalità fra le bestie dei Whateley. Strane ferite o piaghe, che ricordavano vagamente delle incisioni, sembravano affliggere i capi visibili, e in un paio di occasioni, nei primi mesi, alcuni visitatori credettero di scorgere piaghe simili sulla gola del vecchio dalla grigia barba incolta e della sudicia albina dai capelli ricci.
Come nella storia di Lovecraft, il secondo piano della casa di Wheatley sta venendo rammodernato e ingrandito per contenere il simil mostro di Leticia Wheatley, ormai troppo grande per la stalla.

Vignetta 2

Un'occhiata più da vicino ai talismani e alle spillette di Wheatley.

“E' come quando hanno tirato giù quel sasso, nell'82, che se lo sono tenuto per loro.”
Si riferisce alla storia di Lovecraft Il Colore venuto dallo Spazio.

Vignetta 3

“Tanto a loro non gliene frega niente di quello che succede al raccolto.”
Uno dei tanti riferimenti sul legame tra il sangue dei Wheatley e la terra: questo è il loro territorio, la loro proprietà.
Si può vedere un contrasto tra i Wheatley (campagna) e L'Ordine della Stella Sapiente (città).

“se lo portano via di nascosto a Rhode Island.”
Suggerisce che la sede della Stella Sapiente è a Providence.

Vignetta 3-4 (compresa pagina 10)

Si può notare il contrasto tra la natura piena di vita fuori dalla proprietà dei Wheatley e al suo interno invece una generale sensazione di arido e marcio. Fuori dal cancello della fattoria, vediamo funghi sugli alberi e a pagina 10 acqua corrente, rane, tartarughe, insetti vari ecc ecc
Quest'idea sembra presa dalla descrizione di Lovecraft nell'Orrore di Dunwich:
Gli alberi dei boschi circostanti sembrano troppo grandi, e la sterpaglia, i pruni e le erbacce crescono con un rigoglio insolito per una regione abitata. Per contrasto, i pochi campi coltivati appaiono singolarmente brulli, mentre le fattorie sparse qua e là presentano un sorprendente e uniforme aspetto di decrepitezza, desolazione e decadenza.
Vignetta 4

La Profezia del Redentore è contenuta nel Kitab. Ve ne accenna Providence 2, nel pamphlet di Suydam.

Pagina 10

Vignetta 1

“Il libro dell'arabo”
E' ovviamente il Kitab.

Vignetta 2

“Diavolo, no. E nemmanco il college, dopo l'incendio del '92.”
Si riferisce all'incendio che realmente distrusse il collegio di St. Anselmo nel 1892.

“Cunnin' feller/fattucchiere...”
Variazione di uomo astuto (cunning man), un termine usato dagli inglesi per un mago di campagna in Inghilterra e in America; simile alla nostra “donna saggia”, la vecchia del villaggio ecc ecc
I maghi da baraccone dei paesini erano spesso l'oggetto del disprezzo se non del sarcasmo dei maghi operanti in città.

“Che pregiudizio meschino. Il signor Boggs di Salem ha detto praticamente lo stesso, che lui e i suoi parenti sono stati ostracizzati.”
Ancora una volta, Moore espone i “cattivi” di Lovecraft sotto una luce benevola.

Vignetta 3

“E come no? Parlano di stelle lontane e degli abissi dell'eternità e dicono che l'uomo non conta niente”
Il cosmicismo lovecraftiano descritto in una sola frase: l'uomo piccolo, sperduto, superfluo nel caos incommensurabile dell'universo.

Pagina 11

Vignetta 2

“Be', se scomparsa significa che l'abbiamo trovata con tutte le ossa rotte come se l'avessero tirata su e poi mollata per terra allora sì.”
Riferimento secondo il commentatore inglese al romanzo di Derleth The Lurker at the Threshold, una collaborazione postuma nata da due frammenti di Lovecraft.

