venerdì 30 settembre 2016

Providence 08. The Key, di Alan Moore. Annotazioni, analisi e traduzioni.


Considero Providence 08 uno dei turning point della saga di Alan Moore.
Nei numeri precedenti di Providence, l'elemento orrorifico era predominante: che fosse politico, cosmico, sociale, gore, puramente soprannaturale, lo scopo era trasmettere la paura e l'angoscia del protagonista. Con Providence 08 invece, il discorso si apre ad altri sentimenti e altri orizzonti, pur restando pienamente nei canoni lovecraftiani.

Vediamo qui compiutamente all'opera quale ampiezza, quale dimensione abbia preso la ricerca di Moore: invece che limitarsi, come tanti epigoni pennivendoli, ai racconti dell'orrore, il buon Alan arriva finalmente a trattare le Dreamlands di Lovecraft. Comprende perciò che non tutto Lovecraft è horror e non tutto Lovecraft è Cthulhu; realizzazione a cui molti sedicenti “appassionati” ancora non arrivano. Sul suo sito, S. T. Joshi ha sottolineato più e più volte quanti e quali interessi nutrisse Lovecraft; come al di fuori della fiction avesse coltivato una personale filosofia e stile di scrittura che pur rigettando (nei contenuti) il Modernismo, in realtà (nella forma) lo adottava senza remore.
Uno studio dell'epistolario, come della filosofia lovecraftiana è ancora parziale e frammentato: e uno dei principali ostacoli resta senza dubbio l'ostinazione con cui sia fan che anti-fan si concentrano su una minima parte di quanto ha scritto, trascurando tutto il resto.
Dove sono gli studi sul concetto di scienza per Lovecraft?
Sulla sua evoluzione filosofica?
Sul newdealismo/interventismo statale degli ultimi anni?
Dove sono – è il nostro caso – gli studi sulla sua produzione dunsaniana, di stampo onirico?

Per i fan, ogni minimo aspetto della vita del povero H. P. dev'essere ingigantita, distorta, mitizzata fino a trasformarla in un aspetto dei suoi racconti. 
Quel dato evento traspare in quella data opera; quel trauma in quello specifico mostro... 
Quando questo genere di analisi non funziona, il fan si limita a cercare dettagli inquietanti, sulla base del semplice assioma: racconti inquietanti = scrittore inquietante. Dall'altro, gli anti-fan si limitano a riprendere queste scenette, queste citazioni della vita di Lovecraft, capovolgendole però in chiave negativa: l'inquietudine diventa così razzismo, fobia, nazismo, comunismo ecc ecc
I fan e gli anti-fan (etichetta dove raccolgo sia gli haters puri che alcune frange intellettuali) sono però stranamente simili: entrambi cercano un Lovecraftmitico”, probabilmente mai esistito, dotato di orribili o meravigliose caratteristiche a seconda dell'interlocutore.

Perchè finalmente si riconosca il valore di Lovecraft bisognerebbe abbandonare questa “idolatria” di Lovecraft per abbassarlo a quanto ha sempre voluto considerarsi: un essere umano tra i tanti, contraddittorio e propenso a cambiare come tutti. Si potrà allora accorgersi di quanti e quali aspetti si continua a trascurare, senza infognarsi nelle solite polemiche.

In Italia, lo studio di Lovecraft è nel vicolo cieco dell'evoluzione a causa della traduzione mancata di ogni studio accademico serio: ogni articolo su Lovecraft vi sa citare due soli autori: Stephen King e Houellebecq. Ironia delle ironie, sono due autori tra i peggiori nel campo, sostenitori a oltranza di un Lovecraft talmente stereotipato da risultare una marionetta, un involucro che ha l'unico scopo di contenere le idee dei due autori, senza il minimo legame con la realtà, che sia la bibliografia, o l'epistolario del Solitario di Providence. 
King, che ritrovo citato ovunque in articoli persino universitari, o presunti tali, non ha mai compreso nulla di Lovecraft, se non quei due concetti e quei due personaggi da plagiare a oltranza. Non metto in dubbio che King sia un bravo romanziere, ma non è uno studioso e si vede: non c'è alcuna riflessione seria su Lovecraft, il che bene si accorda con il suo anti-intellettualismo
Houellebecq “inventa” il suo Lovecraft per adattarlo alle sue idee politiche, tirando fuori qualche idea interessante (le osservazioni sullo stile di scrittura, ad esempio, le critiche a Freud) ma in ultima analisi anche lì Lovecraft non esiste, ne sopravvive solo un esagerato “mito”. 
Non abbiamo roba tosta, cazzuta, non abbiamo nemmeno le fondamenta: rendiamoci conto che tutt'ora S. T. Joshi è stato tradotto in più lingue, russo compreso. Russo, diamine! 

In America, è ormai impossibile menzionare Lovecraft senza ricevere una minaccia; o da chi ti accusa di razzismo, o da chi ti accusa di svalutarlo. Stretto tra le due morse, non c'è da sorprendersi se S. T. Joshi stia diventando sempre più un vecchio malmostoso chiuso sulla difensiva. Dev'essere frustrante vedere svanire il lavoro di una vita da scrittori ansiosi di sollevare un po' di pubblicità gratuita, che sia insultando, o all'opposto dichiarandosi il suo nuovo “erede”.

Con questo ottavo numero di Providence ci spostiamo nella direzione giusta, per altro finalmente ponendo su carta un Lovecraftuomo” che sia credibile senza risultare macchietta. Mostrare le Dreamlands forse spingerà qualche fan a interessarsi a qualcosa di diverso dal Ciclo di Cthulhu, anche se sono pessimista al riguardo...  

Come per gli ultimi 3 numeri delle annotazioni, le prime 13 pagine sono state tradotte da Matteo Poropat della Tana dello Sciamano. Fateci un salto, sta per lanciare un'interessante rubrica su Hellboy tra cinema e fumetto. Le annotazioni sono come sempre tratte da Facts in the Case of Alan Moore's Providence


The Key


In breve: Robert Black esplora le terre del sogno con Randall Carver. In seguito Carver e Black partecipano a una conferenza di Lord Dunsany dove Black incontra H.P. Lovecraft.

Copertina

La scena rappresenta l'interno della casa di Randall Carver a Boston.

Randall Carver è l'equivalente del personaggio lovecraftiano Randolph Carter. Carver è apparso per la prima volta in Providence 07, pagina 26, vignetta 3.

Pagina 1

Vignetta 1

“Wallace Tillinghast” e “aeroplano segreto” sono parte di un inganno avvenuto realmente, descritto ne Il libro dei dannati di Charles Fort, libro che Lovecraft conosceva. Il nome potrebbe aver fornito un'ispirazione per il personaggio di Crawford Tillinghast, l'antagonista nel racconto di Lovecraft Dall'altrove.

