venerdì 15 maggio 2015

Il femminismo di Mad Ma(r)x: Fury Road (intervista)


Nei videogiochi il sandbox identifica arene di gioco liberamente esplorabili, in cui si sviluppa la storia e dove il giocatore si aggira a suo piacimento. Gli esempi più famosi derivano dalla Bethesda: la noia ripetitiva di Elder Scrolls, le desolazioni post-bomba di Fallout. Il sandbox è letteralmente lo “scatolone” di sabbia dove il giocatore può sbizzarrirsi a esplorare l'ambiente, forgiando una sua personale storia: come il bambino nella sabbiera del parco, o in spiaggia costruisce con paletta&secchiello città e villaggi in cui ambientare le proprie storie, ugualmente al giocatore è dato un “sandbox” con cui giocare ed esplorare.
Ovviamente, un bambino senza fantasia si diverte poco, e ugualmente un gioco sandbox mal fatto o poco ispirato può avere risultati disastrosi. E' obbligatorio che il mondo sia oltre che esplorabile, credibile; deve offrire al giocatore fondamenta solide, npc dignitosi, quest ben scritte e in ultima analisi un'attenzione maniacale ai dettagli. Dev'essere un mondo vivo, reale: il giocatore non deve interrogarsi se è dentro un videogioco; deve crederci nel momento in cui gioca. 


Possiamo applicare il modello sandbox a un film?
Ovviamente, esistono limiti e vantaggi, derivanti dal passaggio di medium, ma nel caso di questo Mad Max: Fury Road, possiamo legittimamente parlare di sandbox. Il mondo – desertico e sabbioso, ahah – di George Miller appare esplorabile su così tanti livelli da perdere il conto.
E' un mondo vivido, sgargiante, lontanissimo da quei teatrini di carta a base di supereroi e commediucce familiari che vanno tanto di moda rispettivamente tra adolescenti e pensionati. 
Il mondo postapocalittico di Fury Road è un panorama talmente straripante di dettagli che risulta impossibile per qualsiasi vedente dubitare della sua esistenza. Riesce nell'impresa a dir poco rara di mostrare un panorama alieno, governato da regole arcaiche e assurde. Gli npc che vagano per queste lande devastate fanno sembrare gli abitanti di Borderlands, di Fallout, di Rage, di Mad Max: Thunderdom cittadini educati e civili. Hanno talmente abbandonato la propria umanità da lasciare alle spalle un guscio vuoto, un corpo umano abitato da sentimenti e culture lontanissime dalla nostra. Già di per sé l'aggettivo “post” implica un abbandono del mondo precedente, ma nel caso di Fury Road abbiamo un post-post!
Siamo “post”(eriori) la civiltà precedente: l'apocalisse.
Ma siamo anche post il survivalismo e la ricostruzione che normalmente segue. Il post-apocalittico, per l'appunto.
In Mad Max: Fury Road siamo a post a sua volta il post-apocalittico stesso: la civiltà – ma dovremmo chiamarla zoologia – che ne è emersa non condivide nulla col mondo precedente. E' per l'appunto totalmente aliena.
Eppure, nonostante questa “alienità”, Miller confeziona un mondo completamente credibile.
Mentre il film procede sembra davvero di poterlo esplorare in lungo e in largo; che dando un colpetto alla telecamera potremmo inquadrare un altro dettaglio del posto, e non le tende del set, o dei furgoncini degli effetti speciali. Questo carattere si somma bene al sandbox di generi e tematiche; il motore del plot macina ogni genere di critica, bruciando ogni politica e ogni tematica contemporanea per alimentare una trama di scoppi di azione convulsa.
In tal senso il film è un sandbox, perché lo spettatore ci potrà confezionare il messaggio e la storia che vuole, oscillando a un aspetto all'altro. Esattamente come il sandbox è riutilizzabile a piacimento per avere nuove esperienze, ugualmente Mad Max: Fury Road può venir guardato e riguardato anche solo mutando protagonista su cui concentrare l'attenzione.

Il tema maggiore del nuovo Mad Max: Fury Road è chiaramente il tema femminista. Considerando che non ho le competenze per giudicare e recensire i film, non proseguo quest'abbozzo di recensione: ma vi porgo invece questa intervista condotta dal Time a Eve Ensler.