“Se Miss Wheatley è morta nel 1890, Leticia deve per forza esser nata prima e avere dunque trent'anni nel 1919.”
C'è sicuramente un gioco di parole, con il riferimento “all'anno del diavolo”, difficile però contestualizzarlo, al di fuori dell'ovvio riferimento al forcone da diavolaccio.

Vignetta 3

“è roba cattolica”
Un riflesso dell'antipatia dei vecchi protestanti per i cattolici, particolarmente diffuso tra settecento e ottocento in America e nel 1919 ancora presente nel New England.

“come la chiesa della società a Rhode Island.”
Un altro riferimento alla sede della Stella Sapiente nella chiesa di Providence.

Pagina 12

Vignetta 1

Prima comparsa di Leticia “Letty” Wheatley. Leticia Wheatley è l'equivalente di Providence per Lavinia Whateley dalla storia di Lovecraft L'Orrore di Dunwich, dov'è descritta come:
Meno degno di nota parve il fatto che la madre appartenesse al ramo decaduto dei Whateley; era una donna di trentacinque anni, albina e macilenta, poco attraente, che viveva con il vecchio padre quasi pazzo.
Rispetto a Lavinia, Leticia ha i capelli lisci, non è macilenta e sembra aver ereditato gli zigomi di suo padre. L'albinismo può svilupparsi a causa di un pool genetico molto ristretto, con legami intrafamiliari quali la famiglia Wheatley.

Leticia Wheatley viene ritratta tutte le volte che compare dentro una vignetta con una sorta di aureola sul capo: un quadro, un tavolo ovale, la cornice del quadro stesso o di una fotografia. Probabilmente un'allusione alla sua “innocenza” all'interno della famiglia, fornita dalla sua disabilità mentale.

“Stai facendo i disegni per capire, vero?”
Quel “per capire” serve a sottolineare al lettore e a Black che Leticia è un po' tocca.

Vignetta 2

“Noi saremo nella vostra storia?”
Potrebbe riferirsi alla storia di Black, come allo stesso fumetto di Moore (un tocco meta narrativo).

Vignetta 3

“Ma lui è... ah, vuoi dire Willard. Non so proprio dove si è cacciato.”
Leticia si lascia sfuggire dell'altro suo figlio chiuso nella stalla/capanno dei macelli.

Willard è Willard Wheatley, l'equivalente di Providence per Wilbur Whateley.

“Certo, grazie, signora... Ah, signorina Wheatley.”
Black non è abitato ad avere a che fare con madri che non siano sposate, provenendo da un ambiente estremamente civilizzato quale New York.

Pagina 13

Vignetta 1

“Torno a momenti. Se Willard non se ne è andato di nuovo in collina, sicuramente starà pensando allo studio.”
Nell'orrore di Dunwich Wilbur Whateleys passa il suo tempo a studiare il necronomicon del nonno e a visitare i cerchi di pietre sulle colline.

“Stiamo facendo i lavori.”
Riferimento a come, nell'Orrore di Dunwich, il vecchio stregone Whateley ripari la casa e l'ingrandisca per ospitare il gemello di Wilbur. A differenza che nella storia di Lovecraft, con Moore manca la rampa per condurre il bestiame al secondo piano, dove si trova il mostruoso parente.

La vignetta 1-4 è a camera fissa, un classico di Moore nella serie di Providence e di Watchmen.

Vignetta 2

Il quadro sulla parete raffigura una sorta di Madonna con bambino, anche se in realtà di bambini ne abbiamo due, un chiaro riferimento ai gemelli di Leticia (Wilbur/Willard e John Divine, il mostro).


Vignetta 3

I Whateleys stanno trasferendo il gemello dalla baracca chiusa al piano superiore della casa in via di costruzione.

Vignetta 4

John Divine è un'involontaria rivelazione di Leticia.
Il commentatore inglese osserva come sia L'Orrore di Dunwich che Il Grande Dio Pan di Arthur Machen ripercorrano in chiave pagano/horror il concepimento, la nascita e la morte di Gesù Cristo, un argomento largamente studiato sia da Robert M. Price che da Donadl Burleson nel suo saggio Lovecraft: Disturbing the Universe.