“Stella Sapiente” è il Venerabile Ordine della Stella Sapiente, la congrega americana associata con il libro della Stella Sapiente, noto come Kitab, l'analogo del Necronomicon (cfr. l'opuscolo di Suydam descritto in Providence 02).
Henry Annesley compare da Providence 09 (pagina 1, vignetta 3) ed è l'equivalente di Crawford Tillinghast dal racconto “Dall'altrove”, ed è in qualche modo connesso con Shadrach Annesley (visto in Providence 03, pagina 7, vignetta 4). Annesley è stato menzionato per la prima volta in Providence 07, pagina 11, vignetta 1, dove compare nella foto dei membri della Stella Sapiente, realizzata da Pittman.

I bordi delle vignette da 1 a 3 sono lineari, al contrario della quarta vignetta i cui bordi sono irregolari. In precedenza i bordi lineari sono stati usati per indicare una qualche forma di percezione paranormale.

Vignetta 3

“festa di mezz'inverno” è un possibile riferimento al racconto di Lovecraft Il festival, o a qualche rituale pagano legato al solstizio.

Vignetta 4

Sulla sinistra c'è Carver, sulla destra il protagonista Robert Black.

La data è il 20 ottobre 1919, l'ambientazione è la casa di Carver a Boston.

“E quindi potremmo dire che tutti i miei racconti sono ispirati da sogni e allucinazioni” appartiene a H.P. Lovecraft, del quale molti racconti furono ispirati a vari livelli dai sogni.

“sei un vero decadente del Massachusetts” si riferisce ai decadenti, un movimento artistico degli anni '80 e '90 del 1800, il quale includeva Oscar Wilde, che si dedicò anche alla narrativa weird
Barton Levi St. Armand fu autore di un saggio, intitolato H.P. Lovecraft: New England Decadent, il quale evidenziava le similitudini con lo stile di Lovecraft.

Pagina 2

Vignetta 1

Il titolo del capitolo “The Key” si riferisce a due storie scritte da Lovecraft con lo stesso protagonista, Randolph Carter: La chiave d'argento e Attraverso i cancelli della chiave d'argento (basato su una bozza scritta da Edgar Hoffman Price, riscritta completamente da Lovecraft).

Molti aspetti dell'abbigliamento di Carver e dell'arredamento della casa sono di fattura orientale: il suo berretto, le ciabatte a punta, l'incensiere con il Buddha, la teiera cinese, il tappeto persiano ne sono solo alcuni esempi. L'oriente esercitò un fascino molto intenso sullo stesso Lovecraft (dai racconti delle “Mille e una notte” trasse ispirazione per la città perduta di Irem o per l'autore del Necronomicon, l'arabo pazzo Abdul Alhazred).

Nella vignetta vediamo un gatto nero, elemento ricorrente di Providence, certamente legato all'intenso rapporto di Lovecraft con i felini (per chi non lo sapesse esiste un saggio dedicato interamente a questo argomento, “Il libro dei gatti”, a cura di G. de Turris e C. De Nardi, con la collaborazione di P. Guarriello).

Sul caminetto si trova un quadro dalla figura difficilmente identificabile. Forse un angelo che cade?

Pagina 3

Vignetta 1

“Sous le Monde” è un libro fittizio, l'equivalente del “re in giallo” di Robert W. Chambers (vedere in Providence 01, pagina 3, vignetta 2).

“Il re in giallo” si riferisce all'omonimo romanzo scritto da Robert W. Chambers nel 1985. (Providence 01, pagina 3, vignetta 3).

“pubblicazioni amatoriali” – il giornalismo amatoriale era una forma altamente organizzata nell'America tra gli anni '10 e '30, con numerose uscite a livello nazionale, convention annuali e organi ufficiali. Molti dei periodici erano magazine dedicati a letteratura mainstream o di genere, ai quali Lovecraft contribuì con poemi, saggi e altri articoli, arrivando a produrre il proprio giornale amatoriale, “The Conservative”.

Oltre il muro del sonno è una storia di H.P. Lovecraft, apparsa per la prima volta sulla rivista amatoriale Pine Cones nel 1919.

Alle spalle di Black si intravede una piccola statua del dio Indu Ganesh, che servì da ispirazione a Frank Belknap Long (amico di Lovecraft) per il romanzo L'orrore dalle colline, la quale conteneva una lunga parte onirica, un estratto da una delle lettere ricevute proprio da Lovecraft.

Vignetta 2

“mi ha catturato sin dall'incipit” – Sottolinea l'importanza della prima frase, che serve ad agganciare il lettore e gettarlo nella storia.

“Algol” – il nome arabo di una stella nella costellazione di Perseo, nota come “Stella demone” per la sua associazione in origine a un particolare tipo di demone della mitologia araba, il ghoul (esseri dei quali si è parlato in Providence 07).

Vignetta 4

“dopo tante settimane che ti vengo a trovare” – Black ha apparentemente passato molto tempo con Carver, e questo breve dialogo prepara il lettore per il salto temporale dalla fine del capitolo precedente.

Pagina 4

Vignetta 1

“orfano in giovane età” – un escamotage per tagliar corto sulla vita famigliare di un personaggio e sulle sue relazioni famigliari che potrebbero compromettere lo sviluppo di una storia. Lovecraft non scrisse mai nulla sui genitori di Randolph Carter. Nelle pagine successive Moore cerca di mettere assieme le pochissime informazioni, aggiungendo farina del suo sacco, per incastrare bene il personaggio all'interno dei suoi nuovi Miti.

Vignetta 2

“tra tutte le mie terre dei sogni, quella sia la più inaccessibile” ricorda come, nel racconto originale “Alla ricerca del misterioso Kadath”, Randolph Carter cerchi una particolare “terra dei sogni”, che scoprirà infine essere la sua giovinezza.

I bordi delle vignette 2 e 4 (e fino a pagina 7, alternando vignette che riportano la finzione Lovecraftiana e i ricordi di Carver) sono diritti, che, come abbiamo già visto, indica una qualche presenza del paranormale. I bordi delle vignette 1 e 3 sono al contrario tracciati a mano, la situazione che presentano è nella “normale” realtà.

Vignetta 3

“negli anni '90 dello Yellow Book” indica gli anni '90 del 1800, riferendosi alle correnti della letteratura decadente, identificate con il periodico The Yellow Book, pubblicato dal 1894 al 1897.

“geografia coerente” – la coerenza delle terre dei sogni nel ciclo di racconti di Lovecraft.