L'ho tradotta in questi giorni. Trovo che dia una prospettiva diversa al film, rispetto a quanto ne hanno parlato i recensori di lingua italiana, troppo intenti a diatribe “Non c'è Mel Gibson!!1 Bruttoh!” o a inutili nostalgie anni 80' dei precedenti film della saga. 
Ovviamente va preferita la versione in originale, e ovviamente eventuali errori/distorsioni della traduzione si devono alla mia incapacità... ^___^

Time: E' davvero raro che un film blockbuster con grandi produttori tratti questi temi, per non parlare di coinvolgere qualcuno con il tuo background sul set per delle consultazioni. 
Com'è potuto succedere?

Eve Ensler: Ha sorpreso tanto me quanto ha sorpreso te, che è poi il motivo per cui ho deciso di accettare. Penso che il (regista) George Miller mi abbia sentito dare un discorso sui diritti umani a Sidney. Mi ha chiesto se fossi disposta a venire in Namibia per una settimana, dove stavano girando e lavorando con i membri del cast – le mogli in particolare. Voleva che dessi loro una prospettiva sulla violenza contro le donne intorno al mondo, in particolare nelle zone di guerra.
Ho letto la sceneggiatura e sono rimasta sbalordita. Una donna su tre su questo pianeta verrà stuprata o picchiata nell'arco della sua vita – è un tema centrale dei nostri tempi, e questa violenza è legata a ingiustizie economiche e sociali. Il film affronta questi argomenti senza paura. Penso che George Miller sia un femminista, e abbia diretto un film femminista. E' davvero straordinario da parte sua riconoscere che gli servisse una donna che avesse conoscenze dell'argomento per aiutarlo.


Una parte del motivo per cui vediamo così poche storie femminili nei film è che ci sono davvero poche registe cui vengono affidate le redini di grandi progetti come Mad Max. Ovviamente, questo film è stato diretto da un uomo, ma nel contempo resta un film femminista. Pensa che le femministe risponderanno dicendo, “Bene. Questo è un passo in avanti. Ma non sarebbe stato meglio se fosse stato diretto da una donna?”

Accolgo gli uomini che sono femministi. Non vivo in un mondo di o questo/o l'altro. Vivo in un mondo di questo e molto di più. Ovviamente, abbiamo bisogno di molte più donne e molte più donne di colore e molte più donne che abbiano sperimentato possibilità cui finora non hanno avuto accesso. Ma penso che questo film incoraggerà tutto ciò, quando le persone vedranno quant'è emozionante e avvincente.


Hai lavorato vent'anni per terminare la violenza contro le donne. 
Come hai condiviso tutte queste esperienze con gli attori?

Mi hanno fatto domande sui loro personaggi. Che cosa dovrebbe comportare essere uno schiavo del sesso a lungo tenuto in cattività? Come dovresti sentirti ad accudire un bambino di qualcuno che ti ha stuprata? Che cosa dovrebbe comportare sentirsi vicina al tuo aguzzino nonostante l'abuso, perchè è andato avanti così a lungo? Il modo in cui, dopo che sei stata stuprata, il tuo corpo diventi un posto da cui dissociarsi, un luogo di terrore. Volevo dar loro un po' di contesto. Abbiamo parlato delle donne di conforto, che erano tenute come schiave dai giapponesi (in Corea nella Seconda Guerra Mondiale n.d.T.) e riguardo lo stupro e la violenza in luoghi dove ho speso molto del mio tempo, dalla Bosnia, al Congo, ad Afganistan, ad Haiti. Abbiamo parlato del traffico sessuale in America, che è in crescita.

Moltissimi film promettono che avranno “forti personaggi femminili”, ma finiscono sempre per diventare damigelle (da salvare n.d.T.) o aiutanti del protagonista. 
In che modo pensi Mad Max sia differente?

George stava studiando come creare donne emancipate, non vittime e penso che ci sia riuscito. Non ricordo d'aver visto così tante donne di diverse età in nessun film prima d'ora. Sono rimasta stupefatta dalle donne più anziane nel film, che sono buone combattenti esattamente come gli uomini. Non l'avevo mai visto prima. Hanno tutte così tanti obiettivi e libertà.
Il personaggio di Charlize inoltre è davvero feroce. Ma nello stesso tempo, è compassionevole. Ed è un risultato difficile da raggiungere. Si sente che tutte le donne sono complete, in termini di background e storie personali. Persino qualcosa di secondario come i vestiti nel film: nell'incipit sono spogliate e vulnerabili e oggettificate. Ma verso la fine, hanno di nuovo i loro vestiti addosso. Si sono riprese i loro corpi indietro e si sono emancipate in un qualche modo fondamentale.
E la storia del film: donne disposte a fuggire un carcere dorato per la libertà, e disposte a rischiare la vita per emanciparsi. E' la rivoluzione femminile contro il patriarcato.