Pagina 14

Vignetta 2

“Ci devono essere le figure. A tutti piacciono le figure, per quando si stancano di leggere.”
Secondo il commentatore inglese The Gentleman Mummy, non stiamo parlando di disegni infantili, ma del potere immaginifico del fumetto.
Moore si è sempre considerato alfiere di un nuovo modo d'intendere il fumetto, che “rompa” ogni sua barriera interpretativa.
A tutti piacciono le figure (il fumetto) quando si stancano delle parole (il romanzo).

Vignetta 4

“E' stato sul Sentinel Elm, accanto a Moore Hill Road, che viene dopo North Orange.”
Sentinel Elm è l'equivalente del Sentinel Hill de l'Orrore di Dunwich.
Nella Athol realmente esistente possiamo trovare una fattoria “Sentinel Elm”.

“A dirvi la verità, nei ricordi c'è qualche pezzo che mi manca.”
Nel Grande Dio Pan, vedere il dio pagano trasforma Mary, la protagonista femminile, in una malata di mente, come la stessa Leticia.

Pagina 15

La pagina lascia sottintendere come sia stato Garland Wheatley a lasciare incinta la figlia nel 1912.
Questo, ironicamente, dimostra la fondatezza sugli stereotipi dell'uomo di campagna dedito all'incesto.

Vignetta 1

“Quello che ho capito io è che papà è stato come una di quelle siringhe che ora si usano tanto per inseminare...”
Nel 1919 cominciavano a diffondersi le prime inseminazioni artificiali nell'allevamento del bestiame.

Vignetta 2

“... e cantavano i caprimulghi.”
Uccellacci che si diceva catturassero le anime dei defunti al momento della morte. Compaiono sia nel fumetto di Moore, Yuggoth Creatures, sia nell'Orrore di Dunwich.

Vignetta 3

“e papà sta disegnando gli angoli.”
Riferimento alla geometria non euclidea de I sogni nella casa stregata.

“Lui era... tante grosse palle, capito?”
Doppio riferimento, sia ai testicoli di Garland che alla descrizione di Lovecraft di Yog-Sothoth.

Vignetta 4

La zoomata da vicino dell'iride dell'occhio era già presente nel vecchio Miracleman.

Pagina 16

Vignetta 1

Un chiaro flashback: l'intercorso sessuale tra Garland Wheatley (in apparenza posseduto) e la figlia.

Il punto di vista è dagli occhi di Leticia.

Le sfere nel cielo sopra la testa di Garland prendono la forma dell'Albero della Vita della Kabala.
E' già comparso nel secondo numero di Providence, a casa di Suydam (pagina 10, vignetta 1) e sulla copertina del suo pamphlet, “Kabbalah and Faust” (Pagina 12, vignetta 4). E' anche una presenza costante nel fumetto Promethea.
Associare L'Albero della Vita con Yog-Sothoth ha senso, perchè nell'Orrore di Dunwich è Yog-Sothoth che ingravida Lavinia, si veda il seguente passaggio del racconto:
Yog-Sothoth conosce la porta. Yog-Sothoth è la soglia. Yog-Sothoth è la chiave e il guardiano della soglia. Passato, presente, futuro coesistono in Yog-Sothoth.
Questo genere di descrizione si può tranquillamente applicare anche all'Albero della Vita inteso dalla Kabala (la coesistenza dei versi periodi temporali).

A sinistra vediamo Sentinel Elm.

Pagina 17

Vignetta 1

“Willard è nella sua tana, a fare i compiti di matematica.”
Si riferisce alla mescolanza di magia e matematica presente in particolare ne I Sogni nella casa stregata.

Vignetta 2

“Io dico che è perchè non ha compagni di giochi grandi come lui.”
Si riferisce alla crescita accelerata di Willard Wheatley.