Vignetta 4


I volti scolpiti sul fianco della montagna ricorda una scena dal racconto “Alla ricerca del misterioso Kadath” di Lovecraft:
Severo e terribile splendeva il sembiante che il tramonto accendeva di fuoco. La mente umana non poteva misurarne la vastità, ma Carter sapeva che non era opera dell'uomo: era un dio forgiato dalle mani di dei e posava gli occhi alteri e maestosi su chi veniva a cercarlo. Secondo la leggenda nel volto vi era qualcosa di strano e inconfondibile, e Carter si rese conto che era proprio così: gli stretti occhi obliqui e le orecchie dai lobi allungati, il naso sottile e il mento a punta tradivano una razza non umana, ma di immortali. Carter rimase abbarbicato all'alto e pericoloso spuntone, pur avendo finalmente trovato ciò che era venuto a cercare: perché nel volto di un dio c'è qualcosa che trascende tutte le aspettative, e se è più grande di un tempio e appare, al tramonto, nel silenzio sconfinato di un mondo superiore, modellato per mano divina nella lava nera di tempi antichissimi, lo stupore è troppo grande perché l'uomo possa sfuggirvi.

“le mie capacità si sono in seguito affievolite” richiama quanto accade al protagonista del racconto “La chiave d'argento”:
A trent'anni Randolph Carter perse la chiave della porta dei sogni.

“arrivare all'occultismo” – un presagio di quanto spingerà Randolph Carter e il suo amico Harley Warren in un antico cimitero, nel racconto di Lovecraft La dichiarazione di Randolph Carter.

Pagina 5

Vignetta 1

Una scena dal racconto “La dichiarazione di Randolph Carter”, nel quale Harley Warren scende in una cripta sotterranea dove ad attenderlo troverà gli orrori della tomba. È un possibile riferimento al rapporto tra il mondo sotterraneo e le credenze dell'ordine della Stella Sapiente, illustrati da Pitman (Providence 07).

“pagine cifrate” sono presumibilmente pagine scritte nel linguaggio Aklo per celare i suoi segreti. Nel racconto “La dichiarazione di Randolph Carter”:
Come ho già detto, gli eccentrici studi di Harley Warren mi erano noti e in parte familiari. Possedeva una vasta raccolta di libri rari su argomenti occulti: ho letto tutti quelli scritti in lingue che conosco, ma sono una minoranza. La maggior parte, credo, sono in arabo, e il libro demoniaco che Warren portò con sé quella notte, l'opera che ha tenuto in tasca fino al momento in cui ha lasciato per sempre questo mondo, era scritto in caratteri che non avevo mai visto. Warren non ha voluto rivelarmene il contenuto.

Vignetta 2

“Con il senno di poi entrambe le mie avventure occulte potrebbero essere state allucinazioni” – un riferimento alla difficoltà di Black nel distinguere le sue esperienze nel sottosuolo dalla realtà e dal sogno

Vignetta 3


“orrori 'innominabili'” si riferisce alla versione di Carver del racconto di Lovecraft L'innominabile, ambientato ad Arkham.

Vignetta 4

“documenti di famiglia” – dal racconto “L'innominabile”:
ma a quel punto decisi di rivelargli ciò che avevo scoperto in un vecchio diario tenuto fra il 1706 e il 1723 e che avevo scoperto fra le carte di famiglia a nemmeno due chilometri dal punto in cui eravamo seduti.

“abitando stanze di colore diverso a seconda dell'umore” si riferisce a una descrizione dal racconto “La chiave d'argento”:
Decise di vivere in una dimensione rarefatta e arredò la sua casa di Boston per adeguarla ai suoi mutevoli stati d'animo: una stanza per ognuno di essi, tappezzata con colori opportuni, ammobiliata con oggetti e libri adatti, e provvista delle fonti atte a produrre le richieste sensazioni di luce, calore, suono, gusto e odore.

Pagina 6

Vignetta 1

“il palazzo del principe Prospero” – L'ambientazione del celebre racconto di E. A. Poe, La maschera della morte rossa.

Vignetta 2

“a volte sembrava un luogo terrestre precedente alle nostre più antiche civiltà” richiama le antiche terre di Mnar, nel racconto “La rovina che giunse a Sarnath”.

La scena e gli abiti richiamano un'ambientazione romana, con la quale Lovecraft aveva una speciale affinità, avendo sognato spesso di sé nei panni di un romano, come si può leggere nel racconto “L'antica gente dei monti”.

Vignetta 3

“settecento gradini che portano al sonno” – I gradini necessari a Randolph Carter per entrare nelle terre del sogno, come descritto nel racconto “Alla ricerca del misterioso Kadath”:
Chiese ai sacerdoti una benedizione d'addio e abbozzato un itinerario conveniente discese con coraggio i settecento gradini che portano alla Soglia del Sonno Profondo; di lì si incamminò nel bosco incantato.

“un capo della stella sapiente e insigne massone” – Whipple Van Buren Phillips, il nonno materno di H.P. Lovecraft, fondò la loggia massonica N. 28 a Greene nel Rhode Island, nel 1870.

Vignetta 4

Sulla sinistra (cfr. pagina 10, vignetta 2) c'è Whipple Van Buren Phillips, nonno di H.P. Lovecraft, citato tra i leader della Stella Sapiente (con il nome di Buren) in Providence 03, pagina 11, vignetta 3. Compare nella foto vista nel numero precedente (Providence 06, pagina 10, vignetta 1) ed è citato da Pittman in Providence 07, pagina 11, vignetta 1.

Sulla destra vediamo Albert Pike, brigadiere generale, importante e attivo massone. Pike è citato in Providence 04, pagina 9, vignetta 4.

Stranamente i due uomini non sembrano usare una qualche sorta di saluto (stretta di mano) tipica della massoneria. Pike indossa la sua uniforme da confederato, nel 1863 la guerra civile americana era ancora in corso. Gli uomini non si incontrarono mai nella vita reale (vedi invece pagina 9 e pagina 10).

Pignoleria: sulla manica sinistra del generale manca la banda dorata che invece compare sulla manica destra.

Pagina 7

Vignetta 1

La scena è tipica di una certa fiction sulla colonizzazione, alla quale si ispirò molta narrativa weird, ma non è direttamente correlata ad alcun racconto di Lovecraft (a meno che non si considerino riferimenti generici alle antiche civiltà nel “continente nero”).

“Giorno d'ozio sullo Yann” è una storia di Lord Dunsany.

Vignetta 2

Lord Dunsany visitò Boston nel 1919; H. P. Lovecraft era lì per sentirlo leggere, ma troppo timido per chiedere un autografo. Dunsany era, come riferisce Carver, un aristocratico titolato, un soldato nell'esercito britannico e un amante della caccia grossa.

“mi ha spinto ad arruolarmi nella legione straniera” – un altro riferimento al racconto “La chiave d'argento”:
Fu all'inizio del 1897 che egli impallidì quando un viaggiatore menzionò la città francese di Belloy-en-Santerre, e i suoi conoscenti se ne ricordarono allorché rimase ferito quasi mortalmente nel 1916 proprio in quella località, mentre combatteva nella Legione Straniera all'epoca della Grande Guerra.

