venerdì 25 luglio 2014

E il coyote licantropo ululava alla Luna rossa... (Luna Coyote, di Samuel Marolla)


Avevo già incontrato l'ottimo Samuel Marolla leggendo Imago Mortis, che un paio di mesi fa mi colpì per la vividezza rara di descrizioni e personaggi; la prosa sembrava posseduta da un demone inarrestabile, che sebbene a volte dimenticasse per strada virgole e punti, trascinava il lettore in una storia decisamente senza pause. Il protagonista sniffatore simpatizzava subito col lettore e più che l'elemento fantastico spaventava la giungla urbana in via di totale, inarrestabile disfacimento fisico e morale.

Luna Coyote salta invece al Weird Western, posizionandosi saldamente nell'Ottocento della grande frontiera. Conoscerete, che siate appassionati o meno (io non lo sono), l'intero repertorio del Far West: cowboys e indiani, ranger e messicani. Le ferrovie coi cinesi, i saloon con procaci fanciulle puttane, l'epica delle colt sotto il sole di mezzogiorno e degli sceriffi col cappio pronto alla mano. 
Scriveva Manfredi in un romanzo (bruttino, come tutti i suoi) che gli italiani conoscono meglio l'America di Tex Willer che la propria patria. E' senza dubbio vero, sebbene non riesca a vederci nulla di negativo in quest'amore per la natura e il coraggio intrepido.

Tuttavia... Prendete tutti questi cliché e topos e nel caso di Luna Coyote gettateli via. 
Non c'è nessuno di questi stereotipi nell'opera di Marolla, che sembra invece privilegiare il punto di vista di quanti normalmente nascosti e oppressi: nel primo paragrafo il pov è quello dell'antagonista che è un razzista violento, qual'erano molti più cowboys di quanto i film lascino ammettere. 
Nel secondo caso, il pov è di un negro fattorino – un personaggio a dir poco inconsueto, se non come spalla comica del protagonista.

Oltre ai bordelli vi erano i magazzini dei cinesi.
Quelli se ne stavano fuori, su panche di legno, con le loro tuniche nere, i cappelli di paglia a forma di piatto rovesciato, e lunghi bastoni sui quali si appoggiavano, e con i quali probabilmente si rompevano le ossa a vicenda quando avevano da ridire fra loro. Attendevano i clienti, cioè i bianchi sui carri, che venivano a contrattare la loro merce, a comprarla all'ingrosso, a buoni prezzi, e portarla a tonnellate su a Los Angeles; alcuni compratori venivano addirittura da San Francisco. I cinesi erano i padroni di tutto: i sigari sopratutto erano la loro specialità, ma non solo; anche calzature, pannilani, conserve di frutta. E se volevi costruire qualcosa, su al nord, dovevi rivolgerti a loro.
L'edilizia era esclusivo appannaggio dei figli del drago, e dovevi venire qui, nelle loro comunità costiere, a parlare coi loro pezzi da novanta, i loro anziani, per mettere su una squadra. Quelle vecchie mummie rinsecchite ti trovavano cento manovali esperti in un'ora, te li spedivano a calci su fino a Sacramento, se avevi urgenza, li facevano lavorare giorno e notte finché non gli usciva il sangue dal culo, e il padiglione era bello che pronto. Le scuole, gli ospedali, i tribunali, persino le missioni cattoliche: le costruivano i cinesi, e se volevi trattare con loro, da questa parte della California, beh, dovevi venire qui, o a Monterey, o sulla Punta dei Pini.


A ciò Marolla aggiunge una dose di soprannaturale decisamente superiore alla media; in effetti è un western in cui la Magia spunta fuori in continuazione. Non si può parlare dell'irrompere della “magia”; il western di Marolla straripa a tal punto di mitologie, maghi messicani e indiani, coyote licantropi e mummie parlanti che si può parlare più di fantasy western che opera storica.

Blackfull rantolava dietro di me e, in un paio di occasioni, credetti di sentirlo bisbigliare in una lingua che non avevo mai udito prima, diversa certamente dalle lingue dei cristiani ma anche da quelle indiane; infine, oltre un arco naturale di roccia incastonato nella montagna, si distese di fronte a noi una piana di terra battuta, bruna, scoscesa, alla cui estrema propaggine meridionale era infilato un cartello sbilenco: 
miniere d'argento di Silverado
su cui qualcuno, in vernice rossa, aveva scritto successivamente:

argento finito, l'orrore attende nelle miniere

L'atmosfera mi ricorda vagamente il gioco da tavolo Shadows of Brimstone. Scorrete gli artwork, per farvi un'idea. 
Cormac La Bauve è un uomo maledetto: il suo cavallo è in realtà una creatura infernale che lo segue ovunque vada, accompagnandolo giorno dopo giorno all'Inferno cui è stato destinato. La Bauve, stupratore, sadico e bandito se l'è ovviamente andata a cercare, ma questo non lo scoraggia dal chiedere aiuto alla semi-mitica figura di Dirk Blackfull, un pistolero con le mani troppo a lunghe immerse nella magia indiana per essere completamente “umano”. I tre personaggi; il cavallo-demone, un cannibale dalla forza sovrumana, il maledetto e traditore La Bauve e il tatuato Blackfull saranno perciò destinati a scontrarsi tra mille scintille...

Come sempre, nulla è perfetto.
In particolare, al di là della brevità della storia, i dialoghi pur spassosissimi sembrano a tratti un po' forzati. L'idea, credo, sia stata di riprodurre il flusso di parolacce e la ritmica esagerata di una dime novel e il risultato prende pieghe grottesche.
Si veda quest'esempio:

LaBauve si voltò verso il mucchio, li squadrò uno per uno, poi scostò il poncho rivelando le due Smith e Wesson infilate incrociate dietro il cinturone. – Se volete provare un nuovo alcolico, figli di troia, vi mando sottoterra a bere a gargarozzo la piscia che farò sulla vostra tomba. - disse, e rimase immobile a guardarli.

A bere a gargarozzo! Non è bellissimo? Da quant'era che non sentivo espressioni del genere?

Secondo difetto, ancor più soggettivo, è l'abuso di descrizioni naturalistiche.
Documentarsi è obbligatorio, ma saccheggiare il dizionario di termini di botanica e fauna americana lascia esausti. Pini, edera nera, “rosso cinabro del quarzo”, azalee... C'è un intero catalogo.

Nell'insieme Luna Coyote sembra prestarsi bene a una serie, cosa che spero si concretizzi in realtà: gli spunti non mancano, tra Wendigo e influenze dal New England.  

Fonti:
Sito personale di Samuel Marolla.
Pagina ebook (Amazon) Luna Coyote.

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