Il forcone di Garland Wheatley, posto davanti alla faccia di Leticia, sembra intrappolarla.

Pagina 18

Vignetta 1

Vediamo per la prima volta Willard Wheatley, l'equivalente di Providence per Wilbur Whateley dall'Orrore di Dunwich.
Willard corrisponde alla descrizione di Wilbur come “un caprone”:
La stranezza non consisteva in ciò che diceva, né nei semplici vocaboli che usava, ma sembrava vagamente connessa all'intonazione o agli organi stessi della parola. Anche la precocità del volto era rimarchevole, perché, sebbene come la madre e il nonno praticamente non avesse mento, il naso forte già formato e l'espressione dei grandi occhi scuri, quasi latini, gli conferivano un'aria da persona adulta d'intelligenza quasi sovrumana. Era tuttavia bruttissimo, a dispetto della sua vivacità d'ingegno: c'era qualcosa di caprino e di bestiale nelle grosse labbra, nella pelle giallastra dai pori dilatati, nei capelli crespi e arruffati, nelle orecchie stranamente allungate.
Le mani di Willard sembrano non avere ossa all'interno, ruotano e si muovono come i tentacoli del suo parente più prossimo, Yog Sothoth.


Il fatto che Willard viva in una stalla trova ovviamente una corrispondenza con L'Orrore di Dunwich, dove le stalle sono invece due:
Nell'estate del 1927 Wilbur riparò due baracche e cominciò a trasferirvi tutti i suoi libri e le sue cose.
Il ferro di cavallo sopra la porta augura la buona fortuna.

Vignetta 2

“Tu sii quello, l'arald'.”
Black continua a scambiare l'appellativo di “araldo” con il suo giornale, l'Herald e non per la sua vicinanza agli dei lovecraftiani.

I tesseratti sono un concetto matematico a quattro dimensioni analogo del cubo. I cubi che sta maneggiando Willard sono la sezione tridimensionale dei tesseratti a quattro dimensioni.

La mappa sul muro è etichettata come “Athol”.

Pagina 19

Vignetta 1-4

Per tutta la pagina, Willard manipola i cubi trasparenti in modi che riconosciamo impossibili per leggi della fisica. Inoltre volge la schiena a Black, per cui il lettore se ne accorge, mentre Black rimane all'oscuro.

Vignetta 2

“C'ho quasi un sei anni e mezzo.”
Corrisponde alla cronologia dell'Orrore di Dunwich.
Se Willard è stato concepito nella Pasqua di maggio del 1912, come il Wilbur Whateley di Lovecraft, e partorito nove mesi dopo, l'età corretta sarebbe effettivamente 6 anni e qualcosa, visto che siamo nel luglio del 1919.

La spiegazione di Willard del funzionamento dei Tesseratti è rozza, ma corretta.

Vignetta 4

“Nella storia del 'dentore, c'è il nonno fuori di zucca e la donna con la faccia bianca e il bambino che sembra cattivo.”
Doppio riferimento sia all'Orrore di Dunwich che alla vita di Lovecraft. Molti hanno osservato come la famiglia dei Whateley sembri rispecchiare metaforicamente la famiglia malata di Lovecraft, in particolare il giudizio durissimo della madre sulla bruttezza (mostruosità? Animalizzazione?) del figlio.
S. T. Joshi in realtà a questo proposito argomenta con efficacia nella sua biografia come la madre non fosse poi così crudele come si è ritenuto in passato, permettendo comunque al giovane H. P. di esercitare le sue passioni (nei libri, nella scienza, si pensi agli esperimenti di astronomia e chimica).

Può essere solo una coincidenza, ma una raffigurazione del tesseratto permette di scorgervi dentro una stella di Davide a sei punte, il che si ricollegherebbe al discorso della Kabala.

“Per questo i' manco ti guardo. Tu sii de n'altra storia.”
Riferimento meta-narrativo? Il ruolo di Black come “araldo” e marionetta di Moore per visitare i mondi di Lovecraft? O accenno a un suo ruolo da protagonista nelle storie che verranno?