Da notare, comunque, che Carter servì in Francia, mentre i ricordi sulla Legione Straniera di Carver sembrano relativi a un'ambientazione desertica, il che suggerisce una deviazione dalla storia originale, o forse è Carver che non sta raccontando tutto a Black.

Vignetta 3

“Io sono... ah... sono stato scartato per, ah, ragioni mediche” – la dissimulazione da parte di Black suggerisce che non si arruolò veramente. Lovecraft tentò di arruolarsi e sebbene inizialmente accettato, venne scartato su pressione della madre e del medico di famiglia.

Vignetta 4

“Il mio metodo è soltanto cerebrale” – i metodi di Carver ricordano la moderna tecnica della meditazione guidata.

Pagina 8

Vignetta 1

I 700 gradini sono numerati. Da notare il gatto che guida il gruppetto. Nella mitologia lovecraftiana, i gatti esistono sia nel mondo reale che in quello dei sogni.

“tenere un diario” – pratica comune nelle tecniche di sogno lucido, dove si ha il controllo del proprio stato onirico. È ironico pensare che è quanto Black sta già in qualche modo facendo dall'inizio del suo viaggio con il suo zibaldone.

Come nei numeri precedenti, il cambio di stile nei bordi delle vignette indica un passaggio a uno stato paranormale, in questo caso uno stato onirico.

Vignetta 3

Il background ricorda il dettaglio di alcune opere di Stephen Biesty e David Macaulay.

Pagina 9

Vignetta 1

Re George, da Providence 07. La sua presenza rinforza l'idea che i ghoul siano in grado di spostarsi tra i mondi della veglia e del sogno. I ghoul compaiono nelle terre del sogno del racconto “Alla ricerca del misterioso Kadath”.

“Carver, vigliacco maledetto” urlato da un uomo nel deserto, nell'uniforme della legione straniera francese, suggerisce che Carver possa averlo abbandonato, evento in qualche modo connesso al racconto La città senza nome. Potrebbe anche trattarsi del fantasma di un camerata di Carver, la cui immagine gli infesta i sogni.

“Alice nel paese delle meraviglie” – nella storia originale, del 1865, Alice giunge nel paese delle meraviglie cadendo in una tana di coniglio. In questo contesto più che l'avventura che segue è proprio il modo di transizione che interessa.

Scendendo verso le terre del sogno si notano fossili di dinosauro e trilobiti, come se i due stessero viaggiando indietro nel tempo attraverso intere ere geologiche. Questo si accorderebbe con le idee di Carver, secondo cui le terre del sogno esistono in un passato incredibilmente lontano e suggerisce una possibile correlazione con le civiltà mitiche vissute “al centro della terra”.

Vignetta 2

Il parlato, nel mondo della veglia, si fa più confuso, mentre scendono in profondità nel sogno.

Vignetta 3

“Vendome” è l'hotel Vendome, a Boston.

“confini di Hypnos” – Hypnos è il dio greco che impersonifica il sonno.

Le geometrie del pavimento sono praticamente identiche a quelle del luogo in cui Whipple Phillips e Albert Pike si sono incontrati (pagina 6, vignetta 4).

Pagina 10

Vignetta 1

I bordi fino a pagina 15 sono regolari, a indicare uno stato alterato della realtà.

Vignetta 2

Alla sinistra c'è Albert Pike, alla destra Whipple Van Buren Phillips (cfr. Pagina 6, vignetta 4).

“Cavalieri del Cerchio d'oro” – una società segreta americana favorevole alla schiavitù, che supportò la conquista di territori in centro e sud america.

“al suo amato sud” – gli stati confederati d'America.

Vignetta 3

La figura dietro a Pike indossa gli abiti tipici della seconda incarnazione del Ku Klux Klan.

Vignetta 4

Si vedono i membri del Ku Klux Klan. L'incarnazione originale del Klan si formò come conseguenza della guerra civile, agendo tramite gruppi di vigilanti schierati contro politici profittatori ed ex schiavi nel sud. La seconda incarnazione, formatasi nel 1915, era essenzialmente una società come la frammassoneria, ma focalizzata sul razzismo e sul nativismo.

Pagina 11


Vignetta 1

Dal salone passano accanto a un deposito di carrelli ferroviari, prendendo in prestito elementi da un sogno di Lovecraft, che diventò il frammento di un racconto, “La cosa al chiaro di luna”.

Vignetta 2

“il desiderio carnale per le nostre madri [...] professor Freud” – si riferisce al complesso di Edipo, tratto dagli studi del professor Sigmund Freud. Lovecraft non era particolarmente affezionato alle teorie di Freud, ma in questo caso il riferimento indica come Carver si sia documentato sulle teorie del sogno del “padre della psicoanalisi”.

La luna piena e la torre sullo sfondo sono dettagli che richiamano un passaggio nel racconto “Alla ricerca del misterioso Kadath”:
C'era la possibilità che Carter riuscisse a penetrare nel tenebroso paese dalle torri di pietra a un'ora in cui i giganti erano satolli e dormivano nelle loro case, e a raggiungere la torre centrale con il segno di Koth. All'interno della torre, una lunga scalinata conduce alla botola nel bosco incantato.

Pagina 12

Vignetta 1

“il nostro New England” – un possibile riferimento alla nomenclatura tradizionale dei luoghi nel New England. Lovecraft fa riferimento a queste tradizioni con la cittadina di Dean’s Corners nel racconto L'orrore di Dunwich.

Vignetta 2

“Questi luoghi dominano il mio paesaggio interiore” un riferimento a “La dichiarazione di Randolph Carter”.

“identici alle creature dipinte da Pittman” si riferisce al ghoul dipinto da Ronald Pitman in Providence 07.

“il redentore della Stella Sapiente” richiama la profezia del Redentore, attorno alla quale ruota il credo dell'ordine della Stella Sapiente. Il Redentore arriverà, secondo il Kitab, per “set things right,”. Tutti gli indizi portano a credere che H.P. Lovecraft sia il Redentore e Black il suo Araldo. Si fa cenno alla profezia per la prima volta nell'opuscolo di Suydam (Providence 02, pagina 39). Viene poi spiegata da Garland Wheatley in Providence 04 (da pagina 9, vignetta 4) e dettagliata dalla lettura del Kitab in Providence 06, pagine 34 e 35.

Vignetta 3

“non servirebbe a niente senza essere contattato da un altrettanto improbabile 'messaggero'” sembra suggerire il motivo per cui Black è stato trattato così bene dai personaggi che ha incontrato (e dalle forze lovecraftiane con le quali è entrato in contatto). Coloro i quali sono consapevoli della profezia del Redentore e vogliono vederla compiersi, desiderano che lui completi il suo viaggio, in quanto lo ritengono il messaggero o l'araldo.