Ho anche apprezzato che queste donne forti siano compassionevoli e non vengano punite per esserlo.

Tutte le donne nel film mantengono la loro femminilità. Sono capaci di affetto e amore, e nel contempo sono combattive. Finiscono per diventare tutte queste cose. E' un quesito fondamentale: come possono le donne sopravvivere in una cultura violenta, e patriarcale? Come possono mantenere pure le loro anime in una zona di guerra?

E questa domanda non viene abbandonata a favore di qualche storiella d'amore.

Non è fantastico? (George) avrebbe potuto facilmente mettere assieme Charlize e Tom. Ma l'idea è stata, non gireremo un film su una donna che abbandona ogni sua conquista per innamorarsi di un uomo. Combatteranno fianco a fianco, e la donna salverà l'uomo in un dato momento, e lui salverà lei in un altro.

Pensa che se il film avrà successo al box office, proverà che gli spettatori vogliono vedere anche storie femminili?

Lo spero. Penso che George l'abbia fatto in un modo che ha qualcosa di geniale, e sia riuscito a intrecciare queste storie in un film che attirerà tantissime persone per diverse ragioni. Al suo nocciolo, è la storia di una donna. In una delle scene, mostra queste macchine mungitrici dove le donne non sono altro che il loro latte, ed è talmente simbolico. Persino il primo cartello, dove c'è scritto, "Le donne non sono cose". Dove l'abbiamo mai visto prima?

E' una sorta di femminismo camuffato. Quando annunci nelle anteprime – una donna guerriera fugge con delle schiave del sesso – non sembra necessariamente un blockbuster. Ma considerando che è un film d'azione, gli uomini andranno a vederlo. Qualcosa di simile è successo con un altro film estivo: Amy Schumer, che è una commediante femminista dichiarata, sta per avere successo con la commedia romantica Trainwreck. C'è LeBron James nel film, che penso potrebbe attirare spettatori maschili che altrimenti non sarebbero interessati. E' questa sorta di femminismo camuffato, il modo migliore per affrontare le diseguaglianze contro le donne, al cinema?

Un giorno, non avremo da camuffarci. Un giorno sarà tutto finito. Una delle grandi cose di questo film è che quando hai delle donne al tuo fianco, hai migliori possibilità di sopravvivere. E' chiaro che staremo tutti meglio, quando le donne raggiungeranno l'eguaglianza. Non vogliamo dominare. Vogliamo solo che alle nostre storie si dia eguale considerazione – di poter avere anche noi una chance sul campo da gioco.

Fonti:
Un'interessante recensione di Dangerous Minds, che avvicina George Miller al grande Jodorowsky.
Nel documentario "Dune", Jodorowski considera la fantascienza come un grande scenario dove ambientare le passioni umane: astronavi, pianeti e lotte interstellari sono fondamentali per immergere lo spettatore in una scenografia baroccane più ne meno come nei vecchi teatri. A rifletterci un po'... Non fa lo stesso Miller, solo sostituendo a razzi e jet spaziali, automobili modificate?


L'uso del termine sandbox per altri generi compare nella recensione al primo n. di Providence, di Alan Moore (in uscita a fine maggio). L'uso che faccio del termine è lo stesso.

5 commenti:

Marco Grande Arbitro ha detto...

Sarà un piacere vederlo!

Pixel ha detto...

Senza dimenticare che uscirà davvero un gioco sandbox di Mad Max, creato dallo stesso team che ha fatto il gioco sandbox più bello di sempre, ovvero Just Cause 2 ;P

Coscienza ha detto...

@MarcoGrandeArbitro
Un piacere per gli occhi e per l'adrenalina!

@Pixel
Sei il 666' commento sul blog, sentiti onorato! :-D

Just Cause 2 lo trovavo leggermente noioso dopo un po', ma la distruzione totale mi divertiva parecchio. Vedremo... L'anteprima mi sembrava promettente.



Unknown ha detto...

Ciao!
Ho appena scoperto questo blog, ti faccio i miei complimenti perché è molto bello e ben fatto.

Questo film già mi attirava prima, dopo aver letto questo articolo voglio vederlo per forza!

Coscienza ha detto...

@Arya94
Benvenuta!
Il blog è tutt'altro che bello, gli manca un'immagine di copertina e tanti gadget che hanno i blog "famosi". Ma se ti piace son contento :-D

Il film merita! Se ti va, fammi sapere poi che ti è sembrato.