Pagina 20

Vignetta 1

“Tu stai con la concorrenza, stai.”
Le spaccature e le rivalità dei diversi culti interni a Providence sono già stati trattati in precedenza - in particolare si tenga a mente il culto della Stella Sapiente.

“Come farete a riportare in cima i posti sepolti, i' non so.”
Può essere un riferimento all'isola sommersa di R'lyeh, dove dorme Cthulhu.

Vignetta 2

“Il libro con le lette Aklo”
Riferimento alle lettere Aklo, un linguaggio in codice proprio del necronomicon nell'Orrore di Dunwich, riutilizzato come meta-linguaggio nel Cortile e nel Neonomicon.
Lovecraft prese a prestito le lettere di Aklo dall'opera di Arthur Machen “Il popolo bianco”.

Vignetta 3

“E i' so chi sii meglio di chi lo sai tu.”
Riferimento allo status di Black come “araldo”, già sottolineato nei numeri precedenti, ad esempio da Zeke Hillman.

Pagina 21

Vignetta 3

Una fotografia di Willard Wheatley e presumibilmente di suo fratello - come il fratello di Wilbur Whateley, è invisibile - anche se si può avere un'idea delle sue dimensioni dalla depressione nel cuscino del divano.


“Ronald Underwood Pitman” sembra essere l'equivalente di Providence per Richard Upton Pickman dal modello di Pickamn
Come Pickman, Pitman vive a Boston.

Pagina 22

Vignetta 2

“Il ragazzo forse ha solo bisogno di coricarsi un po'. (...) già. ogni mese più o meno in questo giorno fa il suo riposino, di solito dopo sta meglio...”
Il “riposino” è probabilmente dovuto all'anormale crescita corporea e cerebrale di Willard.

Vignetta 4

Bear's Den (in originale nella versione italica) è una piccola caverna vicino ad Athol e compare nell'Orrore di Dunwich.

Pagina 23

Vignetta 1-4

Vediamo adesso - e sta in ciò la genialità di Moore - la stessa scena della pagina iniziale da un punto di vista stavolta “umano” e non dell'essere invisibile.

Black non sembra accorgersi (ma il lettore attento sì!) che la stalla non contiene attrezzi per il macello (come aveva invece stabilito Wheatley a pagina 7, Vignetta 4) ma al contrario dei quadretti, come una camera da letto.

Sia Leticia che Willard possono vedere il mostro/figlio John Divine.

Pagina 24

Vignetta 1

Saint Anselm - Vedi Pagina 9, Vignetta 1.

Vignetta 2

Be', gli Stellati sono ancora parecchi... - Vedi pagina 9, Vignetta 1.

“Ora che andate a Manchester... “
Wheatley non sa che Black sta effettivamente per andare a Manchester, per cui questa è una delle sue dimostrazioni di preveggenza/magia.

Pagina 25

Vignetta 4

E' l'identica intersezione di pagina 5, Vignetta 4.
Sui cartelli leggiamo rispettivamente, Old Turnpike e North orange Road.

“There was no hand to hold me back/non vi fu mano a trattener la mia”
Sono i primi due versi di un poema di Lovecraft, The Ancient Track, che continua la pagina seguente.


Pagina 26

Vignetta 1-4

Prosegue il magnifico poema The Ancient Track.

Moore sua ancora una volta la camera fissa, dando stavolta l'impressione che ci sia qualcuno (oltre al lettore) che guarda Black.

Zaman's Hill è il titolo di una breve storia di Lovecraft.
Il poema invece proviene dalla raccolta Fungi from Yuggoth.

2 commenti:

Unknown ha detto...

Complimenti (e grazie) per questo lavoro, utilissimo (prevedo una ulteriore rilettura alla luce di questo quarto post).

Coscienza ha detto...

Rileggi, rileggi, che Alan Moore si presta molto bene alle riletture ( in effetti, sono quasi obbligatorie, alcune volte).