Vignetta 4

“se ne servono per accedere ai tratti inferiori del nostro regno” – Il simbolico si fa pratico. Dopo essere scesi, per entrare il regno del sogno più profondo, bisogna ascendere, per raggiungere le zone di sonno più leggero. Il processo è visto in maniera esplicita anche ne “Alla ricerca del misterioso Kadath”.

“Quei luccichii sporadici possono essere stalattiti ma anche stelle” – ancora un suggerimento che lo scenario sia quello della Terra Cava, molto influente in certi circoli occulti.

Pagina 13

Vignetta 1

“la realtà sia in uno stato diverso quando non viene osservata” si riferisce agli esperimenti di Erwin Schrödinger sulla sovrapposizione quantistica, scoperta nel 1935. Lo scienziato è noto anche per il suo esperimento mentale denominato “il paradosso del gatto di Schrödinger”.
La presenza dei gatti nella vignetta sembra intenzionale nel sottolineare il collegamento.

Vignetta 2

“questa combriccola mi conosce da tanto tempo e mi considera un amico” si riferisce all'alleanza tra Randolph Carter e i gatti di Ulthar, in “Alla ricerca del misterioso Kadath”.

Vignetta 4


Ali da pipistrello si insinuano dai lati della vignetta, anticipando quello che sta per accadere.

Pagina 14

Vignette dall'1 alla 3 e parzialmente Pagina 15

Insieme con la Pagina 15 otteniamo un'unica, grande panoramica delle terre del Sogno, che appaiono come una fusione del New England e delle Dreamlands di Lovecraft.

La sequenza è un omaggio a Piccolo Nemo a Slumberland di Winsor McCay, fumetto comparso dal 1905 al 1920 sui giornali di quello stesso New York Herald presso cui Black lavora.
Vi sono alcune notevoli somiglianze:

- Nemo esplora le terre del Sogno, esattamente come Carver/Carter.
- McCay spesso adopera vignette verticali, come Moore in questi casi. Fu anche uno dei primi a usare sequenze polyptyche (ho italianizzato il termine, se conoscete il nome per questa tecnica vignettistica ditemelo e correggo).
- Ogni storia termina con una vignetta dove Nemo si sveglia nel mondo reale, come a Pagina 15, Vignetta 6. Di solito è un anticlimax rispetto a un crescendo di tensione nelle ultime vignette della storia, con un pericolo incombente (di solito la caduta da grandi altezze che risveglia il piccolo Nemo).

Moore e Colleen Doran hanno reso omaggio al capolavoro di Winsor McCay con Big Nemo, su Electricomics. Nella saga di Promethea, Little Margie in Misty Magic Land è un omaggio a Little Nemo. Il commentatore inglese ha però mancato di notare come si tratti dell'unica storia di Promethea NON scritta da Alan Moore! 

Vignetta 1

Carver e Black vengono trasportati in aria dai Magri Notturni (nigthgaunts), che compaiono ne “La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath” (e sulle copertine oniriche di Providence 06 e Providence 09.)

In alto a sinistra possiamo vedere una città contemporanea con grattacieli, delle pagode cinesi, una fabbrica con tanto di fumo e un castello gotico (?).

Vignetta 2

“Mi solleticano” è uno degli aspetti più bizzarri del mezzo romanzo di Lovecraft:
Riacquistata la lucidità mentale, e consapevole di trovarsi nella gelida stretta dei volteggiatori senza volto, Carter ricordò la parola d’ordine dei ghoul, e la sibilò più forte che poté nel vento e nella confusione del volo.
Pur privi di cervello come sono reputati, l’effetto sui Magri Notturni fu immediato; il solletico cessò all’istante, e le creature si affrettarono a mettere il prigioniero in una posizione più confortevole.

L'edificio dove convergono le linee ferroviarie da cui Black e Carver sono partiti ricorda distintamente una chiesa.

Pagina 15

Vignetta 1

Un castello medievale e una città cinta da mura sono visibili in lontananza, come nel Reame di Re Kuranes della Ricerca onirica.

Vignetta 2

Le entità/ dei esterni vengono in effetti menzionati da Lovecraft nella Ricerca onirica.

Pagina 16

Vignetta 2

Il ponte disegnato è difficile da collocare nella topografia urbana attuale. Stando alle mappe storiche, per andare velocemente da F Street alla Copley Plaza, Black e Carver avrebbero dovuto attraversare il ponte di Dover Street sopra il canale di Fort Point. Sia il canale che il ponte sono oggigiorno irriconoscibili; il luogo corrisponderebbe alla 4th Street/Berkeley Street sulla Interstate 93. Confusi? Date un'occhiata a Street View per farvi le idee chiare.


Ci sono alcuni ponti a Boston ancora esistenti con quell'edificio a metà ponte:
- Il ponte di Harvard sul fiume Charles (1891), con un edificio a metà ponte come nella cartolina.
- Il ponte girevole di Summer Street (1899) sopra il canale di Fort Point, con un edificio sul ponte visibile da una foto dell'epoca.
- Il ponte di Congress Street Bridge (1930) sopra il canale di Fort Point, con un edificio ora sede del Museo sul Boston Tea Party.
- Il ponte su Northern Avenue sopra il canale di Fort Point, con un edificio adiacente, ma con una struttura di metallo che ha poco a che fare con il ponte disegnato nella vignetta.
Il ponte Summer e il ponte Congress sembrano essere nella posizione corretta, ma non sono orientati come nel disegno. E' probabile che, come molte altre invenzioni di Moore, siano una mescolanza di reale e finzione.

Vignetta 3

Copley Plaza fu il luogo della lettura in pubblico di Lord Dunsany, il 20 ottobre 1919. Il luogo era la sala da ballo di Copley Plaza dell'hotel Fairmont, in piazza Copley.

L'edificio sulla destra compare sulla 140 Clarendon Street - Vedi Street View.

Vignetta 4

La vignetta reintroduce James Montague e Doctor (Hector) North da Providence 05 e Providence 06. Si sono spostati a Boston, come nell'omonima storia di Lovecraft - Herbert West, rianimatore.

“Come scavarsi la fossa con le proprie...”
Può riferirsi sia all'attività di tombarolo di West, sia al rischio corso da Black di sprofondare ai livelli inferiori delle terre del Sogno.

Il luogo è a est di Trinity Church - Vedi Street View.

Pagina 17

Vignetta 2

Abbiamo già visto gli scioperi della polizia e le rivolte in Providence 07.

Il grande edificio sulla sinistra in alto, è la Biblioteca McKim di Boston. A sinistra abbiamo invece l'Hotel Fairmont. A destra troviamo la Trinity Church. Vedi Street View.

Vignetta 3

“Finchè non sarà reclutata una nuova polizia non corrotta dal bolscevismo, direi di sì.”
Carver usa il bolscevismo come sinonimo di trade unions e sindacati, come in effetti era abitudine all'epoca (cioè, lo è ancora in America tutt'oggi, lasciamo stare...)

“Non ha lo splendore antico del tuo Vendome...”
Il luogo è l'entrata all'hotel Fairmont - Vedi Street View.
Carver mette a paragone il Fairmont, un edificio recente (1912) con lo splendore del Vendome (1882).

Vignetta 4

Professor Baker è l'uomo che da le spalle al pubblico (sulla sinistra), il professore George Baker dell'Università di Harvard, che introduce Dunsany (sulla destra).

Pagina 18

Vediamo per la prima volta Lord Dunsany.

Purtroppo non possiedo versioni italiane dell'epistolario lovecraftiano, per cui a differenza dei racconti non so se esista un corrispettivo del passaggio che citano le annotazioni inglesi.
E' il seguente:
“Arriving early at the Copley-Plaza, we obtained front seats; so that during the address I sat directly opposite the speaker, not ten feet from him. Dunsany entered late, accompanied and introduced by Prof. George Baker of Harvard. He is of Galpinian build–6 ft. 2 in. in height, and very slender. His face is fair and pleasing, though marred by a slight mustache. In manner he is boyish and a trifle awkward; and his smile is winning and infectious. His hair is light brown. His voice is mellow and cultivated, and very clearly British. He pronounces were as wair, etc. Dunsany first touched upon his ideals and methods; then hitched a chair up to his reading table, seated himself, and commenced reading his short play, The Queen’s Enemies. This is based very obviously upon the anecdote of Nitocris in the second book of Herodotus; but Dunsany averred that he had purposely avoided reading details or even learning the names of the characters in the story, for fear his original imaginative work on the play might be hampered or impaired. I advise you to read it for yourself–it is in Plays of Gods and Men, which every well-regulated library has or ought to have on the shelves. Later Dunsany read selections from other works of his, including a masterly burlesque on his own style–Why the Milkman Shudders when he Sees the Dawn. As he read this, he could not repress his own smiles and incipient chuckles! The audience was large, select, and appreciative; and after the lecture Dunsany was encircled by autograph-seekers.
– Selected Letters of H. P. Lovecraft 1.91-92

Vignetta 2

Vediamo per la prima volta Lovecraft in carne e ossa. All'epoca ha 29 anni.

Pagina 19

Vignetta 1

“Qui si trovano gemme sotterranee più lucenti dei tramonti...”
Un possibile riferimento alle Dreamlands.

Vignetta 2

Drammi di uomini e dei (1917) - Sebbene oggigiorno Dunsany sia meglio noto per la sua produzione fantasy, all'epoca era uno scrittore teatrale molto attivo sulla scena inglese.

Vignetta 3


“Ha inizio in un tempio sotterraneo dell'Egitto della sesta dinastia e si intitola I nemici della Regina.”
Questa è la storia di Nitocris, che attirava i suoi nemici a una festa sotterranea, per poi ucciderli. La storia ha ispirato un buon numero di racconti gotici, in particolare La vendetta di Nitocris, di Tennessee William.
Lovecraft la nomina sia ne L'estraneo che ne Il prigioniero dei faraoni, dov'è la regina dei ghoul.

Pagina 20

Vignetta 2

E' la scena da I nemici della Regina, ambientata in antico Egitto.

Vignetta 4

Ancora un'altra scena dai Nemici della Regina. Come sempre, in Providence, le cose più importanti avvengono sottoterra.

Pagina 21

Vignetta 1

Un'altra scena da I nemici della Regina.

Vignetta 2

Why the Milkman Shudders When He Perceives the Dawn è una breve storia dai Tales of Wonder (1916) di Dunsany. E' una breve storiella auto-ironica, in cui Dunsany parodia se stesso.

Vignetta 3

Una scena delle ultime righe del racconto: l'ultima frase termina con la parola alba, come nella vignetta. L'uditorio del racconto risponde con le parole dell'uditorio reale a cui Dunsany sta leggendo.

Vignetta 4

“... sciocchina, Alice!” Riprende fedelmente quanto scrive Lovecraft nelle sue lettere:
“Egged on by her aunt, Miss Hamlet almost mustered up courage enough to ask for an autograph, but weakened at the last moment. Of this more anon. For mine own part, I did not seek a signature; for I detest fawning upon the great.”

Si tratta della giovane Miss Hamlet e di sua zia.

Pagina 22

Vignetta 1

Il “Water closet” è il gabinetto (lasciato nell'originale inglese anche nell'edizione della Panini).

Vignetta 2

“Mio giovane Lee” è Ed Lee, il cugino della sciocchina Alice.

“Tu e lei uscite insieme?” Alice Hamlet assicurò più volte che non si era messa con Lovecraft.

“Se tutta la compagnia dei giornalisti dilettanti...” Si riferisce alla collaborazione di Lovecraft e Hamlet con il giornalismo amatoriale, di cui H. P. fu anche uno dei presidenti.

Vignetta 4

“L'articolo “La fama e il poeta” del nobile Dunsany sull'Atlantic di agosto manifesta con chiarezza il suo disprezzo per chi lusinga i suoi idoli letterari.”
Lovecraft ripete qui nel dialogo quanto riporta nella lettera del 1919 a Rheinhart Kleiner:
For my own part, I did not seek a signature; for I detest fawning upon the great. Dunsany himself has written a piece (Fame and the Poet, in the August Atlantic) which shews his contempt for the flatterers of genius.

Pagina 23

Vignetta 1


“Sono soltanto un bisbetico anziano e impacciato.”
Lovecraft nel fiore della giovinezza si considerava un vecchio malato, riferendosi a sé stesso come nonno e presentandosi nelle lettere come un uomo molto avanti negli anni.

Vignetta 2

La madre di Johnny Carcosa, all'entrata della chiesa di Red Hook (Providence 02).

I bordi della vignetta sono geometrici e regolari, segnalando così una sequenza soprannaturale.

Vignetta 3

“Il caro collega Plunkett” è Lord Dunsany, è il suo nome di famiglia.

Vignetta 4

Il buon Willard Wheatley da Providence 04, mentre trascina quella che sembra una mucca alla stalla dov'è rinchiuso suo fratello.

Pagina 24

Vignetta 1

“Se avessero potuto, le stelle immotivate su di noi avrebbero sicuramente architettato questa nostra convergenza.”
Lovecraft si prende un po' in giro, non mi arrischio nemmeno a trattare i vari riferimenti alla Stella sapiente, alle stelle e ai miti di Cthulhu ecc ecc

Vignetta 2

Elspeth Wade, da Providence 06.

Vignetta 3


598 Angell Street era il vero indirizzo di Lovecraft nel 1919 (!).

Hekeziah Massey e Mister Jenkins da Providence 05.

Pagina 25

“Forse gli scriverò...”
Alice Hamlet in effetti scrisse a Lord Dunsany, che le mandò in risposta un autografo allegato alla lettera, come riporta lo stesso Lovecraft.

Vignetta 3

“come se mi perseguitassero./ haunting me.” L'inglese rende meglio il gioco di parole sulle disavventure di Black nelle Dreamlands.

Vignetta 4

“per la mia circumnavigazione notturna del cimitero di Saint Augustine.”
Lovecraft amava passeggiare nei cimiteri di notte (ognuno deve avere i suoi hobby...).
Nel caso in questione ci si riferisce alla Chiesa di St. Augustine a sud di Boston.

Pagina 26

Vignetta 1-4

Sono le prime righe de Oltre il muro del sonno
Il font per i dialoghi è infatti quello di una vecchia macchina da scrivere.

Vignetta 4


Sulla sinistra la chiesa di Trinity Church - Vedi Street View.
  

lunedì 26 settembre 2016

Per uno stile di vita Biedermeier

So che con questo articolo sembrerò una persona ancora più vecchia nell'animo di quanto già non sembro normalmente, ma con diverse ore di studio alle spalle (o meglio, in testa) mi risulterà inevitabile. Sono come quel vecchio alla fermata del tram che proprio non resiste a raccontarvi quella sua storiella tanto importante. Gettategli qualche euro per starvene in pace.

Qualche settimana fa, discutendo sul mio (pseudo) luogo di lavoro, una collega elencava quanto a suo giudizio erano le cose-da-fare prima di raggiungere i quarant'anni. Viaggi, innanzitutto; e poi attività spericolate-ma-non-troppo, dall'immersione nella gabbia con gli squali al bungee jumping.
Mi dev'essere sfuggito allora uno sbadiglio e non solo perchè stavo cercando di studiare un testo tanto filo americano che sentivo la mia camicia colorarsi a stelle e strisce. No, sbadigliavo anche perchè ritenevo che fosse una lista di attivitàpericolose, eppure anche così... borghesi?
Il pericolo c'era, ma diluito a tal punto da risultare addomesticato, gestibile. Un brivido, nulla di più.
E non voglio certo dire che non ci voglia coraggio a nuotare tra gli squali, anzi il sottoscritto non sapendo nuotare affatto, probabilmente si spaventerebbe anche solo all'idea di immergersi in qualcosa di più della vasca da bagno casalinga. Quindi tanto di cappello, suppongo. Eppure, all'idea stessa di compilare una list of things to do prima di diventare “vecchi” mi sentivo schifato. Non erano vere attività, come non erano vere esperienze; si trattava piuttosto di cogliere un attimo particolare e consumarlo. Elencare le cose da fare trasmetteva un'idea di lista della spesa, di consumo generalizzato, in diretto contrasto con il lessico usato.
Da un lato, le solite cazzate buddiste/spiritualiste: cibo per l'anima, rigenerazione interiore, un'esperienza dell'animo ecc ecc
Dall'altro, un'attività programmata e preparata nel dettaglio, un oggetto-esperienza da consumare seduta stante. Solo in una società che quantifica tutto e tutti instancabilmente, sarebbe stato possibile arrivare a un simile combinazione di fattori:
  • Qualcosa d'impalpabile come “un'esperienza” vendibile attraverso un'attività.
  • Un'attività unica e irripetibile venduta con un suo programma predefinito, un suo listino e costo, una sua descrizione in dettaglio.
  • Un servizio a pagamento – perchè di questo discutiamo – presentato nemmeno come un'attività, ma come un'esperienza e per di più un'esperienza spirituale.
Già Slavoj Zizek lamentava giustamente come il consumismo moderno, non pago di avere un consumatore, pretende persino di avere un consumatore che non badi a ciò che compera, che lo consumi con disprezzo zen. Non basta che si comperi un oggetto e non si possa star bene senza averlo comprato; ma nella fase successiva all'acquisto occorre negare ogni attaccamento, considerarlo spazzatura, robetta poco importante. Insomma, perdiamo così persino la figura dell'accaparratore, materialista geloso e possessivo verso quanto acquista.

lunedì 12 settembre 2016

Dopo la marcia, la carica: Radetzky rivisto.


La classe intellettuale (la lobby intellettuale?) possiede sempre un set fisso di eroi e personaggi che vorrebbe che il “popolo” studiasse e idolatrasse, che variano a seconda del periodo storico e della classe dirigente.
 Attualmente, la storia sembra partire dal secondo dopoguerra e concentrare ogni suo eroe nei movimenti di emancipazione e lotta civile tra i '60 e i '70. La parola eroe viene rimpiazzata dall'attivista per i diritti umani e la gallery di eroi, pardon attivisti, si colora di personaggi passivi che s'immolano per i diritti di ristrette minoranze.
Durante la Restaurazione, la storia proiettava un raggio glorioso sull'ancient regime e sulle monarchie, contrapposte al terrore giacobino e alla tirannia di Napoleone. Gli eroi erano i martiri passivi trucidati dalla Rivoluzione e i generali e i re che avevano sconfitto Napoleone, principalmente inglesi come Wellington e Nelson.
Ovviamente, quanto gli intellettuali vogliono e il popolo desidera, è tutt'altra cosa. Nessuno ricorda per davvero gli eroi in salsa liberal del '60, come nessuno ricordava per davvero nel 1820 Napoleone come un “tiranno”. Al contrario, fin dai primissimi anni, il personaggio di Bonaparte conobbe un'immensa popolarità, una fama che resiste tutt'ora caparbia ai revisionisti, ai monarchici, ai liberali, ai pacifisti: Napoleone è, piaccia o meno, ancora un personaggio storico positivo.
Se si domanda a un ragazzino chi è Wellington, difficilmente saprà rispondere. 
Ma il Bonaparte? Egli mantiene un'aura grandiosa, impossibile da dissipare.
E' quella che chiamo la “vitalità” dei personaggi storici: alcuni sembrano destinati a scomparire, altri riemergono nei modi e nelle finalità più inaspettate. E ovviamente c'è uno scontro (odio?) tra chi i giornalisti e i demagoghi della classe dirigente vorrebbero “famosi” e chi invece ricorda e preferisce la gente. I sondaggi in Russia che rivalutano Stalin e Breznev tra larghe fasce della popolazione, o l'attaccamento verso eroi, pardon attivisti, come Snowden o Manning, ritenuti pirati, “pericolosi” idealisti, ladri di informazioni “segrete”.
E Radetzky? L'austriaco generale è un esempio di strategia di sopravvivenza al suo massimo livello, l'equivalente di un trilobita nel campo della storia. Un uomo dalla parte dell'Austria, un generale, corpacciuto e conservatore, che combatté in un anno, come il 1848, che vedo dimenticato persino dagli insegnanti delle Superiori. Eppure il trilobita Radetzky si fa ancora strada non sui libri, non sui giornali, ma sulla televisione: il primo dell'anno è La Marcia di Radetzky a erompere dallo schermo, in un inno che non ha nulla, assolutamente nulla di moderno.
E' Radetzky, cazzuto e semplice.
Certo, è Strauss, è Vienna... eppure non sarebbe così strano che di tempi così progressisti, tecnologici, fissati col nuovo si scegliesse qualcosa di più “chic”, più adatto.

venerdì 9 settembre 2016

Providence 07: The Picture, di Alan Moore. Annotazioni, analisi e traduzioni.


Il sistema di annotazioni in calce a ogni opera di Alan Moore potrebbe far pensare a un autore che ama i sottotesti. E certamente, la serie di Providence è un'opera complessa. Se anche un lettore casuale volesse apprezzarla, dovrebbe comunque, obbligatoriamente, leggersi almeno i racconti principali di Lovecraft. Trovo straordinario, come in un'epoca easy e volgare come questa, dove tutto dev'essere immediatamente disponibile e alla portata di tutti, ci arrivi sulla soglia di casa un'opera, che è per di più un fumetto, che richiede uno studio preliminare.
Roba che fa battere il mio cuoricino di universitario frustrato.
In secondo luogo, è falso che Moore usi davvero i sottotesti. Certo, vi sono più livelli di lettura, tante simbologie e giochi di rimandi, un incredibile lavoro di approfondimento linguistico. Tuttavia, il macguffin della storia consiste proprio nell'errata razionalizzazione di Black: i mostri che intravede, il soprannaturale con cui a che fare non sono “simboli” per altro, non sono metafore, o allegorie, come tenta disperatamente di spiegarsi nel Commonplace Book.
I mostri sono mostri, l'irreale è irreale. Non c'è alcun specchio distorcente, nessuna metafora, nessuna segreta spiegazione: la magia c'è, esiste. Pertanto Alan Moore usa Robert Black per trollare alla grande tutti gli intellettuali che usano il fantasy e l'horror per parlare d'altro, senza fare attenzione a trasmettere in primo luogo il sublime e la paura che generi simili richiedono.
Ne abbiamo un esempio grandioso in Providence 07, sulla falsariga del racconto Il modello di Pickman; nelle prime pagine, ospite del pittore, Black gli attribuisce una serie infinita di sottotesti:
… la rabbia dei ceti oppressi
… un diverso stato di coscienza
… ha un sottotesto politico

Non di tutto, ma di tutto per negare che i ghoul nel quadro siano i ghoul nella fotografia e che Pitman, lungi dall'essere un artista da strapazzo, è solo un pittore realista.

Con la settima puntata di questa serie, valgono i riferimenti dei numeri precedenti: il sito da cui ho tradotto le annotazioni è Facts in the Case of Alan Moore's Providence; le citazioni sono invece tratte dall'edizione della Newton&Compton Editori; fino a pagina 13 l'infaticabile lavoro di traduzione è stato svolto da Matteo Poropat della Tana dello Sciamano. Non sarei riuscito a completare con tanta velocità le annotazioni senza il suo aiuto, specie in questo periodo di fittissimi esami, per cui gli sono terribilmente riconoscente.


The Picture

lunedì 5 settembre 2016

La Narnia maschile di C. S. Lewis e la Narnia femminile di Pauline Baynes


E' consolante come da bambino si apprezzi una storia per quello che al fondo è, cioè una storia, bella o brutta. Solo successivamente, con un bagaglio culturale alle spalle, ci si rende conto di quanto un autore avesse insistito su quella metafora, su quell'allegoria, su quel messaggio ecc ecc
Tuttavia, a una lettura “ingenua” nulla di tutto ciò emerge, ci si limita a leggere e gustare l'avventura. Non è un'ammissione d'ignoranza, ma al contrario una rassicurazione su come, per l'ennesima volta, non si debba considerare il bambino come un idiota che assimila qualsiasi ideologia gli si proponga, ma anzi, un soggetto che sa badare a ciò che conta per davvero, protagonisti e trama. Nel caso in questione, un bambino che legge Il leone, la strega e l'armadio, non riconoscerà mai l'allegoria cristiana dietro, per altro molto spicciola – il dolcetto turco per il frutto proibito del Giardino dell'Eden, il leone Aslan come Gesù, la sua morte e resurrezione come una Via crucis fantasy ecc ecc – si limiterà invece a leggere una storia che troverà divertente. Se anche uscisse fresco fresco da quel tempio dell'inutilità che è l'oratorio, non riconoscerà mai l'allegoria. Valuterà il romanzo in base all'intrattenimento e alla piacevole immedesimazione che gli permette; senza dubbio da quel punto di vista C. S. Lewis è un bravo narratore, piacevolissimo.

Man mano che le Cronache di Narnia proseguono e le invettive di Lewis aumentano, quest'incapacità del bambino di percepire il sotto fondoideologico” si rivela sempre più fortunata.
Consideriamo ad esempio il penultimo libro, La Sedia d'Argento. Scomparsa l'epica alla Tolkien del primo libro, come il gusto per la scoperta e l'avventura metafisica del Viaggio del veliero, La Sedia d'Argento già preavverte la pesantezza morale de L'Ultima Battaglia. Dietro gli animali parlanti e le battutine che un rimbambito pronuncerebbe, ma non un bambino, Lewis sta diventando un rauco urlatore, un pensionato reazionario. Un giudizio eccessivo? Torniamo alla Sedia d'Argento, e (purtroppo) vediamolo confermato fin dalle prime righe.
Eustachio, il ragazzo “nuovo” nel Viaggio del veliero, è ora studente di una prestigiosa scuola d'élite, dove ha stretto amicizia con uno scricciolo di ragazza chiamata Jill Pole.
Già dal primo capitolo, “Dietro la palestra”, vediamo confermato come alla lettura del testo corrispondano due diverse interpretazioni, a seconda che il lettore sia un bambino, o un novello analfabeta, o sia invece un adulto più smaliziato.
Nel primo caso, da quanto ricordavo alle medie, Eustachio frequenta una scuola sgradevole e grigia, dov'è pieno di bulli e dove il corpo insegnanti è passivo, completamente disinteressato a punire i cattivi. Questa è la visione base, di chi legge prestando attenzione alla storia.
Rileggendo invece La Sedia d'Argento avanti cogli anni, le intromissioni e le gomitate del narratore onnisciente (cioè, Lewis stesso) risultano oltremodo fastidiose. Non ci si limita a spezzare l'immersione, a rovinare la lettura: sembra di assistere a una bel discorso continuamente interrotto da un urlatore che megafono alla mano deve spiegarti come stanno le cose.
Ora, dal momento che la storia che sto per raccontarvi non ha niente a che vedere con la scuola, vi darò solo qualche piccola informazione sull'Istituto di Jill: il che, detto fra noi, non è un argomento piacevole.